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A tavola con i... Carbonari

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di Corona Perer

(Fratta Polesine, 8 novembre 2014) - Chi arriva da queste parti nel primo week-end di novembre non deve stupirsi di baionette e battaglie e barricate in città: si stanno rievocando i sogni carbonari e i moti della Carboneria. Si sta rievocando quel sogno che forse ancora oggi non si è realizzato appieno nonostante la Repubblica e la Democrazia? Può essere. Ma questo discorso porterebbe lontano, mentre la storia chiede precisione.

La Cena Carbonara che si è tenuta presso la Palladiana Villa Molin di Fratta Polesine ricorda il carattere di questo luogo abitato da gente combattiva, coraggiosa e in anticipo sui tempi. L’evento, inserito nelle manifestazioni per l’Unità d’Italia, richiama ogni anno sempre più pubblico. E' accaduto anche domenica 8 novembre con la rievocazione dei moti carbonari nella “Fratta Austriaca” del 1818 con gli arresti eccellenti e il carcere duro dello Spielberg per alcuni notabili della Fratta Polesine di inizio Ottocento.

Le Giornate Carbonare di inizio novembre trasformano la città e i suo residenti: tutto ritorna ad essere un angolo di mondo ottocentesco dove, tra nobili e intellettuali, scaturirono quelle cospirazioni anti-asburgiche che porteranno a costruire la nuova Italia. Nei primi anni dell'ottocento,  in anticipo sui moti risorgimentali che scoppieranno nel paese, si compiva da queste parti la tragedia dei "Carbonari della Fratta". E' il motivo per cui la "città" è inserita in tutte le storie patrie, come primo esempio di repressione da parte austriaca delle aspirazioni alla libertà e all'emancipazione nazionale (1818).

L'esclusivo Banchetto Carbonaro nel Salone d’Onore di Villa Molin Avezzù, apre e precede il week-end storico, dove - tra arresti e colpi di scena - teatranti locali ridanno voce a un anno fatidico:il 1818 quando molti esponenti della nobiltà locale vennero arrestati e finirono nelle patrie galere come cospiratori. A ricordo del sacrificio dei Carbonari, nel 1867 venne eretto, primo nel Vento liberato dagli Austriaci dopo la terza guerra di indipendenza, un monumento opera dello scultore veronese Grazioso Spazzi. E' l’unico monumento dedicato ai Carbonari in Italia.

Il banchetto carbonaro che si tiene ogni anno, è una cena esclusiva, unica nel suo genere, con pietanze e ricette d'epoca (quest'anno anche la salsina tanto cara a Napoleone) e poi le galline e faraone, i passatelli, i ravioli con la zucca che già all'epoca dominavano le costumanze.


< foto di Lamberto Selleri


Tra un piatto e l'altro i quadri di animazione e le azioni sceniche dei figuranti in costume d’epoca, anticipo della grande rievocazione che domina la giornata centrale delle celebrazioni, di domenica,  nel centro storico.

I fatti di quel 1818, molto prima dei moti italiani del '20-21, testimoniano che Fratta era un'avanguardia di intellettuali. Nelle mani della polizia era caduta una fila di Carbonari che aveva il suo centro proprio lì, in Polesine.  Il processo fu affidato al giudice Salvotti, trentino ed ex massone, che ebbe facile successo sul sistema difensivo degli imputati.

"Presi nelle reti del processo inquisitorio, i disgraziati settari furono fatalmente portati alla confessione e a compromettere sé ed altri. Privi d'assistenza legale, torturati da interrogatori implacabili che duravano giorni continui, finirono col tradirsi anche là dove non li aveva traditi un complice debole o corrotto dalla speranza di condono. Un'abilità infernale, pur con il massimo rispetto della procedura austriaca, segnalò il Salvotti all'imperatore Francesco I che seguiva minutamente questi processi. La condanna di morte, commutata in quella di carcere duro a tempo, colpì otto dei maggiori accusati di Fratta : la durezza della pena fu determinata dai moti di Napoli e Piemonte, che fecero parere più grave il reato dei carbonari di Fratta"  scrisse lo storico Adolfo Omodeo autore de "L'ETA'DEL RISORGIMENTO ITALIANO" ed esperto dei processi del '21-22.

Un altro eroe frattense ha lasciato il segno nella storia d'Italia: nel 1885 nasce infatti a Fratta Polesine Giacomo Matteotti, uomo politico socialista e parlamentare, ucciso dai fascisti il 10 giugno 1924 per aver denunciato i brogli elettorali di Mussolini. Quest'anno nella vicina Villa Badoer Fratta Polesine (Rovigo) è stata inaugurata la mostra storico-documentaria “Giacomo Matteotti” con un riallestimento di quella che venne realizzata nel novembre 1976 all’Archivio Centrale dello Stato  e quindi presentata a Rovigo, Urbino e altri centri italiani.

Giacomo Matteotti è uno dei figli illustri di questa terra. Laureato in giurisprudenza, Matteotti militò nel partito socialista: intelligente, zelante ed appassionato sostenitore dei diritti delle classi più umili, venne eletto deputato nel Collegio di Ferrara. Fu assassinato a Roma, ma i mandanti erano i nazi-fascisti del Polesine che già lo avevano arrestato e torturato come prova generale e avvertimento del futuro assassinio. Matteotti ora riposa in un austero mausoleo nel cimitero di Fratta.

Le ville palladiane, fra tutte la Villa Badoer (nell’elenco dei siti  del  Patrimonio dell’Umanità UNESCO), il suo museo Nazionale da cui si evince la forte presenza di comunità organizzate sin dall’era del Ferro,  la casa-museo di Giacomo Matteotti, il museo etnografico e una serie di altri importanti siti, fanno del Comune di Fratta Polesine un  territorio tutto da visitare.



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