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Arte e cultura

Giovanni Bellini, tra Pietà e pittura devozionale

Giovanni Bellini, tra Pietà e pittura devozionale11_Id_3._BELLINI_Cristo_crocifisso_tra_la_Vergine_e_san_Giovanni_Evangelista_Parigi_Louvre.jpgZOPPO_Meditazione_sulla_passione_di_Cristo_Londra_National_Gallery.jpgMantegna_Bellini_giornale_sentire.jpg
Alla Pinacoteca di Brera

(C.Perer) - Lo stupore è sempre lo stesso: di fronte alle immagini del Cristo sofferente, dominano il mistero che diventa contemplazione e...la constatazione. Tra queste la più evidente: l'arte su questo tema ha dato il meglio di sè e l'occhio di chi guarda, a qualunque epoca appartenga, si sente chiamato a partecipare ad un dolore che è scritto nel Dna dell'Occidente cristiano.

Periodicamente le mostre di arte sacra propongono il tema, ma questa volta è il (magnifico) restauro della celebre Pietà di Giovanni Bellini, appartenente alla Pinacoteca di Brera, ad offrire in questi mesi l'opportunità per ripercorrere la carriera del pittore veneziano, grande protagonista dell’arte rinascimentale italiana.

Non c'è dubbio: Bellini affronta il tema del Cristo con la "pietas" dovuta. Nella sua bottega il tema è ricorrente, le opere numerose. La novità è quel gusto, per l'epoca moderno, di rielaborare la tradizione iconografica bizantina. A Venezia le icone di Cristo erano una presenza familiare nelle case e nei conventi ed erano dunque parte integrante delle consuetudini visive degli artisti veneziani.

"Giovanni Bellini, la nascita della pittura devozionale umanistica" raffronta varie opere coeve ed offre uno spaccato della pietas belliniana. Inaugurata ad inizio aprile alla Pinacoteca di Brera, permette - fino al 13 luglio prossimo - l'occasione per confrontarsi con i lavori che fecero da background culturale al Bellini: 26 sceltissime opere, come la piccola tavola con Cristo in pietà con la Vergine dolente del Museo Horne di Firenze (della prima metà del XIV secolo).

Un importante codice della Biblioteca Trivulziana di Milano, l’Istrias, composizione poetica dell’umanista veneziano Raffaele Zovenzoni, che vi è ritratto in una miniatura (1474) attribuita allo stesso Giovanni Bellini, documenta l’ambiente culturale veneziano nel quale si trovò ad operare il pittore.

Le opere di Andrea Mantegna, la Pietà dell’Accademia Carrara di Bergamo e la Pietà del Museo Correr di Venezia, nonchè due altre versioni del soggetto, che dobbiamo a Marco Zoppo e Giorgio Schiavone venute dalla National Gallery di Londra aiutano a comprendere il gusto del tempo.

Alcuni rarissimi e preziosi disegni, tra quelli attribuibili con certezza al Mantegna - Cristo in pietà tra Maria Maddalena, san Giovanni Battista e la Vergine dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia - e a Giovanni Bellini - le due Pietà dal British Museum di Londra e dal Musée des Beaux-Arts di Rennes -  illustrano il lavorio concettuale e progettuale che sta dietro a queste immagini, e il ‘dialogo’ tra i due cognati tra sesto e settimo decennio del XV secolo.

La sezione centrale della mostra presenta la straordinaria Pietà di Brera, resa finalmente leggibile anche nei suoi valori cromatici dal recente, complesso restauro, terminato a fine 2012 e condotto dai restauratori del Laboratorio interno al museo: Paola Borghese, Andrea Carini e Sara Scatragli, con la direzione di Mariolina Olivari.

Il tono freddo della tavolozza è il segno più immediatamente percepibile del distacco di quest’opera dalla tradizione pittorica lagunare, dal colore saturo e dorato delle icone così come da quello pieno e smaltato delle opere di Antonio Vivarini.
Accanto a questo capolavoro della Pinacoteca di Brera viene posta, per la prima volta, l’intensissima, grande versione del soggetto di Palazzo Ducale a Venezia: la straordinaria occasione offerta da questo accostamento potrebbe suggerire qualche utile precisazione sulla difficile cronologia relativa alle due opere.

Intorno a questo nucleo centrale sono esposte la Pietà del Museo Civico di Rimini e quella già alla sommità della Pala di Pesaro di Giovanni Bellini, ora conservata nei Musei Vaticani. Questi due capisaldi dell’ottavo decennio del Quattrocento, che propongono in composizioni risolte diversamente il tema della morte salvifica di Cristo – Cristo in pietà tra angeli nella tavola riminese e invece Cristo tra la Maddalena, Nicodemo e san Giuseppe d’Arimatea in quella ai Vaticani -, furono un punto di riferimento ineludibile per molta pittura del tempo.

Chiude la rassegna la cruciale Madonna del magistrato da Mar di Giovanni Bellini (Venezia, Gallerie dell’Accademia), che fonde in un unico dipinto il tema della Madonna e quello della Pietà, raffigurando in un’intensissima immagine sineddotica il Bambino sul grembo della Vergine, con un braccio abbandonato nel sonno che prefigura la futura morte salvifica.

Tra i temi dominanti che come un fil rouge unisce tutte le opere della mostra– evidente nel  distico di grande commozione  della Pietà di Brera - vi è il legame dell'artista con gli ambienti umanistici veneziani, attraverso i quali egli conobbe e sviluppò gradualmente la sua propensione per la rappresentazione degli affetti,  della natura, del sentimento, della devozione e della commozione. Il catalogo, edito da Skira, con saggi di Marco Collareta, Andrea De Marchi e Mariolina Olivari, presenta alcune novità sulla storia della Pietà braidense di Giovanni Bellini, alla quale è dedicata una sezione sul restauro.
(C.Perer - 30 maggio 2014)


Giovanni Bellini.
La Pietà di Brera e la pittura devozionale umanistica
a cura di Sandrina Bandera, Matteo Ceriana,
Keith Christiansen, Emanuela Daffra, Andrea De Marchi e Mariolina Olivari
9 aprile – 13 luglio 2014
Pinacoteca di Brera

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