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Salute

Fumare marijuana fa male

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Le prove ci sono

(di A.Pagani) - Ci sarà sempre qualcuno pronto a dire che la marijuana può fare anche bene per certe patologie, ma è incontenstabile che i danni sono ben maggiori. Fumare marijuana - soprattutto durante l'età adolescenziale - quando il cervello è ancora in formazione, creerebbe danni evidenti alle strutture cerebrali che regolano la memoria e la capacità di ragionamento.

Mentre in Italia riprende quota il dibattito sulla liberalizzazione, uno studio pubblicato sul Schizophrenia Bulletin  - con risonanza magnetica su un gruppo di 80 volontari di età media 20 anni - mostra che i cervelli dei giovani che avevano fatto forte uso di 'erba' erano alterati nelle regioni sub-corticali: strutture che regolano i circuiti della memoria e della logica.

L’uso di marijuana crea danni perchè altera la capacità della persona di memorizzare e ricordare gli eventi e di spostare l’attenzione da una cosa ad un’altra. Il THC inoltre interrompe la coordinazione e l’equilibrio legandosi ai ricevitori nel cervelletto e alle parti del cervello che regolano l’equilibrio, la postura, la coordinazione dei movimenti ed il tempo di reazione.

E' noto che gli utilizzatori di marijuana che hanno assunto dosi elevate di droga possono manifestare psicosi tossiche acute, come allucinazioni, illusioni e spersonalizzazione – una perdita del senso di identità personale, o auto-riconoscimento. Benché le cause specifiche di questi sintomi siano ancora ignote, sembra che questi sintomi si verifichino più spesso quando una dose elevata di cannabis è consumata in cibo o bevande piuttosto che fumata.

Perfino l’uso non frequente di marijuana può provocare bruciore e rossore di bocca e gola, spesso accompagnata da tosse pesante. Chi fuma marijuana regolarmente può presentare molti dei problemi respiratori che affliggono i fumatori di tabacco, come tosse e produzione di catarro quotidianamente, una frequenza maggiore di malattie respiratorie in forma acuta, un rischio maggiore di infezioni polmonari ed una tendenza maggiore a soffrire di ostruzione delle vie aeree.

L’insorgere del cancro ai polmoni ed alle vie respiratorie può essere favorito dal fumare marijuana. Uno studio che confrontava 173 pazienti ammalati di cancro e 176 individui sani ha mostrato che fumare marijuana accresce la probabilità di sviluppare cancro alla testa o al collo e che quanta più marijuana viene fumata tanto più aumenta il rischio. Un’analisi statistica dei dati ha indicato che fumare marijuana raddoppia o triplica il rischio di cancro.

La marijuana ha la capacità di favorire lo sviluppo del cancro ai polmoni e ad altre parti del sistema respiratorio perché contiene agenti irritanti e cancerogeni. Infatti il fumo di marijuana contiene dal 50 al 70 per cento in più di idrocarburi cancerogeni rispetto al fumo di tabacco.

Il fumo di marijuana produce inoltre alti livelli di un enzima che converte determinati idrocarburi nella loro forma cancerogena, livelli che possono accelerare i cambiamenti che in definitiva producono le cellule maligne.
Chi fa uso di marijuana, di solito inala più a fondo e trattiene il respiro più a lungo di chi fuma tabacco, il che incrementa l’esposizione dei polmoni a fumo cancerogeno.

Questo vuol dire che, a parità di sigarette, fumare marijuana incrementa il rischio di cancro più che fumare tabacco. Alcuni dei danni causati dalla marijuana possono derivare dal fatto che il THC altera la capacità del sistema immunitario di combattere le malattie infettive ed il cancro.

Esperimenti di laboratorio effettuati sottoponendo cellule animali ed umane al THC o ad altri componenti della marijuana hanno dimostrato che le normali reazioni di prevenzione delle malattie, di molte delle principali cellule immunitarie, sono inibite. In altri esperimenti, topi esposti al THC, o a sostanze correlate, sviluppavano infezioni batteriche e tumori più facilmente rispetto a topi non esposti a tali sostanze.

Una ricerca ha indicato che il rischio di attacco cardiaco per una persona, che ha fumato marijuana, nella prima ora successiva all’assunzione, è quattro volte superiore rispetto al normale. I ricercatori suggeriscono che un attacco cardiaco potrebbe verificarsi, in parte, perché la marijuana fa crescere la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca e riduce la capacità di trasportare ossigeno del sangue.

Quali sono le Conseguenze dell’Utilizzo di Marijuana sulla Scuola, sul Lavoro e nella Vita Sociale? Esistono dati al riguardo. Uno studio su 450 persone ha evidenziato che chi fuma spesso marijuana, ma non fuma tabacco, ha maggiori problemi di salute e perde più giorni di lavoro dei non fumatori. In questo studio, molti dei giorni di malattia extra usati da chi fumava marijuana derivavano da malattie respiratorie.

Gli studenti che fumano marijuana ottengono voti inferiori ad hanno minori probabilità di diplomarsi rispetto ai loro compagni non-fumatori. I lavoratori che fumano marijuana hanno più spesso problemi sul lavoro rispetto ai loro colleghi. Diversi studi hanno associato ai lavoratori che fumano marijuana un maggior numero di assenze, lentezza, incidenti, lamentele e cambio di lavoro.

All’uso di marijuana sono associati depressione, ansietà e disturbi della personalità. Le ricerche dimostrano chiaramente che l’uso di marijuana ha la capacità di creare problemi nella vita quotidiana o peggiorare l’esistenza di una persona. Siccome la marijuana compromette la capacità di apprendere e di ricordare le informazioni, quanto più una persona usa marijuana tanto più sarà incapace di svolgere attività sociali, lavorative ed intellettuali.

Studi hanno dimostrato che i danni della marijuana sulla memoria e l’apprendimento possono durare per giorni o settimane dopo che sono svaniti gli effetti più acuti della droga. Ad esempio, uno studio su 129 studenti universitari ha rilevato che chi faceva un forte uso di marijuana (chi aveva fumato marijuana in almeno 27 dei 30 giorni prima di tale studio), presentava notevoli problemi riguardo alle operazioni che richiedevano attenzione, memoria e apprendimento, anche se non aveva usato la droga nelle ultime 24 ore.

Gli utilizzatori abituali di marijuana, in questo studio, avevano maggiori problemi a conservare e spostare la propria attenzione, nonché a registrare, organizzare e usare informazioni rispetto a chi aveva utilizzato marijuana non più di 3 volte negli ultimi 30 giorni.

Di conseguenza, chi fuma marijuana una volta al giorno può operare ad un livello intellettuale ridotto per tutto il tempo. Recentemente, gli stessi studiosi hanno osservato che la capacità di ricordare le parole di un elenco da parte di un gruppo di fumatori abituali di marijuana è ancora compromessa una settimana dopo la cessazione dell’uso di marijuana, e ritorna normale dopo 4 settimane. Di conseguenza, perfino dopo un uso intenso di marijuana per un lungo periodo di tempo, se un individuo smette di usare tale droga, può recuperare alcune capacità cognitive.

Altri studi hanno prodotto ulteriori prove sul fatto che gli effetti della marijuana sul cervello, a lungo andare, possono causare un deterioramento drastico delle capacità fondamentali della persona. Gli studiosi hanno assegnato ad alcuni studenti dei test per misurare la loro capacità di risolvere problemi e le loro caratteristiche emotive. I risultati hanno dimostrato come gli studenti, che già bevevano alcol e fumavano marijuana, erano svantaggiati rispetto ai loro compagni; questa cosa si accentuava però significativamente con il passare del tempo.

E non è tutto:  ricerche hanno dimostrato che i bambini nati da donne che hanno fatto uso di marijuana durante la gravidanza manifestano risposte alterate agli stimoli visivi, un accresciuto tremito ed un pianto più acuto, che potrebbero indicare problemi nello sviluppo neurologico.

Si è osservato che i bambini esposti alla marijuana, durante l’infanzia e gli anni pre-scolastici (il fumo passivo non è meno pericoloso in questo caso) presentano maggiori problemi comportamentali e problemi nello svolgere compiti che richiedono percezione visiva, comprensione linguistica, attenzione continua e memoria, rispetto ai bambini non esposti alla marijuana. A scuola, è più probabile che questi bambini presentino dei deficit nelle abilità decisionali, nella memoria e nella capacità di prestare attenzione.

Attraverso i suoi effetti sul cervello e sul corpo, l’intossicazione da marijuana può causare incidenti. Alcuni studi dimostrano che approssimativamente dal 6 al 10 per cento delle vittime di incidenti mortali risultavano positive al THC. In molti di questi casi è stata rilevata anche la presenza di alcol.

Il “National Highway Traffic Safety Administration”, ha evidenziato che una singola dose, anche moderata, di marijuana altera le prestazioni alla guida di un automezzo. Inoltre, se una dose di marijuana, anche piccola, è assunta insieme a sostanze alcoliche, gli effetti prodotti sono notevolmente più elevati rispetto agli effetti che derivano dall’assunzione di una soltanto di tali droghe.

Gli indicatori di guida utilizzati per questi test includono il tempo di reazione, la frequenza visiva di ricerca (l’autista che controlla le vie laterali), e la capacita di percepire e/o rispondere ai cambiamenti nella velocità relativa degli altri veicoli.

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