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Arte e cultura

Francesco Hayez frescante

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storie d'arte

Dipinte quasi due secoli fa queste opere, davvero sorprendenti per il gusto espresso e i molti aspetti innovativi che anticipano modi e temi che diverranno ricorrenti nella seconda metà dell’Ottocento, illustrano il periodo in cui l’economia veneziana viveva uno dei suoi momenti più critici. Siamo nella Venezia da poco tornata sotto il dominio asburgico, dopo la caduta di Napoleone. L’allora giovane e promettente pittore veneziano Francesco Hayez (Venezia, 1791 – Milano, 1882) – di ritorno da Roma dove, grazie all’intervento di Antonio Canova, aveva dipinto in Vaticano - riceve una commissione da parte della Camera di Commercio per decorare i locali a essa assegnati in Palazzo Ducale da destinare a Borsa Mercantile.
La valorizzazione di questi ambienti sottendeva un intento ben più “sottile”:  quello di veder riconfermato, da parte del nuovo governo austriaco, il beneficio del porto franco e con esso la sperata rinascita dell’economia mercantile veneziana.




< Francesco Hayez (Venezia, 1791 – Milano, 1882)





I cicli di affreschi furono distribuiti nei due locali al piano terra di Palazzo Ducale in quattordici lunette, realizzate secondi i modi, lo stile e il gusto propri dell’iconografia veneziana: cinque grandi lunette contenenti la raffigurazione dei Quattro Continenti vennero affrescate nei locali prospicienti la riva Donada, e nove lunette più piccole verso la riva Barbarigo con figure di Nereidi e Tritoni, le divinità tutelari alle quali affidare il successo dei traffici mercantili per mare.
Gli affreschi di Hayez entrarono ben presto a far parte delle opere più importanti di Palazzo Ducale, aperto nel frattempo al pubblico e diventato imprescindibile meta turistica dei visitatori di tutta Europa, tra i quali anche l’attento e sensibile Stendhal che, nel 1828, li annota tra le cose meritevoli da ricordare.

Tuttavia,  come documentato da più parti, gli affreschi subirono fin da subito un lento ma inesorabile deterioramento.Nel 1853 Francesco Zanotto, nella sua monumentale pubblicazione su Palazzo Ducale, segnala che due affreschi appaiono quasi perduti; vent’anni dopo, quando gli uffici giudiziali e amministrativi (tra cui anche la Borsa) vengono trasferiti nel vicino edificio della Zecca per i radicali lavori di restauro e consolidamento statico del Palazzo, i due locali con le opere di Hayez vengono abbandonati e ridotti per un lungo periodo a magazzini.
Anche nel 1924, dai Testimoniali di Stato - gli inventari di tutti gli ambienti e di tutte le opere presenti in Palazzo Ducale per effetto della Convenzione tra il Demanio dello Stato italiano e il Comune di Venezia – si evince che dei due cicli ad affresco rimanevano solamente dieci lunette e tutte in cattivo stato di conservazione.

Nel 1962, nell’ambito dei lavori di risanamento e riordino dei locali a piano terra, la Direzione Tecnica di Palazzo Ducale decise di strapparli dalla loro originaria sede, affidandoli a delicate operazioni di restauro che ne consetirono una successiva, anche se temporanea, esposizione.
Ritornati alla ribalta di una nuova attenzione critica nei decenni successivi, in particolare legata alla rivalutazione della figura di Francesco Hayez, i dieci affreschi finalmente sono stati inseriti nel 2015 nel programma di restauro proposto dalla Fondazione Musei Civici di Venezia e realizzato sotto l’Alta Sorveglianza della Soprintendenza  Belle Arti e Paesaggio per Venezia e Laguna.


Di queste dieci lunette - di fatto l’ultimo intervento di un artista cimentatosi nel tentativo di aggiungere bellezza e attrattiva allo splendore di Palazzo Ducale - sei sono state restaurate con il contributo di Louis Vuitton, nell’ambito dell’accordo pluriennale per la valorizzazione del patrimonio della Fondazione Musei Civici di Venezia e quattro in occasione della mostra “Hayez”  alle Gallerie d’Italia a Milano (novembre 2015 – 21- febbraio 2016), a cura di Fernando Mazzocca.


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