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Persone e idee

Edoardo Sylos Labini, ''Io e il Vate''

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Intervista di Corona Perer

di Corona Perer - Tre date al teatro Mercadante di Napoli: l'11, 12 e 13 aprile 2014 dopo il successo del tour 2013.

Incredibile la trasformazione che Edoardo Sylos Labini ha affrontato per calarsi nella vita del Vate con tutto se stesso. Bellissimi gli allestimenti (il mood fa tornare alla mente Luchino Visconti), perfette le sue donne alcune delle quali attrici scelte in loco che si sono aggiunte alla compagnia, vivace e inedita la trasposizione teatrale in format "dj" formula ormai collaudata e inventata proprio da Edoardo Sylos Labini.

Dopo il debutto nell'anno del 150° dalla nascita (il 2013) l'attore torna a calcare il palcoscenico tra i suoi impegni politici e giornalistici.

"Gabriele D'Annunzio tra amori e battaglie" per la regia di Francesco Sala, racconta il Vate uomo di "gesta". Abbiamo chiesto a Edoardo Sylos Labini di raccontarci il "suo" D'Annunzio. "Modernissimo, anzi futurista" risponde. Altro che decandentismo.

D'Annunzio decadente. Tu come lo definiresti?
Tutto meno che decadente, termine che ci ha portato fuori strada per troppo tempo. Lui fu un esteta, che viveva e si circondava di Estetica ed anche politicamente abbiamo preso molti abbagli...per esempio non fu mai veramente fascista.

Questo  è davvero un inedito...
Il 150° dalla nascita ci ha aiutato a spiegare che in realtà lui fu usato dal Fascismo. Alla marcia di Roma ad esempio disse no. E' Mussolini che fagogita il suo pensiero e attinge a piene mani, soprattutto dopo la sua morte.

Ma...e il Vittoriale? E i capricci di D'Annunzio assecondati dal Duce?
Mussolini diceva che D'Annunzio è come un dente cariato: "o lo si estirpa o lo si copre d'oro" e per questo lo accontenta: gli fa avere 5 milioni per acquistare il Vittoriale e poi gli manda la Nave Puglia del quale il Vate si era invaghito per il suo parco. Lo assecondava insomma, ma per usarlo e strumentalizzarlo.

Hai affrontato una totale trasformazione per questa pièce: quando hai cominciato a lavorarci?
Almeno tre anni fa: prima leggendomi le opere e poi scrivendo il testo. Poi ho dovuto entrare nei panni di D'Annunzio. Io non mi trucco, ma mi trasformo nel mio soggetto

Che tipo di D'Annunzio ti proponevi di presentare?
Un Vate da capire anche attraverso gli oggetti e le piccole cose, superuomo e casalingo, soldato e poeta.

Questo è non solo uno spettacolo, ma un progetto, di cui sei autore, attore e anche produttore...vogliamo spiegarlo?
Esattamente, è uscito in questi giorni anche un fumetto con i bellissimi disegni di Marco Sciame del quale inauguriamo a breve una mostra a Roma. Fumettista di Pescara come il Vate ha fatto un interessante lavoro e presto uscirà anche un e-book. Quindi stiamo affrontando la figura di D'Annunzio con strumenti inediti e innovativi, come del resto lo è la formula del dj-teatro.

Come è andato il reclutamento delle donne dannunziane che in ogni città salgono sul palco con voi?
Benissimo, abbiamo avuto un successo immenso: ci hanno risposto tantissime donne e a Chieti hanno debuttato con noi dimostrandoci come questo mix tra attori professionisti e non funzioni davvero.

Dunque tanta innovazione: negli strumenti e nel metodo...
Certo perchè D'Annunzio fu un vero innovatore! Ed era giusto togliere anche la polvere o almeno rimuovere l'idea di una letteratura polverosa perchè non lo è affatto.

Tu avevi affrontato l'innovatore per eccellenza, il futurista Marinetti. D'Annunzio come si colloca rispetto a lui?
Domanda utilissima: D'Annunzio è più futurista dei futuristi. Molto molto più di Marinetti. La sua vita fu azione, arte. Basti pensare al volo su Fiume, che è artistico non solo politico.

In quale tratto individui la sua modernità?
D'Annunzio anticipa le caratteristiche di un vip ante litteram, in grado di far parlare di sé attraverso i gesti e le parole, ma anche attraverso i suoi oggetti privati. Basti pensare che lui inventa il gossip. Lui è il primo ad avere fatto marketing di sè stesso e della cultura. La sua scalata sociale inizia impalmando una contessina e così conquista la mondanità di Roma. Vende il suo pensiero, il Piacere, come la sua vita.

Senti di assomigliargli?
Bè sì, mi sento audace come lui.

Quale frase ti si è scolpita "dentro" ?
Bisogna fare della propria vita come si fa un'opera d'arte. Bisogna che la vita d'un uomo d'intelletto sia opera di lui. La superiorità vera è tutta qui.

Cosa prevale nel tuo spettacolo? D'Annunzio e le donne o il D'Annunzio soldato?
Entrambi hanno armonico spazio, ma il tombeur de femmes è sicuramente una parte consistente. Anche se c'è molto del suo spirito guerriero.

Un aspetto inedito della sua vita?
Ad esempio parlava con l'Aldilà ed è così che mantiene il suo legame con la Duse.

Ma lui la amò davvero?
Sì, solo che se ne è accorto dopo, o almeno troppo tardi. Il loro fu un connubio straordinario, anche se il rapporto con le donne  - ne aveva tantissime - lo portava ad essere un vampiro: succhiava loro il sangue e ogni energia. Ma la Duse resta e non a caso aleggia non solo al Vittoriale dove mantenne un busto velato che era la sua presenza, mitica.

Milano, aprile 2014

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