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Persone e idee

Giordano Bruno Guerri ''Il futurismo: non č mai finito''

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di Corona Perer*

"Oltre ai lineamenti etruschi mi sono rimaste le mani da cavatore di ciocco" dice il toscano Giordano Bruno Guerri autore del libro che ha gettato nuova luce, sfatando pregiudizi e leggende, sul padre del Futurismo Filippo Tommaso Marinetti.  Operazione in verità non nuova per Guerri che ha scritto anche una biografia su D'Annunzio.
La sua rilettura per Mondadori, propone una nuova interpretazione del personaggio Marinetti e del rapporto arte-vita. Ne emerge il ritratto di un uomo che, ricco di famiglia, individuò e sostenne le energie artistiche e intellettuali della sua epoca svenandosi se necessario. Dopo l'infanzia ad Alessandria d'Egitto, Marinetti studiò a Parigi, da dove nel 1909, a trentatré anni, lanciò il Manifesto del Futurismo.
Poeta, editore, romanziere e saggista, fu un grande provocatore e organizzatore di cultura. "Ma su di lui ci sono miti e pregiudizi che vanno assolutamente sfatati" dice Guerri che ha diretto "Storia illustrata", "Chorus" e "L'indipendente", è stato direttore editoriale della Mondadori e attualmente dirige il Vittoriale dannunziano.

(Perer) Professor Guerri, c'era davvero qualcosa di nuovo da dire su Marinetti?
(G.Bruno Guerri) Certo che sì. Anzi da ridire, su tre fronti: fascismo donne e guerra

(Perer) Esce un uomo diverso dalla biografia ufficiale?
(G.Bruno Guerri) Ho svolto ricerche accurate su documenti dell'Archivio Centrale dello Stato e del Vittoriale e posso con serenità affermare che su Marinetti, molto più che sul Futurismo, esiste una vulgata piena di luoghi comuni, pregiudizi e ignoranza che smonto cercando di dare una versione più vicina possibile alla verità.

(Perer) Partiamo dal Fascismo. Marinetti era fascista?
(G.Bruno Guerri) Sì lo era, fu tra i fondatori, ma attenzione: si ignora che si stacca dal fascismo proprio nel momento dell'ascesa al potere di Mussolini perchè il duce non rispetta i patti iniziali e cioè: lotta alla monarchia, alla borghesia e al Vaticano, simboli di passatismo e punti chiave del manifesto futurista.

(Perer) Marinetti però torna al Fascismo. Corrisponde?
(G.Bruno Guerri) Sì, ma ci torna nel momento meno opportuno e cioè dopo il delitto Matteotti quando tutti lasciavano la barca. E questo non perché fosse un fanatico ma perché aveva un forte senso della patria per esser nato e vissuto all'estero. Disse e scrisse più volte che la parola ‘patria' doveva prevalere sulla parola ‘libertà'. Oggi non condividiamo, ma tutti i personaggi storici vanno contestualizzati. Questo sentimento allora era forte: il fascismo si proponeva come esaltatore e salvatore della patria.

(Perer) Lei però afferma che fosse quasi antifascista. Cosa intende?
(G.Bruno Guerri) Emerge dagli atti che pur stando dentro il fascismo Marinetti fece cose che pochi antifascisti avrebbero fatto: dice no alle leggi razziali, unico a farlo e paga caro. I futuristi cessano di lavorare e Marinetti si svena per pagarli. Era così generoso che lui, uomo ricco, sostiene i futuristi che non riuscivano più a vendere. Nel ‘41 è senza una lira e non può pagarsi un'operazione allo stomaco. Non quindi un uomo avventato, ma un generoso. La famiglia si rifarà ampiamente grazie alla collezione di capolavori da lui creata.

(Perer) Lei scrive di meriti antifascisti. Quali?
(G.Bruno Guerri) Grazie alla sua autorità e al suo spirito anarchico fece liberare molti prigionieri politici, sia di destra che di sinistra e tra questi Ferruccio Parri che sarà il primo capo di governo antifascista.

(Perer) Quindi uomo di parte ma anche trasversale?
(G.Bruno Guerri) Direi, uomo libero capace di fare sintesi sulle idee e di avere idee proprie. Ma c'è un aspetto ancora più importante: si battè perché in Italia si affermasse l'arte che Hitler aveva definito degenerata nel ‘37: astrattismo, dadaismo, surrealismo, cubismo. Tutto ciò che non era realismo solenne e ufficiale era da buttare per il Fuhrer. Se Marinetti non si fosse battuto come un leone questa arte non si sarebbe mai affermata. Arrivò a dichiarare futuristi anche artisti che non lo erano affatto pur di proteggerli con un forte esborso di denaro.

(Perer) E il disprezzo per la donna?
(G.Bruno Guerri) Attenzione questo è sì un passaggio brusco del manifesto, ma Marinetti dimostrò per tutta la vita di amare la donna libera intraprendente. Era semmai disprezzo per la donna-casa-e-chiesa, castratrice, quella dei romanzi di Fogazzaro, chiusa e passiva, amanti e svenimenti alla D'Annunzio con il quale condivideva solo la fama di grande, implacabile seduttore.

(Perer) Ma lei però afferma che fu persino femminista...
(G.Bruno Guerri) Certo! Difese le donne, per primo propose che votassero e fossero elette. La donna doveva essere libera nei comportamenti, come l'uomo, cosa che all'epoca fece molto scandalo, come oggi del resto.

(Perer) E veniamo al passaggio tabù: la guerra-igiene del mondo
(G.Bruno Guerri) Lui in realtà intende non la guerra armata, ma la lotta per la vita. Certo fu per la prima guerra mondiale, ma non fu il solo pazzo. C'era una corrente di pensiero che la considerava inevitabile, anche Thomas Mann. Ma per lui era la quarta guerra d'indipendenza che doveva completare l'unità d'Italia, tant'è vero che nel 18 propone la smobilitazione dell'esercito di leva per farne un esercito di volontari professionisti.

(Perer) Cosa è il futurismo e avrebbe spazio ancora oggi?
(G.Bruno Guerri) Futurismo è tutto ciò che è libertà creativa e di comportamento, quindi non è mai finito. L'unica branca dell'attività umana di cui non si è mai occupato è la storia, ma ora abbiamo anche uno storico futurista.

(Perer) E chi sarebbe?
(G.Bruno Guerri) Io naturalmente!
* riproduzione riservata

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