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Lettere al direttore

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Il direttore risponde

Gentile Direttore,
in merito al vs. articolo "
Shoah: il progetto Aktion T4" e in  occasione della giornata della memoria, vorrei ricordare un capitolo della violenza nazista, culminata nella Shoah, forse meno noto, ma non per questo meno tragico. Sono trascorsi 70 anni da quando terminò il cosiddetto “Processo dei medici”, tenutosi a Norimberga tra il dicembre 1946 e l’Agosto 1947. Tra i crimini contestati ai 23 imputati, vi erano anche quelli legati al cosiddetto “Programma di eutanasia”, in cui, tra il 1939 e il 1945, trovarono la morte circa 200.000 persone con disabilità o con disturbi psichici (oltre 70.000 nell’ambito della sola Aktion T4). Tutti gli imputati si dichiararono non colpevoli. Al termine del processo sette di loro furono assolti, sette furono condannati a morte, gli altri al carcere.
Nell’ambito del “programma eutanasia”, gli assassini furono prevalentemente medici, infermieri e personale ausiliario, e i bambini furono le prime vittime. In seguito lo sterminio si estese agli adulti, articolandosi in quelle che si sogliono definire “Aktion T4” (in appositi centri di uccisione tramite l’utilizzo, per la prima volta, delle camere a gas), “Aktion 14f13” (nei campi di concentramento) ed eutanasia selvaggia (in ambito ospedaliero).
Nell’autorevole studio di R. Hilberg “La distruzione degli ebrei d’Europa”, l’autore afferma che: “L’eutanasia era la prefigurazione concettuale e nello stesso tempo tecnica e amministrativa della “soluzione finale” che sarebbe stata attuata nei campi di sterminio”.
Alice Ricciardi von Platen, membro della “Commissione di osservatori” inviata dall’Ordine dei medici al processo, nell’introduzione al suo testo del 1948 “Il nazismo e l’eutanasia dei malati di mente” ammoniva: “La dimensione raggiunta dall’Eutanasia negli istituti tedeschi dimostra come, una volta intrapresa la strada dell’annientamento delle cosiddette vite indegne, non ci siano più limiti […]. Credo che le morti del passato ci riguardino ogni volta in cui non ci indigniamo e non prendiamo posizione di fronte a ingiustizie e violazioni dei diritti. Il fatto che, oggi come allora, ci sono persone che non voltano lo sguardo, che si battono per la dignità, la garanzia e il rispetto dei diritti di tutti, è, credo, non solo la speranza, ma anche l’impegno della memoria per tutti noi.
Domenico Massano, 27/01/2017


Gentile Domenico Massano
Quella violenza programmata contro vite umane è stata un pozzo senza fondo. Entrati nel male, non c'è differenza tra ispiratori e esecutori. Il turbine trascina quelli che non hanno antidoti radicati. Valori antichi come solidarietà, riconoscenza, rispetto; e la gioia della vita come dono.
Quelli che hanno combattuto quel male, spesso non erano persone istruite, ma persone buone e forti. Essere medici o infermieri non ha protetto.
Molti, tra cui quei medici, si sono dichiarati innocenti perché eseguivano ordini, dimenticando che l'ordine criminale non si deve eseguire. Esiste la coscienza: non uccidere. Oggi questo principio è scritto in molte legislazioni, tra cui -chiarissima- quella italiana. Anche quella militare. Purtroppo ultimamente sento fare discorsi diversi, che richiamano il disprezzo dell'uomo in nome di altro. Mi pare sia tornato il tempo in cui i buoni e i forti debbano farsi sentire. Come lei dice, ce  ne sono molti.

Massimo Occello
28. 1. 2017

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Gentile Direttore,

in questi giorni, in seguito ai fatti di Mattarello, è tornato di grande attualità il tema del progetto della nuova ferrovia del Brennero sul territorio trentino. Alcune testate giornalistiche hanno riproposto le motivazioni con cui la P.A.T. promuove questo progetto, che consistono principalmente nel fatto che la linea ferroviaria attuale non ha una capacità sufficiente per sopportare il futuro traffico delle merci il quale si prevede in crescita illimitata. Questi due argomenti sono smentiti dai dati ufficiali. Sulla base del bollettino Alpinfo 2013 elaborato dalla Confederazione svizzera, il traffico merci attuale al Brennero è di 40,7 milioni di tonnellate totali (strada+ferrovia), su livelli di 10 anni fa. Secondo i promotori del progetto, esso sarebbe dovuto invece crescere nell'ultimo decennio di più del 3% ogni anno. L'errore commesso nelle previsioni di traffico è evidentemente molto rilevante. In secondo luogo, si afferma che la ferrovia storica ha una capacità insufficiente: oggi vi si trasportano 11,7 milioni di tonnellate di merci l'anno, ma lo stesso ing. Raffaele De Col della P.A.T. ha affermato in un convegno al MUSE il 6 marzo 2015 che ne potrebbe trasportare 29 milioni di tonnellate se solo venisse potenziata l’intermodalità e se si introducessero politiche di trasporto e fiscali favorevoli alla ferrovia. Queste incongruenze sono state riscontrate anche dal Politecnico di Milano in uno studio sulla galleria del Brennero del 2014. Questo progetto avrebbe un impatto devastante sul Trentino (enormi gallerie verrebbero scavate per esempio sotto il Calisio, la Vigolana, le colline di Povo e Villazzano sbucando in centro a Trento in Via della Spalliera e Piazza Centa) e costerebbe diversi miliardi di euro che verrebbero sottratti ai servizi essenziali. Riteniamo che l’inquinamento atmosferico provocato dai TIR della A22 vada combattuto subito proprio potenziando l’intermodalità e con politiche del traffico favorevoli al trasporto su rotaia, non realizzando una nuova linea ferroviaria quasi tutta in galleria che verrebbe realizzata tra un paio di decenni. Approfittiamo infine di questo spazio per fare una proposta: l’assessore Mauro Gilmozzi o l’ing. Raffaele De Col sarebbero disponibili ad un confronto pubblico su questo tema con chi come noi ritiene inutile e dannoso il progetto della nuova ferrovia del Brennero?

Andrea Fogato



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Gentile Lettore,

la lettera porta argomenti per frenare o fermare la realizazione delle tratte adduttive al Traforo del Brennero e segue di pochi giorni le manifestazioni  di contrarietà all'Opera che ci sono state a Mattarello in occasione di alcuni sondaggi preliminari. Il tema non è nuovo,  ma capace di scaldare gli animi. Per questo rispondo e segnalo le contraddizioni  che io vedo. L'opera ferroviaria attraverso il Brennero è un pezzo del collegamento ferroviario più importante d'Europa. Il corridoio n°1 (pensato nel 1992 con il "Libro bianco dei trasporti transeuropei": poi deciso formalmente nel 1997) che  si snoda da Helsinki a La Valletta. Lo scopo (insieme ad altri 9 corridoi) è quello di facilitare il movimento intracomunitario delle persone e delle merci: quindi promuovere cultura, opportunità comuni, ricchezza e benessere per l'Europa unita.
Da sempre questo "sogno" è stato appoggiato dalle Province Autonome di Trento e Bolzano, che vedevano (e vedono) nella nuova ferrovia la possibilità di mantenere pulite e vivibili le valli dell'Adige e  dell'Isarco spostando molte merci dalla gomma alla rotaia (contemporaneamente avvicinando molto Monaco e Roma per i passeggeri). Per questo negli anni 90 si diede mandato all'Autobrennero di accantonare i suoi utili per finanziare l'Opera; per questo non si è mai costruita una terza corsia autostradale; per questo si sono fondate due compagnie ferroviarie private di trasporto merci lungo l'asse Italia-Germania e si è molto investito in intermodalità gomma-ferro.
La Politica locale è (finora) sempre riuscita a spiegare l'opera alla gente (con gli argomenti che ho citato e molti altri) e a riceverne consenso quasi pieno. Specie in Alto Adige, dove il Tunnel di base del Brennero (in  buona parte già finanziato sia dall'Italia sia dall'Austria) è in costruzione. Deve essere chiaro: il tunnel ormai si farà. Ma aprire al traffico quel tunnel -cosa che avverrà tra circa dieci anni- significa  gestire un traffico ferroviario progressivamente  maggiore tra Verona e Fortezza. Se non vogliamo molti più treni sulla linea storica in alto Adige, in Trentino e fino a Verona (ultimata nel 1867) occorre sforzarsi di appoggiare la realizzazione delle Tratte adduttive.
Queste, nell'attuale impegnativo tracciato di massima, hanno un costo preventivato di 7.5 miliardi di Euro, e -fino ad ora- non hanno ricevuto un vero finanziamento da parte italiana (anche se la Ue è pronta a contribuire). Solo "spiccioli" per la progettazione e qualche sondaggio. Ostacolare le tratte adduttive, significa sollevare il Governo italiano da un grosso peso, ma contemporaneamente vuol dire assumersi la responsabilità di spiegare alla gente perchè dovranno avere la pazienza di sopportare il rumore di molti più treni lungo l'Adige. Anche di notte.
Oppure spiegare perchè si dovrà costruire una terza corsia in Autobrennero almeno fino a Bolzano, e sopportare l'incremento proporzionale di Tir lungo l'asse autostradale. Ma soprattutto, a mio parere, bisogna spiegare bene alla gente perchè rinnegare la politica, per una  volta lungimirante, che ci ha acompagnato fin qui.

Massimo Occello  




 

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