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Gillo Dorfles, 106 anni da gentiluomo

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memorie di fotoreporter

Ha 106 anni  Gillo Dorfles, il decano dell'arte, raccontato di recente nella mostra "Gillo Dorfles. Essere nel tempo", a cura di Achille Bonito Oliva aperta al MACRO (Museo d’Arte Contemporanea Roma) inaugurata nel novembre 2015 e chiusa il 30 marzo 2016 dove sono stati esposti anche alcuni ritratti fotografici di Giovanna Dal Magro. Il rapporto artistico tra Gillo Dorfles e la fotoreporter è qualcosa che va avanti da molto tempo. Ce lo racconta lei stessa.

Giovanna, come l'hai incontrato?
Era l’autunno del 1975 e avevo appena iniziato a collaborare con una nuova rivista concettuale ideata da Ugo La Pietra che si chiamava In Più. Per la prima volta ebbi l’incarico ufficiale per il ritratto di un personaggio famoso come Gillo Dorfles.

Era già allora un grosso personaggio. Come hai affrontato l'impegno?
Ero emozionata e molto agitata, suonai alla porta e il professore, con un piglio molto severo e quasi seccato, mi introdusse nel suo studio. Aprì di scatto il primo cassetto di un antico comò, pieno zeppo di stampe di suoi ritratti in vari formati in bianco e nero, e mi disse di guardarli bene. Tutti – e mi fece nomi di maestri della fotografia – avevano già provato a ritrarlo, ma non c’era riuscito nessuno; se volevo, però, potevo provarci anch’io.




 

Le foto di questa pagina sono tutte di
© Giovanna Dal Magro

 


Cosa hai pensato?
Per prima cosa avrei avuto l'iumpulso di andarmene immediatamente, ma mi resi subito conto che un fallimento simile avrebbe pregiudicato tutta la (poca) sicurezza in me stessa che avevo: iniziai così a scattare le prime foto in studio, cercando disperatamente di  stabilire quel feeling indispensabile tra il fotografo e il fotografato.

E lui come si comportava?
Dorfles rimaneva fermo nella sua posizione e, forse perché cominciava a mancarmi l’aria, ebbi l’intuizione di chiedergli se avesse voglia di fare un giro sotto casa per mostrarmi le splendide architetture del periodo Liberty che tanto amavo. S’illuminò all’idea, prese soprabito e cappello, e passeggiammo tra le costruzioni milanesi mentre mi spiegava in modo sublime i dettagli di quel periodo artistico. Ogni tanto scattavo qualche foto, magari un po’ defilata, ma ormai la complicità si era creata. Stampai le foto e le lasciai nella sua portineria.

E quale fu la reazione?
Quando mi telefonò, e sentii la sua voce, mi si piegarono le gambe dalla paura, ma lui esplose in complimenti per le mie immagini con un’ammirazione che non dimenticherò mai. E che mi diede la forza grazie alla quale non ebbi mai più timore davanti a nessun personaggio famoso.

Dunque uno di quegli incontri che restano scritti nel tempo e nella memoria...
Certo. Dorfles mi citò, infine, sul Corriere della Sera, in un articolo riguardante il centocinquantesimo della nascita della fotografia, come uno tra i quattro fotografi italiani che aveva scelto.E questa è una soddisfazione che ricordo ancora.
Corona Perer - novembre 2015




 

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foto © Giovanna Dal Magro

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