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Anoressia: ecco come la curiamo

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di Aldo Genovese*

L’èquipe che si occupa dei Disturbi del Comportamento Alimentare (Dca) è composta da medici: dietologi, pediatri, psichiatri, neuropsichiatri infantili e da psicologi di diversa formazione (Psicodinamica, Cognitivo-Comportamentale, Sistemica) nonché dietiste, infermieri, e tecnici della Riabilitazione psichiatrica.  Il nostro intervento si articola, in base alla gravità clinica, in un programma ambulatoriale con interventi psico-educazionali per i familiari e per i pazienti, incontri motivazionali, gruppi terapeutici sull’immagine corporea, fino al ricovero ordinario “salvavita” o residenziale in Comunità Terapeutica. 

Nel corso degli anni valutazione diagnostica e prassi terapeutica si sono evolute.
La guarigione richiede tempo e un cammino di coinvolgimento personale. I tasselli di questo cammino risiedono in un reciproco riconoscimento e incontro nel gruppo motivazionale, con il monitoraggio delle condizioni cliniche, il diario alimentare, attività di gruppo per genitori. Mattoni adeguati ed essenziali per costruire il trattamento delle pazienti.

A mio parere è fondamentale il gruppo motivazionale, in cui le pazienti si confrontano sulla consapevolezza che hanno del loro disturbo e sulla reale motivazione ad intraprendere un programma terapeutico, molte volte costruito “su misura” delle pazienti.

Spesso afferiscono al nostro servizio maggiorenni con malattia di lunga durata. Ma giungono anche, in misura sempre più consistente, minorenni al primo esordio anoressico e in questi casi ci siamo trovati ad affrontare situazioni di grave dimagrimento e di totale assenza di consapevolezza della propria condizione (ragazze tra i 12 e i 15 anni). Non mangiare sembra per loro l’unica modalità comunicativa, dentro un “ritiro relazionale”.

L’èquipe in questi casi si trova ad affrontare uno stato in cui diventa molto difficile condurre le pazienti a elaborare la propria condizione emotiva e psicologica. Con pazienti bulimiche, molte delle quali con molti anni di malattia alle spalle, si è riscontrata una estrema difficoltà a lavorare sul sintomo. Molte di queste pazienti presentavano anche disturbi psichiatrici associati, in particolare, gravi disturbi della personalità, disturbi depressivi e d’ansia o sintomi dissociativi. Nella loro storia si è riscontrata con elevata frequenza la presenza di traumi (dal lutto al maltrattamento, dalle molestie all'abuso sessuale), o storie familiari difficili o drammatiche.

Il confronto con situazioni così differenziate richiede all’èquipe di pensare a trattamenti terapeutici diversi: le ragazze in strenua ed euforica fase di digiuno non vengono intrattenute in lunghi percorsi di introspezione psicologica. Il “patto terapeutico” è preciso, asciutto. Si concentra l’attenzione sulle famiglie, cercando in questa fase di aiutarle ad attuare strategie comportamentali a tavola  che abbassino il tasso conflittuale.

Lo si fa attraverso gruppi specifici. Lo scopo è di insegnare ai genitori strategie che tendono a favorire l’assunzione o la riassunzione di un ruolo genitoriale più consistente. Alle pazienti bulimiche, può venire accordato un periodo di sospensione nella compilazione del diario alimentare e la prosecuzione di un percorso di solo sostegno psicologico, la partecipazione a gruppi terapeutici e/o psicoeducativi. Per queste pazienti il progetto di cura può centrarsi su microbiettivi come il controllo, solo per alcuni pasti, in una condizione esistenziale che è però contrassegnata dalla caoticità.

Tra le iniziative per combattere la malattia è partito anche un numero verde di ascolto e primo aiuto. In Trentino – come noto - si lavora a più livelli: assistenziale, ambulatoriale, ospedaliero e riabilitativo residenziale. Dal 2001 il Centro Accoglienza Prevenzione e Trattamento delle Dipendenze patologiche di Trento ha attivato la Comunità Terapeutica per i Disturbi del Comportamento Alimentare, che si trova a Gardolo (in Via Palazzine 7).

Dal 2008 insieme alla Fondazione Cassa di Risparmio Trento e Rovereto abbiamo in atto un progetto formativo di ampio respiro. Il numero verde dedicato, 800108167 fa parte delle azioni di supporto alle persone con disturbi alimentari e alle loro famiglie. Siamo convinti che anche questa finestra potrà operativamente aiutarci.

*Responsabile Centro di riferimento provinciale per i
Disturbi del Comportamento Alimentare
APSS Trento


> Il progetto di sensibilizzazione di Fondazione Caritro
> Un numero verde contro l'anoressia
< Le foto di questa pagina sono tratta da "Maledimiele"  film di Marco Pozzi uscito nelle sale cinematografiche nel 2012

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