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Arte e cultura

Kounellis: la drammaturgia del mare

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di Corona Perer

Sono lacrime pesanti come sassi che scendono dal cielo e si posano sulle onde, o grani di un immenso rosario appesantiti dal dolore di chi assiste muto e silenzioso al dramma del mare?  Le pietre che calano, annodate alle tipiche corde dei marinai, sono al tempo stesso pesanti e leggiadre. Affondano e sollevano.

Jannis Kounellis le ha messe in scena a Trieste nella ex-Pescheria liberty: è la drammaturgia del mare. Fa calare le pietre (come fossero stelle del cielo) su un enorme disfatta: relitti di barche giacciono allineate e smembrate dalla furia del mare.

Sembra che il loro giacere non avvenga su un arenile o pontile, ma su un vero e proprio letto di morte al quale assistono, mute e veglianti, delle sedie vuote ma vestite a lutto.

Si potrebbe pensare che quelle lacrime-stelle siano salite proprio dagli astanti-assenti che non ci sono (ed hanno infatti lasciato solo la loro veste da lutto), ma i loro mantelli neri rendono la presenza viva e orante.

Jannis Kounellis è figlio del mare. Nato al Pireo nel '36 e figlio di un ingegnere navale, a Trieste - città che visitò da bambino durante un viaggio col padre - realizza un'opera coerente con il suo agire artistico che ha sempre fatto i conti con i materiali poveri, rinvenuti magari in un cantiere e ri-assemblati.

C'è poi il pathos e il dramma, tipicamente greco, c'è l'uomo e la sua storia che da sempre interessa questo artista dal gesto e dallo sguardo intenso.

Curata da Davide Serchioni e Marco Lorenzetti, la mostra "Kounellis Trieste" riceve dal luogo una sua magica sacralità.

Il salone degli Incanti, un tempo pescheria cittadina, con la sua conformazione a navate ed il suo soffitto a volte, è infatti del tutto simile a una basilica in riva al mare. E quella messa in scena è una orazione funebre.

A Kounellis l'ex-pescheria dell'impero austro-ungarico è sembrata subito (lo ha raccontato lui stesso all'affollata inaugurazione) il luogo ideale per ospitare l'epica vicenda di tanti uomini posti di fronte all'immensità del mare a cui legarono il proprio lavoro, il presente e il futuro, il sostentamento della famiglia ed anche il passato nel ricordo dei propri morti.

Per l'artista questa mostra è però qualcosa di più: è stato un tornare sui propri passi di bambino quando il padre lo portò a Trieste. Oggi dall'alto dei suoi 77 anni, il suo sguardo è colmo di esperienza e intreccia una suggestione che rimanda al mondo al quale è sempre rimasto legato: quello dei naviganti e delle loro inevitabili tragedie.

Una storia di mare coraggio e operosità commovente che sembra dire qualcosa anche del dramma della nazione greca di questi ultimi due anni.
(Trieste - settembre 2013)

 

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