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Arte e cultura

Feltre, il fascino dell'antico

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alla Galleria Rizzarda

Tratta dell'influsso operato dalle scoperte archeologiche in area vesuviana, e non solo, sull'arte, soprattutto decorativa, di fine '700-inizio '800 la mostra "Il fascino dell'antico" allestita alla Galleria Rizzarda di Feltre.

Si parte dall'impresa editoriale de Le Antichità di Ercolano esposte, voluta da Carlo di Borbone, tramite l'Accademia ercolanese. Sono esposti i primi tre Tomi che trattano le pitture romane, datati 1757, 1760 e 1762, appartenuti ad Antonio Canova e si affronta la diffusione dei motivi tramite opere quali il Voyage pittoresque di Jean Claude Richard abate di Saint-Non, ma anche le serie calcografiche da questi realizzate con Jean Honoré Fragonard e Hubert Robert.

La scoperta dei siti vesuviani, compiuta con una certa organicità a partire dal 1738, non portò all'improvvisa rivelazione di un patrimonio di cultura classica, tale da determinare un'inedita svolta di gusto. L'approccio con l'antichità era già avvenuto tre secoli prima, quando, intorno al 1480, scavando sul colle Oppio, ci si imbatté nelle rovine della Domus Aurea di Nerone.

Quelle "grotte" fornirono però un inesauribile repertorio di temi e motivi figurativi fissati in schizzi e taccuini con l'elegante calligrafismo rinascimentale e riprodotti in decorazioni parietali su gran parte del territorio nazionale. Fu la scuola di Raffaello, soprattutto ad opera di Giovanni da Udine, a diramare questo tipo di cultura dell'immagine.

Feltre, non fu immune da questa moda, applicando gli stilemi antiquari negli apparati decorativi che impreziosirono la ricostruzione dopo il devastante incendio appiccato dalle truppe di Massimiliano d'Asburgo il 3 luglio 1510.

Le facciate degli austeri palazzi sorti dalla pressoché radicale ristrutturazione urbanistica del centro storico, soggetti, al tempo stesso, all'influsso nordico e lagunare, si riempirono di grottesche, scene e personaggi mitologici. Fregi e fasce decorative nati dalla bizzarra ibridazione di elementi fitomorfi e teriomorfi, satiri, mascheroni, bucrani e le più disparate chimere, oltre a cortei marini degni della fantasia creativa di Amico Aspertini, iniziarono a scandire gli spazi architettonici.

Furono rievocati, con fini edificatori e di risveglio delle virtù civili, episodi come quello di Curzio Rufo sul cavallo impennato, nell'atto di gettarsi  nella voragine, Muzio Scevola davanti al braciere sul quale avrebbe sacrificato la mano destra, la contrapposizione tra Orazi e Curiazi.

La mostra racconta il gusto e il fascino per l'antico. Una sezione è dedicata ad Antonio Canova che, attraverso le numerose visite ad Ercolano e Pompei, mise assieme una sorta di "micropinacoteca neopompeiana" che diede origine ai disegni, alle tempere e si tradusse talvolta in bassorilievi e sculture.

"I dipinti romani di area vesuviana ispirarono alla fine del '700 squisite serie di tempere acquistate spesso dai rampolli di buona famiglia nel corso del Grand Tour. Ne abbiamo 40 in mostra di soggetto mitologico, sacro, effigianti scene di genere e nature morte. Tre di esse derivano da scomparsi affreschi della cosiddetta Grotta sulla via Salaria. Le altre 37 si ispirano ad affreschi di Ercolano, Pompei e Stabia" spiega Tiziana Casagrande Conservatrice dei Musei Civici di Feltre.

Le figure degli affreschi compaiono nei raffinatissimi servizi della Real Fabbrica Ferdinandea, ma continuano ad ispirare le ceramiche della manifattura Ginori, fino alle creazioni di Gio Ponti per la Richard Ginori. Anche i motivi dei vasi greci diffusi tramite le Antiquités di D'Hancarville, che illustrano la splendida collezione di Sir William Hamilton, influenzano la produzione ceramica del tempo: dalla Real Fabbrica Ferdinandea alle manifatture Del Vecchio e Giustiniani.

Un saggio di tutto ciò è in mostra assieme a oltre 600 calchi in gesso di gemme e cammei di soggetto antiquario. La mostra è corredata da un catalogo di 180 pagine con saggi di Enrico Colle, Valerio Terraroli, Mario Guderzo e della sottoscritta, schede di Gianluca Tormen, Federica Millozzi, Marica Dandrea, Eleonora Feltrin e Annalaura Bond.

La mostra resterà aperta fino al 29 giugno 2014.

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