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Forte Pozzacchio, la difesa invisibile

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Recupero dei Forti

Invisibile: per vederlo si poteva solo sorvolare l'area. Forte Pozzacchio è l’ultima delle fortezze austro-ungariche realizzate tra Ottocento e inizio Novecento sul confine del Trentino con il Regno d’Italia. La riaeprtura dopo 20 anni di restauri conferisce una seconda vita al luogo che diventa un sito da visitare con  percorsi creativi e di riflessione ospitati nelle sale, dove si può fare sperimentazione di nuovi approcci all'offerta museale.

Interamente scavata nella roccia, rappresentava la più moderna macchina da guerra della monarchia danubiana. I lavori di costruzione del forte iniziarono nel 1913 e proseguirono fino allo scoppio della guerra con l’Italia, ma l’opera non fu mai completata.
Abbandonato dall’esercito austro-ungarico, il 3 giugno 1915 venne occupato dai soldati italiani.

Con l’offensiva del maggio 1916 il forte ritornò in mano austriaca e vi rimase fino alla conclusione del conflitto. Già fortemente danneggiato dai bombardamenti, nel dopoguerra venne completamente spogliato delle parti metalliche. Il forte di Pozzacchio rappresenta lo stadio più evoluto raggiunto dall’ingegneria militare austro-ungarica. Il tenente Stephan Pilz progettò un’opera quasi interamente in caverna, erano in calcestruzzo solo la batteria per obici in cupola corazzata e la caponiera.

Per difendere l’ingresso era previsto un profondo fossato, dal quale si accedeva all’interno del forte. Al livello del fossato una galleria a ferro di cavallo collegava i diversi ambienti scavati nella roccia: gli alloggi della truppa, i locali di servizio, le postazioni per mitragliatrici e riflettori. Il progetto prevedeva tre piani. Un pozzo verticale dava accesso all’area sommitale, dove erano installati l’osservatorio e le artiglierie posizionate in cupole corazzate.

"L'impegno comune è il recupero di un importante pezzo di memoria collettiva - afferma l'assessore Mellarini  - uno sforzo messo in campo negli ultimi anni dalla Provincia autonoma di Trento per restituire alla comunità trentina il patrimonio costituito dal sistema dei forti austroungarici. Ora bisogna valorizzare queste strutture, farle conoscere e attivare sinergie con il settore del turismo, che possano far diventare i forti un valore aggiunto anche in quella direzione, oltre ai primari significati di ricordo, memoria e recupero storico".

Il percorso di restauro è durato quasi 20 anni e ha coinvolto istituzioni, professionisti, imprese, operatori museali e della cultura e anche il mondo delle associazioni.



< foto: l'inaugurazione



I progettisti, architetti Francesco Collotti e Giacomo Pirazolli, hanno compiuto un sottile lavoro di conservazione e valorizzazione dell'esistente attraverso l'inserimento dei nuovi elementi in acciaio verniciati in arancione, che permettessero la percezione compiuta degli spazi e dell'uso del forte, il cui ruolo strategico, è stato detto, era quello di guardare senza essere visti.

Visitare questo forte significa ritrovarsi dentro una storia comune. Che non va dimenticata.

www.giornalesentire.it - 2016



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