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Arte e cultura

Londra: la Estorick Collection importa ''Astrazione Oggettiva''

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Avanguardie storiche

Ha reso loro omaggio una mostra della Galleria Civica di Trento che ora si presenta al panorama internazionale. Nell'autunno del 1976 gli artisti Mauro Cappelletti (1948), Diego Mazzonelli  (1943-2014), Gianni Pellegrini (1953), Giuseppe Wenter Marini (1944), Aldo Schmid (1935-78) e Luigi Senesi (1938-78) – questi ultimi due tragicamente deceduti in un incidente ferroviario nel 1978 - sottoscrivono il Manifesto di Astrazione Oggettiva. Sintonizzandosi con l'innovativa tendenza presente nel dibattito artistico internazionale del tempo, e focalizzandosi sulla pittura, il manifesto dialoga con  le avanguardie dei primi anni Venti, come ad esempio il Bauhaus, ma anche con le ricerche ottico-percettive e  con l'approccio geometrico del movimento concretista degli anni Settanta.

La mostra, alla Estorick Collection of Modern Italian Art di Londra dal 13 Aprile fino al 26 Giugno 2016, è la prima a porre l'attenzione sul lavoro di questi pittori trentini che misero il colore al centro delle loro indagini estetiche, creando lavori al contempo sia concettuali che lirici. L'esibizione comprende alcuni tra i pezzi più importanti degli artisti appartenenti al gruppo – due dei quali hanno personalmente prestato i loro lavori.

Sebbene i sei pittori condividessero un profondo interesse per il colore, ognuno di loro era dotato di un'unica ed indipendente visione artistica, e pertanto il manifesto da loro sottoscritto non fu mai inteso come confine categorico o limite espressivo, ma, piuttosto, come linea guida generale e condivisa. Così come spiega la curatrice della mostra, Giovanna Nicoletti: “Comune denominatore dei sei artisti è la relazione tra colore e luce, vissuta come nuova condizione dello spirito umano separato dal resto della natura. Aldo Schmid lavorava sul colore dal punto di vista scientifico. Luigi Senesi sviluppava un modello cromatico progressivo e graduale. Diego Mazzonelli indagava le campiture nere cromo assorbenti. Giuseppe Wenter Marini dilatava lo spazio con trasparenze di colore. Mauro Cappelletti disegnava linee direzionali nella definizione delle campiture e Gianni Pellegrini lavorava sul segno come elemento quasi calligrafico capace di una energia pulsante”.

Ciò che univa gli artisti era il costante e totalizzante studio sul colore in quanto oggetto e soggetto di indagine, il Manifesto si prefiggeva di rendere la “ricerca cromatica organizzata” una pratica artistica. I loro quadri erano razionali, analitici e oggettivi, creati in accordo  con un approccio rigoroso e metodico. L'istinto viene messo da parte in favore della disciplina e del controllo, portando alla creazione di un'arte impersonale che rifiuta l'importanza della componente emozionale sia del pittore sia del fruitore. Per gli artisti di Astrazione Oggettiva era necessario avere “consapevolezza degli elementi che realizzano la pittura stessa: il supporto, il colore, il segno”. Conseguentemente, il loro approccio al processo creativo e alla produzione dell'opera d'arte era scrupoloso e quasi “artigianale”. In linea con il rifiuto dell’estetica fine a se stessa e con l’impegno politico che, dal 1968 in avanti, permeò gran parte degli ambienti culturali italiani, i sei trentini sentirono il ruolo dell’artista come un impegno morale, politico e sociale.

Incentrata su un movimento italiano degli anni Settanta non molto conosciuto, questa affascinante mostra esamina il lavoro di un gruppo di pittori che andò contro ciò che loro consideravano la superficialità della cultura contemporanea. Sebbene tragicamente interrotto dalla morte prematura di due dei suoi membri, le sperimentazioni del movimento rappresentano comunque una evoluzione della pittura astratta nell'Italia del dopoguerra.


 



 

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