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Pena di morte: allarmante aumento

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Uccidere è una soluzione?

Il 10 ottobre 2016 si è celebrata la 14esima Giornata mondiale contro la pena di morte, evento principale della Coalizione mondiale contro la pena di morte il cui scopo è far conoscere l’applicazione della pena capitale nel mondo e intraprendere azioni verso l’obiettivo finale, la sua completa abolizione.

Fondata a Roma nel maggio 2002, la Coalizione è formata da più di 150 organizzazioni che difendono i diritti umani, associazioni legali, sindacati e autorità locali e regionali che uniscono i propri sforzi in favore dell’abolizione della pena di morte nel mondo. Oltre ad Amnesty International fanno parte della Coalizione, tra gli altri, la Comunità di S. Egidio, la Fidh (International Federation of Human Rights), la Fiacat (International Federation of Action of Christians against Torture), Forum 90 (Giappone), Mothers against Death Penalty and Torture (Uzbekistan).

Lo scorso anno almeno 20 paesi hanno emesso o eseguito condanne a morte per reati di terrorismo: Algeria, Arabia Saudita, Bahrein, Camerun, Ciad, Cina, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Giordania, India, Iran, Iraq, Kuwait, Libano, Pakistan, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Stati Uniti d'America, Sudan e Tunisia.

Sebbene l'uso della pena di morte per questi reati sia spesso avvolto dal segreto, negli ultimi anni Amnesty International ha potuto documentarne un rilevante incremento.

"Questo aumentato uso della pena di morte è una risposta viziata ai reati di terrorismo ed evidenzia l’errore fondamentale dei governi: non c'è alcuna prova, infatti, che nei confronti di reati violenti la pena di morte abbia un effetto deterrente superiore rispetto ad altre sanzioni. Si tratta di un segnale di debolezza e non di forza" - ha dichiarato James Lynch, vicedirettore dei Programmi globali di Amnesty International.

"La pena di morte costituisce sempre una violazione dei diritti umani. Oltre due terzi degli stati ha scelto di abolirla per legge o nella prassi. Gli altri dovrebbero seguire rapidamente l'esempio" - ha concluso Lynch.

Amnesty International si oppone alla pena di morte in tutte le circostanze a prescindere dal reato, dalle caratteristiche del reo o dal metodo di esecuzione. La pena di morte è la punizione più crudele, inumana e degradante.

Sebbene non siano una novità, negli ultimi anni gli attacchi dei gruppi armati e di altri soggetti sono risultati in tremendo aumento, spesso in contesti d'instabilità politica e di conflitto interno. L’obiettivo della Coalizione è di mettere in evidenza le violazioni dei diritti umani associate all’uso della pena capitale per i reati legati al terrorismo e l’inconsistenza della tesi della deterrenza, spesso utilizzata per giustificarne il mantenimento e l’uso.

I dati più aggiornati parlano chiaro:
140 paesi (oltre i due terzi del mondo) sono abolizionisti per legge o nella prassi
103 paesi hanno abolito la pena di morte per tutti i reati
58 paesi ancora prevedono nelle loro leggi la pena di morte
25 paesi hanno eseguito condanne a morte nel 2015
I cinque paesi che più hanno eseguito condanne a morte nel 2015 sono stati Cina, Iran, Pakistan, Arabia Saudita e Stati Uniti d'America.

                                        
www.giornalesentire.it - 11 ottobre 2016

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