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Economia in pillole

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''I luoghi della crescita''

Maria Elena Boschi, ministro per le riforme costituzionali
“La crescita, per essere consolidata, ha bisogno di riforme strutturali, riforme annunciate, ma mai realizzate. La riforma costituzionale è la base su cui appoggiare tutte le altre riforme, ne discutiamo da 30 anni. Adesso abbiamo un sistema legislativo complicato, lungo e farraginoso che non ci permette di rispondere alle famiglie e alle imprese nei tempi necessari.Con la riforma avremo un procedimento legislativo più semplice. Avremo un nuovo senato, con funzioni diverse, che rappresenterà le autonomie e i comuni, in un nuovo rapporto fra Stato e Regioni, con chiarezza sulle competenze. Questo può contribuire ad un maggiore sviluppo economico del Paese. La riforma abbia salvaguardato le regioni a statuto speciale. "Cosa non scontata - ha detto - perché sapete che c'erano anche proposte che ne proponevano l'abolizione e abbiamo previsto che la riforma venga applicata alle autonomie in seguito ad un intesa, nell'ottica di una piena collaborazione istituzionale. Non c'è un rischio di deriva autoritaria: il superamento del bicameralismo perfetto e il premio di maggioranza alla lista anziché alla coalizione impedirà di avere governi balneari, governi tecnici o che durano un anno, un anno e mezzo”.

 

 



Adriano Prosperi, professore emerito di Storia moderna presso la Scuola Normale Superiore di Pisa
"Siamo in una situazione che definire tragica è poco; il nostro sarà ricordato come uno dei periodi più bui della storia per il senso di impotenza che si prova di fronte ai fenomeni migratori di oggi. Un legame  tra persecuzioni religiose, migrazioni collettive e crescita economica però c'è, lo dimostrano diversi fenomeni storici. Livorno crebbe commercialmente grazie agli ebrei esuli dalla Spagna e il contributo degli ugonotti espulsi dalla Francia allo sviluppo tecnico di particolari lavorazioni d’avanguardia, come gli orologi, a Ginevra e a Erlangen. Dove non si è innalzata la barriera della violenza religiosa, sovrani saggi e città libere hanno protetto i migranti dall'inquisizione, isole nel corpo di un'Europa intollerante. Quindi, bene ha fatto la cancelliera Merkel a varare la legge per l'integrazione dei rifugiati e il loro avvio al mercato del lavoro".


Bobo Maroni, governatore della Lombardia
"La Lombardia è l'unica regione a deficit zero; ciò dovrebbe esserle riconosciuto. Noi abbiamo 10 milioni di abitanti e un bilancio di 20 miliardi, il Trentino poco più di 500mila abitanti e un bilancio di oltre  4 miliardi. Per noi le difficoltà dunque sono molto maggiori, nonostante questa difficoltà, la Lombardia è una regione molto impegnate sulla crescita, con risorse nostre, statali ed europee. Ma se avessi lo Statuto della Sicilia, che consente all'isola di trattenere il 100% delle tasse versate localmente, avrei risolto i miei problemi".


 

Carlo Calenda, ministro
“Leggere i dati sull’Italia è molto difficile perché il nostro è un paese diviso, tra imprese che competono sui mercati internazionali ed imprese legate al mercato domestico, ma siamo anche il quinto paese al mondo per esportazione, con l'export che è cresciuto di 150 miliardi dal 2001 a oggi, anche se tra le 200 mila imprese che esportano, quelle veramente integrate nella catena globale del valore sono 14-15mila. Servono politiche industriali mirate. Compito della politica è mettere in campo politiche industriali più mirate e attente ai singoli segmenti".



Vincenzo Visco, ex ministro delle Finanze
"Ci sono centinaia di miliardi di euro che invece di trovarsi nelle banche italiane si trovano nei paradisi fiscali off-shore, e nel mondo si stima complessivamente siano tra gli 8.000 e i 20.000 miliardi di dollari". Lo ha detto oggi Vincenzo Visco, ex ministro delle finanze, al Festival dell'economia di Trento. Dei Panama papers esiste una lista relativa a 214.000 società offshore, e i nomi di 360.000 persone di 200 paesi diversi trafugate da un unico studio legale di Panama. "Roba grossa" ha detto l'ex ministro.



Jesús Fernández-Huertas Moraga, Università Carlo III di Madrid
"L’attuale sistema di gestione dei profughi adottato dall’Europa, basato sulla Convenzione di Dublino, è inadeguato a dare delle risposte corrette sia ai centinaia di migliaia di richiedenti asilo sia alle nazioni chiamate ad ospitarli. Gli Stati membri dell’Unione europea devono dotarsi di un nuovo meccanismo, più bilanciato, basato su nuovi criteri di distribuzione (individuabili nel Pil, numero di abitanti e tasso di disoccupazione del Paese ospitante), oltre alla possibilità, offerta al profugo, di esprimere la preferenza sul Paese di destinazione. La soluzione va dunque oltre al sistema di quote bloccate definito tra i diversi Stati europei"


Tito Boeri coordinatore scientifico
"Prossimamente l'Inps sottoscriverà un accordo con la Provincia autonoma di Trento su alcuni aspetti di welfare.  Inoltre, grazie ad un accordo con la Regione, faremo una sperimentazione riguardante le famose 'buste arancioni', dove inseriremo anche le informazioni riguardanti il Pensplan, la previdenza integrativa locale. Ecco due esempi di come il Trentino sperimenta esperienze che poi potranno essere  diffuse a livello nazionale".


Innocenzo Cipolletta, Università di Trento
"Quelli che emigrano non sono i più diseredati, ma i più intraprendenti. Persone che hanno superato ostacoli fortissimi per migliorare le proprie condizioni di vita, e che possono essere una risorsa anche per i paesi che le accolgono. In fin dei conti è quello che è successo negli Stati Uniti d'America. Gli immigrati hanno creato attività, imprese. Perciò queste persone possono venire da noi, soprattutto se noi sapremo investire su di loro. Costruendo case, scuole, non campi di concentramento. Investendo in personale italiano per formarle. In questo modo possiamo avviare un ciclo che verrà anche a nostro vantaggio".


Christian Dustmann, professore di economia allo University College di Londra
"A causa della crisi umanitaria, flussi di migranti senza precedenti si stanno riversando in Europa. Sui profughi dobbiamo fare ancora molto, ma soprattutto dobbiamo farlo in fretta perchè la situazione è sempre più drammatica. Senza interventi immediati e trasparenti per far sì che i profughi possano essere inseriti nel mondo del lavoro i populismi sono destinati ad avanzare ancora. Il ricollocamento dei rifugiati, la creazione di un meccanismo di ricollocazione, la ri-organizzazione dell’accesso alle risorse economiche, ed opportunità eque di lavoro: ecco cosa bisogna fare ma bisogna sciogliere il nodo del problema: la mancanza di coordinazione e cooperazione tra nazioni". La crisi migratoria e dei rifugiati sta dando forza alla Brexit? "Certamente - risponde lo studioso inglese di fenomeni migratori - chi sostiene la Brexit utilizza come motivazione la questione rifugiati, come pure i limiti alla libera circolazione nei paesi europei."

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