Giornale sentire img1 Giornale sentire Logo Giornale sentire img2
Scienza e ricerca

Jurij Gagarin e l'epopea spaziale

Jurij Gagarin e l'epopea spaziale yuri-gagarin-news_web.jpgMosca-1-maggio-1961-Nikita-Khrushchev-Yuri-Gagarin-e-Leonid-Brezhnev.jpgJurij_Gagarin_ritratto_2.jpg
uomini con le ali

Alle 10.55 del 12 aprile 1961, dopo 108 minuti dal lancio, Gagarin tocca il suolo di una fattoria collettiva nella provincia di Saratov, nella Russia occidentale. Le prime persone che incontra una volta atterrato sono una contadina terrorizzata e la figlia, accompagnate da un vitellino. Tutto era iniziato con un “Si va!” , esclamazione carica di attese, pronunciata da Jurij Gagarin alle 9:07 con il quale prende il via una nuova avventura per il genere umano, proiettata nell’infinità degli spazi extraterrestri. Assolutamente normale che la figura di Jurij Gagarin sia venerata in patria come eroe nazionale dell’Unione Sovietica.



< Gagarin divenne poi uomo del sistema: eccolo
al centro tra Nikita Khrushchev e Leonid-Brezhnev

Jurij Gagarin ricordato dal Museo Caproni




Nel pieno della Guerra Fredda, in una corsa senza sosta per ottenere il primato nell’esplorazione delle stelle, la navicella Vostok1 - Oriente in russo – inizia il proprio viaggio da Bajkonur, in Kazakistan. A terra una bambina di 43 giorni attende il papà astronauta. Gagarin ha ventisette anni, è un giovane scelto fra una rosa di 3461 candidati, selezionati per la missione. È riuscito a mantenere il sangue freddo fino alla fine, superando un anno di addestramento fisico durissimo, basato su prove di resistenza alle vibrazioni e alle alte temperature, alla permanenza in camera di isolamento e risposta alle accelerazioni improvvise.

I rituali che accompagnano la partenza assomigliano a quelli raccontati attraverso nuovi strumenti sociali da un’altra protagonista delle esplorazioni nello spazio come Samantha Cristoforetti: gli esercizi fisici, la colazione con menù spaziale, i riti scaramantici. Per la prima volta vengono condivisi con il grande pubblico e resi noti dai mezzi di comunicazione. Da quel momento in poi infatti alcuni rituali sigleranno ogni partenza spaziale: tagliarsi i capelli due giorni prima del lancio, non assistere al trasporto e al posizionamento dei razzi e della navicella, bere un bicchiere di Champagne la mattina della partenza e firmare la porta della camera dell'hotel prima di uscire per raggiungere la rampa.

La navicella che accoglie Gagarin è una struttura del peso di poco oltre 4 tonnellate, alta circa 4 metri, composta da un modulo abitabile di forma sferica e da un modulo di servizio provvisto della strumentazione di bordo. Nella capsula abitata sono presenti tre oblò, un visore ottico, una telecamera, la strumentazione per rilevare pressione, temperatura e parametri orbitali, un portellone e un sedile lungo quanto l'abitacolo di una Fiat 500.

Gagarin compie un’orbita completa intorno al pianeta Terra: il suo viaggio dura ottantotto minuti a una velocità media di 27400 chilometri orari. Da lassù sorvola la Siberia, l’oceano Pacifico, l’Africa. Mentre ancora è in orbita, sulla Terra riecheggia il suo grido di entusiasmo “La Terra è blu. Che meraviglia”: una frase che andrà ad imprimersi nella memoria delle generazioni a venire.

Il Museo dell'Aeronautica Caproni di Trento - museo satelite del MUSE - gli ha dedicato una giornata di celebrazioni alla quale ha preso parte anche Roberto Battiston di ASI, l'Agenzia Spaziale Italiana
www.giornalesentire.it - 2016



LEGGI
> Storie di aviatori: Gabriele d'Annunzio

Scienza e ricerca

Scienza e ricerca

banner.jpg DECENNALE.jpg colore_rosso.jpg apivita.jpg banner.jpg