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Arte e cultura

Confini e conflitti, nei tappeti di guerra

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Fondazione S.Poggianella

Rovereto 8 aprile 2015 - Il confine è una convenzione che separa e divide, ma che allo stesso tempo istituisce appartenenza, che garantisce protezione; mentre la guerra, ogni guerra, profanando il confine, vìola le identità.
«Confini e Conflitti. Visioni del potere nel tappeto figurato orientale» i confini vuole non profanarli ma attraversarli, varcarli per esplorare spazi e condividere culture.

Attingendo alla collezione di duecento esemplari di tappeti figurati orientali (dal fondo di dotazione della Fondazione Sergio Poggianella), Palazzo Alberti Poja a Rovereto allinea in un suggestivo percorso le numerose varianti dei cosiddetti war rug, i tappeti di guerra afghani, ponendone in evidenza le questioni e le prospettive di ricerca.

Prevalentemente annodati e più raramente tessuti o ricamati, questi sono realizzati per la gran parte in Afghanistan (ma anche in Pakistan, alla cui frontiera nord-ovest si erano stanziate le nuove manifatture dei profughi afghani, o in Iran dove ancora oggi si contano circa tre milioni di rifugiati afghani), oltre che in Asia Centrale e in Cina. Tra i loro soggetti, rappresentazioni geografiche del mondo e della regione afghana che vanno da veri e propri planisferi arricchiti dal catalogo delle bandiere degli Stati, alle carte politiche e tematiche, al paesaggio, al ritratto dei personaggi pubblici; con o senza le “armi”.

Sono manufatti che hanno goduto della massima fortuna, ovvero di un significativo interesse commerciale, nel periodo compreso tra l’invasione sovietica dell’Afghanistan (1979-1989) e la missione Enduring Freedom (2001-2006), ben oltre i confini dello stesso Afghanistan. La loro origine rimane però ancora tutta da indagare, costituendo tale produzione un esempio di drastica rottura con la tradizione del tappeto orientale; basti pensare che già negli anni Venti, nel vicino Khotan, nella trama dei tappeti si insidiavano i primi segni della rivoluzione modernista, comparendo nei paesaggi urbani i treni in velocità, le navi a vapore e gli aeromobili.

La mostra è promossa e prodotta dalla Fondazione Sergio Poggianella, dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto e dal Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento; essa è proposta in collaborazione con il Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani, la Giornata Internazionale della Pace – Onu e l’Archivio Aldo Mondino.

Ideata e curata da Sergio Poggianella, direzione scientifica di Elena Dai Prà, è stata realizzata con il patrocinio morale di: Regione Autonoma Trentino-Alto Adige, Provincia Autonoma di Trento, Comune di Rovereto, AGeI Associazione Geografi Italiani, AIC Associazione Italiana Cartografia, AIIG Associazione Italiana Insegnanti di Geografia, CISGE Centro Internazionale di Studi Storico-Geografici, Società Geografica Italiana, Società di Studi Geografici, IPRASE Istituto per la Ricerca e la Sperimentazione Educativa, Società Museo Civico.

Se è vero che nei war rug si addensa un affascinante e ricco repertorio di immagini, rivelatore in molti casi di straordinarie personalità creative e artistiche, con altrettanta chiarezza emerge quanto questi tappeti e i loro autori siano stati spesso vittime inconsapevoli di cliché interpretativi e di lacune storiografiche. Per niente trascurabile inoltre che tale repertorio di “visioni del potere” metta in scena, più o meno intenzionalmente, i rapporti di forza tra gli Stati del mondo, offrendosi così quale memento del contesto storico e geografico di un Afghanistan e dei popoli che lo abitano o che lo hanno abitato da oltre cent’anni dilaniati dalla guerra, da molte guerre.
I war rug, nati in un “contesto di guerra”, possono indicare la strada per dare forza e seguito a una “cultura di pace”, promuovendo una riflessione sui dolorosi episodi che quotidianamente ammorbano il mondo e i popoli e che diventano questioni centrali nelle vertenze territoriali.

La mostra è ospitata a Rovereto (Tn), nel settecentesco Palazzo Alberti Poja, fino all’11 ottobre 2015.

 

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