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Arte e cultura

Giuseppe Panza di Biumo, ''L'arte conduce all'ignoto''

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Amare l'Arte

(Corona Perer - 10 aprile 2014) - “Giuseppe Panza di Biumo ci ha lasciato una straordinaria testimonianza di pensiero e azione, oggetto di meditazione sul significato dell’arte nella vita”. Così Gabriella Belli celebrava il collezionista ai tempi della mostra promossa dal Mart che dirigeva.

Era il 2010 e Panza era morto da poco. La struttura di Botta diede all’arte concettuale - tanto amata dal collezionista - lo stile e l'ariosità ideale. Del resto Panza di Biumo fu il primo appassionato sponsor del Mart prima ancora che nascesse la nuova sede di Rovereto, che oggi porta - nella sua struttura - un residuato concettuale di Panza il quale lavorò con Gabriella Belli e Mario Botta fianco a fianco nei mesi di gestazione del museo.

“La sua collezione è un meraviglioso dono per tutti gli intellettuali e gli storici dell’arte che vogliono saperne di più, ma anche un omaggio a tutti gli uomini di buona volontà: che possano trarre dalla semplicità di parole, frasi, segni e colori, gli strumenti più consoni alla loro stessa interpretazione della vita. Perchè l’arte aiuti a conoscere” furono le parole per commemorare una delle più importanti personalità della storia dell’arte contemporanea. Definizione questa più che realistica, perchè Giuseppe Panza di Biumo, creò a partire dagli anni Cinquanta una delle più interessanti raccolte d’arte dei maestri della pittura americana del secondo dopoguerra.

A quattro anni dalla mostra del Mart è ora la prestigiosa Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro ad esporre un’accurata selezione di capolavori, alcune inedite per l'Italia: una quarantina di opere di 27 artisti in prestito dal Guggenheim di New York e MOCA di Los Angeles, le due istituzioni americane che conservano i nuclei più importanti della collezione Panza di Biumo, insieme ad un gruppo di significative opere provenienti dalla collezione della famiglia, oggi altrettanto amorevolmente gestita dalla moglie Rosa Giovanna Panza e dai figli.

A cura di Gabriella Belli e Elisabetta Barisoni, con il progetto espositivo di Daniela Ferretti, la mostra è un’occasione per vedere, per la prima volta in Italia, la parte più “segreta” e nello stesso tempo più nota – per la fortuna critica che accompagnò il destino dei suoi protagonisti – della straordinaria collezione che Giuseppe Panza di Biumo ha raccolto a partire dagli anni ‘50, con capolavori di Robert Rauschenberg, Roy Lichtenstein, Franz Kline, Donald Judd, Mark Rothko, Dan Flavin, Hanne Darboven, Jan Dibbets, Joseph Kosuth, Richard Serra e molti altri esponenti della modernità d’oltreoceano.  

Per Giuseppe Panza di Biumo il collezionare è sempre stata un’azione che interessava direttamente la sua esistenza, molto intima e appassionata.  Anche per questo fu passione profondamente condivisa con la moglie Rosa Giovanna, una passione che non riguardava certo – come molto di frequente accade oggi – l’area dell’investimento economico. Si avvicinò precocemente alla pittura americana ed europea del secondo dopoguerra, con intuizioni originali in tempi “non sospetti” intessendo rapporti personali con gli artisti, costruendo una collezione che è documento fondamentale e non convenzionale per comprendere l’evoluzione artistica di quel periodo.

"Fu collezionista coraggioso e ardito. Scelse ad esempio autori statunitensi del post-formalismo, dalla pop alla minimal, movimenti che mettono davvero a soqquadro ogni certezza dell’arte che li precede. Una stagione in cui la ricchezza degli stimoli visivi, espressivi e spirituali non ha forse uguali nel resto d’Europa. E' il momento in cui si tocca con mano il vigore creativo della giovane generazione artistica americana, che riesce a cogliere, in una nuova, originalissima partita espressiva, il senso profondo di quella società di massa, il cui apparire, nel secondo dopoguerra, mostra tutte le contraddizioni sociali e culturali derivanti dai nuovi modelli del consumismo imperante" spiegano i curatori.

Appassionato a tutte le forme d’arte, aperto a ogni tipo di sperimentazione, purché autentica e capace di trasmettere valori di assoluta originalità estetica ed etica, Giuseppe Panza ha percorso accanto ai più geniali artisti americani del secondo dopoguerra, la sua lunga strada d’iniziazione all’arte contemporanea, un cammino mai veramente finito (come tutti i percorsi autenticamente esistenziali), che l’ha portato a continue scoperte e a lunghi innamoramenti.

Degli artisti diceva: “...ho la sensazione che anche chi crea sia alla ricerca del superamento di qualcosa, che egli diventi lo strumento di una forza, di un soffio, di un’energia di cui solo raramente siamo consapevoli”.

Sia quando sceglie, nella prima stagione della sua collezione, gli autori statunitensi del post-formalismo, toccando con mano il vigore creativo della giovane generazione artistica americana, sia quando, a partire dal 1969, coglie tra i primi il valore e la novità dell’arte concettuale, Panza agisce sempre come un vero talent scout mosso dall’esigenza di scoprire e da un’assetata curiosità di conoscere.

Collezionare per lui significava attribuire un senso estetico ed etico alla sua vita giornaliera. Nella sua autobiografia pubblicata nel 2003 si legge: “la vera arte è sempre uno strumento per comunicare con l’ignoto, che è dentro di noi e attorno a noi…”.


Giuseppe Panza di Biumo "Dialoghi americani"
Ca' Pesaro, Galleria Internazionale d’Arte Moderna,
Venezia - 2 febbraio - 4 maggio 2014

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