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Scatti d'autore

Francesco Jodice ''Panorama''

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CAMERA Centro Italiano per la Fotografia presenta la prima retrospettiva di FRANCESCO JODICE: "Panorama" .
OPENING martedì 10 maggio 2016
(Via delle Rosine - Torino)

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PENSARE IL PAESAGGIO
di Teresita Scalco

“Oggi più che mai è necessario parlare di paesaggio” scrive Salvatore Settis nel suo libro “Paesaggio Costituzione Cemento”.

Per poterne parlare è altresì fondamentale allenare lo sguardo ad una vigile osservazione, utile ad affinarne una comprensione che superi la ‘superficie delle cose’. Il paesaggio, sia esso naturale, urbano e quindi antropizzato, ci appartiene, racconta chi siamo ed ad esso siamo indissolubilmente legati. Sempre più si stanno moltiplicando felici occasioni che ci permettono di riflettere attorno a questi temi.

Lo fa Francesco Jodice che negli ultimi tempi si è dedicato ad investigare alcune città attraverso le lente della macchina da presa, ma soprattutto usando il montaggio come strumento e pretesto per creare un ‘telaio narrativo per rigenerare la memoria’ – come l’ha definito egli stesso - pieno di rinvii, creando cesure, accellerazioni ed ipnotiche sospensioni.

Dopo San Paolo, Aral, Dubai, la prossima città, a cui dedicherà il suo ultimo Citytellers, è Venezia. Complessi, ibridi, questi film miscelano il registro formale tipico del film, del documentario, ma anche della videoarte. Il Cityteller di Venezia è ancora ad uno stato di ricerca, ad un « accumulo delle informazioni », come l’ha presentato all’incontro pubblico all’Hotel Boite di Corte di Cadore, lo scorso agosto, in occasione del workshop di ricerca « Dolomites » curato da Landscapestories e l’Associazione Hat.

Per Jodice la fotografia aiuta ad « attivare un senso critico »  e « scavare la realtà », di un luogo difficile, impervio in cui emerge, come dal nulla, una visione utopica di una società che diventerà poi realtà. Venezia permette di raccontare la sua natura meticcia, fondanta sulla diversità, che emerge dal paesaggio inospitale lagunare, ma radica le sue fondazioni con il suo imprescindibile legame con i boschi del Cadore.

L’intelligente scelta di portare un laboratorio di ricerca sulle Dolomiti, in particolare all’interno dell’Ex-Villaggio Eni di Edoardo Gellner, s’inserisce nell’azione sapiente di dislocare lo sguardo della modernità verso la lezione dei maestri dell’architettura contemporanea che hanno saputo interpretate i dettagli ed i materiali del contesto, nel quale i loro progetti si sarebbero inseriti, creando nuovi paesaggi.

Gellner lo fa studiando, comprendendo intimamente – egli stesso attraverso la fotografia e il disegno – l’architettura minore e della natura. Summa di quell’esperienza è sicuramente la Chiesa di Nostra Signora del Cadore, progettata e realizzata con Carlo Scarpa dal ’54 al ’58, che testimonia, nascosta nel bosco, uno dei massimi esempi dell’architettura organica italiana.

Ecco che promuovere la fotografia come metodo per configurare i luoghi, i paesaggi, l’architettura, nonchè l’anonimato della marginalità delle periferie ci permette dilatare la comprensione dell’orizzonte socio-culturale nel quale viviamo.

©Photo courtesy Francesco Jodice

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