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Arte e cultura

Gian Pietro Bombardelli, dipingo e...distruggo

Gian Pietro Bombardelli, dipingo e...distruggoGian_Pietro_Bombardelli_giornale_sentire.jpgsingolare_studio_di_artista.jpg
Corona Perer

Alla sua prima vera personale ha dato come titolo "Idrolisi” (Upload Art Project a Trento ha presentato le opere recenti in una mostra a cura di Federico Mazzonelli), alludendo ad un processo chimico di “mutamento". La storia di questo giovane artista nasce in una piccola cantina-magazzino e cresce a suon di passione e delle inevitabili delusioni, ma anche di una grande forza di volontà. Gian Pietro Bombardelli inizia a dipingere grazie ad un piccolo risarcimento per un sinistro. Non molti soldi ma quanto basta per comprar tele, pennelli, colori. Il piccolo tesoro diventa mestiere. Un amico gli presta un piccolo scantinato come atelier (dove tuttora lavora) e Gian Pietro finalmente può fare l'artista. Di giorno dipinge, di notte fa il cameriere nella sua Riva del Garda. Ma le opere astratte - peraltro assolutamente originali - non vendono. La rabbia diventa allora atto creativo. Ed ecco che il tocco di genialità si aggiunge a quanto già espresso, ma incompreso: nel distruggere i suoi quadri, Bombardelli li “trasforma” . Quadri astratti diventano borse vistose e capienti, resistenti e colorate e accessori coordinati. E il miracolo accade: le sue creazioni finiscono nella vetrina di una centrale boutique e arriva il successo. Sono “cose” che piacciono perché pezzi unici venuti da un gesto d'arte che le impreviste clienti colgono immediatamente nella loro irripetibilità. Così - suo malgrado – il cameriere diventa anche stilista, appuntando una terza stelletta alla giacchina bianca con papillon.
Ma prima che la trasformazione delle sue cose avvenga (con la complicità di ago e filo e di una vecchia macchina da cucire per calzolaio, azionata a pedale dalla compagna), Bombardelli mette nei quadri energia e colore, inserti pop e incursioni verso l'astratto, collages che evocano un territorio vergine e selvaggio allo stesso tempo, un singolare angolo di mondo abitato da strane creature, una savana-astratta tutta da esplorare. E il primo a stupirsene è proprio lui, che resta a sognare una vera mostra e l'attenzione della critica. Ora questa mostra è arrivata e ad essere esposti – finalmente - ci sono i suoi quadri. Un traguardo raggiunto senza dannarsi nel tran-tran sospeso tra i vasi comunicanti e  i trasformismi che alternano la notte al giorno, il bar all'atelier e l'atelier alla boutique.




> nella foto a fianco: particolare dello studio dell'artista

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