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Persone e idee

Giovanni Moro, ''Contro il non Profit''

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di Massimo Occello

L’occasione d’incontro è l’autunno culturale di Consolida, e in quel contesto Giovanni Moro, figlio di Aldo ed Eleonora, presenta il suo ultimo libro: “Contro il non Profit”. Una lucida, garbata, tagliente critica su questa realtà sempre più rilevante economicamente, ma conosciuta poco e male. Un “pasticcio” giuridico ed etico, non solo italiano, che contiene insieme solidarietà, dono, opportunismo e furbizie.   Il libro gli somiglia. Lui, il professore (insegna sociologia politica a Roma 3 e alla Gregoriana) lo incontro in Piazza del Duomo in un assolato primo pomeriggio di questa bella ottobrata trentina.  Occhi chiari sempre in movimento, sguardo distratto e improvvisamente penetrante. Inquietudine che sta insieme a profonda mitezza. Ricorda, nel profilo, l’immagine ascetica del padre. Di fronte, più la mamma. Su tutto domina un sorriso aperto e caldo, che scioglie il cuore. Via Fani, via Caetani, Torrita Tiberina.
Le immagini del suo dramma, che è tuttora il dramma di questo Paese, scorrono davanti ai miei occhi. Mi ha sempre profondamente emozionato. Credo che quell’assassinio sia il nodo d’Italia. In parte ancora da sciogliere. Faccio un timido cenno, ma lui taglia corto: di questo non gradisce parlare. Poco dopo ci spostiamo nella sala della presentazione del libro, che è a pochi passi: piazza Lodron, nella sede della Volksbank. Lì, getta via l’impaccio insieme all’impermeabile color melanzana, e sfodera un eloquio nitido, stringente, appassionato. Una forza inaspettata.
Lui nel libro non s’interessa dei “cattivi” che pescano in un mondo di “buoni”. A questi (ladri, truffatori, faccendieri, ecc.), penseranno poliziotti e giudici. Non sono il problema maggiore! Il “non profit” è invece “una cattiva idea applicata in modo coerente”. Mette insieme mutue sociali di prossimità e fondi previdenziali gonfi di capitali, mense dei poveri e ristoranti di lusso, dormitori per barboni e circoli elitari per tennis o canottaggio. Tutti insieme appassionatamente, tutti ammessi al beneficio del 5 per mille!  In sintesi, cose ingiuste perfettamente legittime.  Problema non solo italiano. Il Real Madrid e il Barcellona sono “ no profit”.
Pagando meno tasse possono fare campagne acquisti più ricche, distorcendo quel mercato. L’UNICEF impiega un terzo dei soldi, che raccoglie per i bambini, per pagare una struttura “imbarazzante”. In sintesi il “no profit” è una categoria fiscale che genera regole di diritto civile (o incivile), e ha effetti perversi, mettendo nello stesso paniere virtù e affari. Inganna la buona fede della gente, che è disposta a dare a chi aiuta gli altri, ma non sa che così facendo può donare anche a soggetti che usano quel “vestito candido” per fare marketing creativo e lucroso. Non sfuggono le cooperative. Ce ne sono molte da ammirare, e probabilmente sono la maggioranza. Ma ci sono cooperative di tre soci che muovono bilanci di centinaia di milioni.
Ripete come un mantra: “naturalmente tutto lecito, in accordo con la legge”. Sembra di sentire Antonio che ripete al popolo, davanti alla salma di Cesare, “ma Bruto è un uomo d’onore”. Lui non lo dice, ma in sala siamo in diversi a pensare che -non solo in Italia- abbiamo sviluppato sul “no profit” una legislazione opaca, che intenzionalmente lascia spazi d’ombra perché ci si possa “nuotare dentro”. Ma Moro è già oltre, e candidamente riferisce che siamo pieni di associazioni che organizzano solo gite per i soci, associazioni e sindacati che gestiscono CAF e hanno rilevanti giri d’affari, specie dopo l’esternalizzazione degli sportelli dell’INPS e di altri enti pubblici, fondazioni (riferimento esplicito a Formigoni) che pagano campagne elettorali. Dentro a quel paniere scivoloso convivono parrocchie e pezzi di Confindustria, doposcuola di periferia e università private, cura gratis di disabili e centri fitness snob,  cliniche religiose e associazioni di volontariato socio-sanitario. 
E conclude: il terzo settore genera concorrenza spietata per accaparrarsi fondi pubblici con le causali più diverse. Molto dipende dalla comunicazione, dalla pubblicità e dalla contiguità con il settore pubblico chiamato a erogare servizi.  I portatori di solidarietà vera spesso non hanno soldi e potere sufficienti a competere in questo mondo aspro e conteso, ma è forte la spinta ad adeguarsi. I buoni costumi tendono così a corrompersi. Infine i rimedi. Anche qui l’ultimo rampollo di Aldo ed Eleonora non si fà pregare, e schietto indica la strada: Il “no profit” è una forma giuridica fiscale, da superare. Ma la forma giuridica non è importante; devono, al contrario, diventare importanti le attività che si svolgono, dove si svolgono e quali vantaggi sociali danno.
Per questo devono crescere la coscienza civica della gente e la vigilanza sovrana dei Cittadini. Non ci salveranno le leggi, ma le rette coscienze delle persone, e il loro rifiuto della confusione corrente. Ho scritto il libro per far sapere e educare. Lo stile di famiglia anche qui si fa notare. Grazie Giovanni!

Trento 30 ottobre 2014

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