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Arte e cultura

Elio Martinelli, pittore riscoperto

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Rovereto

A settant’anni dalla prima personale roveretana, a quasi vent’anni dall’ultima retrospettiva, la Fondazione Museo Civico di Rovereto ha presentato a Palazzo Alberti Poja la mostra “Elio Martinelli… riscoperto!”. Di seguito una presentazione critica di Paola Pizzamano co-curatrice con Maurizio Scudiero e Mario Cossali.

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di Paola Pizzamano*
La vicenda di Martinelli è strettamente legata a Rovereto, fin dagli studi giovanili presso la Realschule Elisabettina. Grazie agli insegnamenti di disegno a mano libera del professore Luigi Comel, si formò tra il 1909 e 1910 pure il giovane Elio Martinelli, nato nel 1891 a Chizzola nel Tirolo trentino. Come per altri noti allievi della sua generazione: Depero, T. Garbari, L. Baldessari, U. Maganzini, E. G. Armani, G. Tiella, C. Cainelli, R. Maroni, egli acquisisce nella scuola roveretana non solo l’abilità nel disegno e nell’acquerello ma soprattutto l’amore per l’arte che lo conduce nel periodo giovanile a collaborare con il pittore Antonio Mayer e poi a Monaco di Baviera, dove nel 1913 frequenta per un anno una scuola privata.

Poi si trasferisce a Praga, dove nel 1914 risulta iscritto all’Accademia di Belle Arti. Terminata la Prima guerra mondiale, nel 1919 risulta immatricolato presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, ma già nel 1920 e fino al 1924 risiede a Praga dove riprende gli studi di pittura presso l’Accademia, allievo del professore Vojtech Hynais. Quindi ritorna definitivamente in Trentino, dove alterna soggiorni a Rovereto (con studio in via Dante n. 48) e nel paese natio di Chizzola, in uno spazio amato e dipinto per tutta la vita, attraverso una ricerca che con il passare degli anni evolve, dal “mestiere” appreso nelle accademie, in una pittura libera e rapida eseguita en plein air. Partecipa alle mostre sindacali e a collettive. Tiene personali da solo o insieme a Diego Costa, con il quale condivide inoltre il piacere di dipingere all’aperto e l’amore per la montagna.


< nella foto l'autoritratto a pastello


Fin dagli anni trenta le recensioni documentano la sua ricerca. Egli affrontò con abilità le tematiche tradizionali della figura, ritratti, paesaggio e natura morta. La critica scrisse: “ ...L’artista giuoca una sensibilità a volte moderna che tuttavia rispetta gli armoniosi limiti del reale, cosicché la trasfigurazione riesce immediatamente gradevole, mentre una più approfondita osservazione giunge a rivelare in essa gli estremi di un fatto pittorico costruito con autentica robustezza, e poeticamente rivelata".

L’instancabile pittore dipinse numerosi paesaggi della Val Lagarina, delle Dolomiti, ma anche della Valpadana, schizzi, nature morte con fiori, selvaggina, ritratti e autoritratti, nel solco della tradizione. Fino alla morte a Rovereto nel 1967, Elio Martinelli continuò a dipingere paesaggi, ritratti e nature morte. Nella sua produzione, oltre ai nudi giovanili che risentono dall’arte mitteleuropea e della frequentazione delle accademie, predomina l’amore per la pittura di paesaggio, in particolare della Val Lagarina e di Serrada, dove soggiornava ospite di Costa.

Quando Martinelli morì, dopo breve malattia, a settantasei anni, fu così ricordato: “Tornato alla sua città, si era inserito con voce autorevole nel ricchissimo ambiente culturale roveretano del quale fu indubbiamente per anni fra i protagonisti. Di indole mitissima, di eccezionali generosità e bontà di animo, seppe aiutare ed avviare alla pittura molti giovani tra i quali figurano oggi artisti di primo piano.

Ma è il pittore Elmo Ambrosi a darne la testimonianza più viva e commossa: “In quegli anni operavano attivamente preminenti artisti come Depero, Iras Baldessari, Ernesto Armani, ed era recente l’opera di Cainelli. / In sede era valida l’opera pittorica di Diego Costa, di Attilio Lasta e di Luigi Vicentini. Noi giovani si guardava allora a tale schiera, entro le mura della nostra Rovereto. Elio Martinelli si inseriva con autorità come rappresentante della pittura roveretana".

Tutta la sua ricerca fu caratterizzata dall’affermazione dei valori appresi presso le Accademie di Belle Arti, nelle equilibrate composizioni ravvivate da una libertà coloristica, senza alcuna concessione alle ricerche d’avanguardia. Forse anche per questa sua fedeltà alla tradizione accademica, non in sintonia con il gusto e con le ricerche contemporanee, fu dimenticato insieme ad altri validi pittori della sua generazione, per esempio Lucillo Grassi, pure lui dal carattere schivo e umile.

Dalla sua morte calò un lungo e inesorabile silenzio. Un ‘vergognoso silenzio sull’opera di Elio Martinelli’ scrisse nel 1977 l’amico pittore Ambrosi, rivolgendo un appello alle autorità politiche per l’organizzazione di una sua retrospettiva, per fare conoscere un ‘autentico artista’, che ha saputo fissare sulla tela con rapidità e abilità i temi della tradizione e l’emozione della pittura. Questa retrospettiva a Palazzo Alberti Poja rappresenta pertanto una riscoperta della sua intera vicenda umana e artistica che lo colloca in compagnia di molti altri noti artisti della sua generazione legati a Rovereto.

 

* storica dell'arte
responsabile collezioni civiche
Fondazione Museo Civico di Rovereto

 

 

> PAOLA PIZZAMANO su Giornale SENTIRE
 

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