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Arte e cultura

Fernand Léger, La visione della città contemporanea

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di Corona Perer

Leger fu cruciale per il suo tempo: innovò l'arte perchè non avrebbe potuto fare altrimenti. In questo assomiglia molto ai nostri Futuristi ai quali il pensiero corre immediatamente avvicinando i temi della sua produzione, il pensiero, la visione che lo mosse. La sua azione spinse l'arte in avanti, perchè il paesaggio negli anni in cui egli opera si de-costruisce, si spezza, si frammenta, si muove. Le radicali trasformazioni della seconda rivoluzione industriale cambiano l’arte e le sue regole. L'arte del '900 parla un linguaggio nuovo: è quello del futuro e del cambiamento. E la città è il teatro naturale di quanto accade.

Fernand Léger fu testimone di quel tempo in cui si rivoluzionò il vivere dell'uomo: le candele a gas lasciarono il posto alla lampadina, i cavalli che trainavano gli uomini lasciavano il posto ai cavalli delle automobili (che ancora oggi trainano l'uomo), grandi uccelli in cielo avevano forma meccanica: erano gli aeroplani. La società non era più quella di prima, rurale, ma sempre più urbana. Di lì a poco arriverà il cinema, il telegrafo, la radio.

La mostra  "Léger, La visione della città contemporanea 1910 - 1930" inaugurata al Museo Correr di Venezia spiega come tutto ciò avvenne interfacciandosi - tra l'altro - con la storia della città in un parallelo percorso storico curato da Cersare De Seta (di cui riferiamo a parte). E' la prima  grande mostra sull’opera del pittore francese che si tiene in Italia e al centro c'è appunto il tema della rappresentazione della città contemporanea. La città moderna, che si trasforma e spazia tra dipinti e creazioni di grafica pubblicitaria, scenografia e cinematografia in quella che diventerà a tutti gli effetti "la fertile stagione dell’avanguardia".

Un'imponente rete di contati internazionali ha reso possibile l'esposizione. Le oltre 100 opere esposte (60 delle quali di Leger) provengono da collezioni pubbliche e private europee e statunitensi: dalla Tate Liverpool, Avery Art and Architecture Library della Columbia University di New York, dal Dansmuseet di Stoccolma, dal Centre Pompidou di Parigi, dal Musée National Fernand Léger di Biot, dal Toledo Museum of Art nell’Ohio e dalla Fondation Beyeler di Basilea, per citarne solo alcune. La direttrice della Fondazione Musei Civici di Venezia, Gabriella Belli e Anna Vallye del The Philadelphia Museum of Art (dove la mostra era stata già allestita) hanno spiegato la novità di Léger.

A partire dal fascino per Venezia - con l'opera che fa da incipit alla mostra - quanto l'artista si ritrae col proprio mercante d'arte come uno spettatore di fronte alla meraviglia della città sull'acqua. Ma è a Parigi che si compie la sua rivoluzione artistica.

Basta un pensiero dell'artista a comprendere perchè l'arte cambia in una sorta di rivoluzione copernicana. “Se l’espressione pittorica è cambiata, è perché la vita moderna l’ha richiesto" disse Léger nel 1914 alla vigilia dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. "La vista dal finestrino della carrozza ferroviaria e dell’automobile, unita alla velocità, ha alterato l’aspetto abituale delle cose. Un uomo moderno registra cento volte più impressioni sensoriali rispetto a un artista del diciottesimo secolo…La compressione del quadro moderno, la sua varietà, la sua scomposizione delle forme, sono il risultato di tutto questo”. Ecco come nasce l'avanguardia che porterà dentro l'astrattismo di Picasso e Braque, verso l'arte di Duchamp (del quale è esposto lo straordinario nudo che scende le scale), Mondrian, El Lissitzky, Picabia.

Se oggi provassimo a metterci nei panni di un uomo di fine '800 ci sarebbe da tremare di commozione davanti al progresso, ignari di ciò che sarebbe venuto: la carneficina della Prima Guerra mondiale e poi la crisi economica, una seconda guerra. Il resto è storia di ieri.

Per lui che era  nato nel 1881 ad Argentan, in Normandia, con il progresso c'era lo stupore e l'impegno a raccontarlo con le arti figurative. Dopo un apprendistato di architettura a Caen, nel 1903 entra nella Scuola di arti decorative a Parigi. Nel 1908, dopo aver distrutto la maggior parte delle sue prime opere, iniziò ad elaborare uno stile personale, influenzato dal cubismo e dai lavori di Picasso. Dopo l'esperienza al fronte (combatterà sulle Ardenne e a Verdun) torna all'arte: pittura, composizioni murali, arazzi, mosaici, sculture, ceramiche, scenografie e costumi per spettacoli teatrali, pubblicità, design.

Lo straordinario dipinto “La Ville” ( < fianco)  è il quadro che dà avvio alla fase più sperimentale della sua produzione. Concesso eccezionalmente in prestito dal Philadelphia Museum - insieme ad un nucleo di altre 25 importanti opere - fu eseguito da Léger nel 1919, al suo ritorno a Parigi dopo l’esperienza al fronte: influenzerà un’intera generazione di artisti, diventando un vero e proprio manifesto della pittura dedicata al tema della città contemporanea. Gli abitanti sono uomini meccanici, quasi robot, integrati dentro un corpo che assomiglia ad una macchina infernale che inscatola e rende il mondo pieno di spigoli. "A restare tonde sono le volute di fumo che la città emette con le sue fabbriche, il fumo infatti continua ad affascinare l'artista come segno tangibile di quella macchina in movimento che è la città" spiega Anna Vallye.

Nel 1924 produce il film d'avanguardia “Ballet mécanique” che la mostra veneziana presentaa dimostrazione anche dell'ironia e della provocazione che Léger seppe mettere sul suo unico film (al quale lavorò tra l'altro anche Man Ray). Sono gli anni in cui lavora anche come scenografo: suoi sono i costumi e scenografie di "La creation du monde" di Darius Milhaud. 

La sua arte raccoglie successi attraverso diverse esposizioni in Francia, Svizzera e Stati Uniti. Tra il 1940 e il ‘45 si trasferisce a New York, dove realizza anche diverse gigantesche pitture murali. E continuerà a lavorare fino alla morte, il 17 agosto 1955 a Gif-sur-Yvette, in Francia.

In concomitanza con il progetto espositivo su Fernand Léger, gli spazi al secondo piano del Museo Correr rievocano l’universo urbano europeo, dal Cinquecento alla fine del Settecento, con la mostra “L’immagine della città europea dal Rinascimento al Secolo dei Lumi”, curata da Cesare De Seta, profondo conoscitore di questo tema a cui ha dedicato fondamentali contributi storico-critici.

7 febbraio 2014



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