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Scienza e ricerca

La forma del sonno e la sua funzione

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Ci libera dai dati inutili

Ogni notte, quando ci addormentiamo, la nostra coscienza svanisce. Con essa svanisce l’universo privato di ciascuno di noi – persone e cose, suoni e colori, piaceri e dolori, pensieri ed emozioni, persino il nostro io – finché non ci svegliamo, o finché sogniamo.

«Cos’è la coscienza, e cosa significa? Che relazione ha con il mondo attorno a noi? Di cosa è fatta, e com’è generata dal cervello? E’ cosciente un neonato? Sono coscienti gli animali, quanto, e come? Si possono costruire machine coscienti? Per rispondere a queste domande – spiega il professor Giulio Tononi - occorrono non solo dati clinici e sperimentali, ma anche dei principi teorici».

Giulio Tononi, direttore del Center for Sleep and Consciousness dell’Università di Wisconsin-Madison e trentino dell’anno 2009, ne aveva parlato a Trento  al Teatro Sociale di Trento nel maggio del 2014 dove aveva spiegato i meccanismi della coscienza.

«La coscienza è una proprietà intrinseca, che esiste in sé e per sé, indipendentemente da osservatori esterni» sostiene Tononi.

Il suo team è balzato agli onori della cronaca per uno studio pubblicato su Science che dopo 4 anni di lavoro e olre 7000 fotografie di sinapsi ha dimostrato l'importanza del sonno: in pratica  il nostro cervello si libera durante il sonno dei dati inutili. Fa come una memoria Ram  periodicamente ripulita da caches inutili. E siccome spendiamo 1/3 della vita nel sonno, questo spiega anche perhè siamo stati programmati per dormire: per resistere.

In sostanza il sonno serve per normalizzare, e portare a livelli energetici più sostenibili lo stato di lavoro delle sinapsi che sono il punto di contatto tra i neuroni. Si ingrandiscono per immagazzinare dati, ma non possono farlo all'infinito  e così nel sonno liberano i dati non strettamente necessari.

E come si è arrivati a questa scoperta? Osservando i topi: la maggior parte delle connessioni tra neuroni (sinapsi) si rimpiccioliva in media del 20% nel sonno.

Ora la scoperta è pubblicata su Science dal gruppo di ricerca di Luisa De Vivo, Chiara Cirelli e Giulio Tononi all'Università del Wisconsin, a cui ha collaborato anche Michele Bellesi dell'Università Politecnica delle Marche.



www.giornalesentire.it - febbraio 2017

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