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Processo al rallentatore per i tangentisti del sangue infetto

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di Gloria Canestrini

Leggo un trafiletto sul Corriere e rimango di sasso. Il 5 gennaio 2015 è la data fissata per la ripresa a Napoli del processo a Duilio Poggiolini, ex direttore generale del servizio farmaceutico nazionale e a Guelfo Marcucci, industriale del farmaco. Prima di parlarvi del processo, quello apertosi  al Tribunale di Trento, dove, agli inizi del 2000, le indagini erano arrivate sul tavolo di due PM, è doveroso ricordare l’entità della truffa colossale, che avrebbe portato ( impossibile stabilirlo con precisione) alla morte di oltre 2.600 persone in tutta Italia.

All’epoca, allorchè l’inchiesta trentina riuscì ad incardinare il processo proprio a Trento, mi trovavo nel collegio delle parti civili per conto dell’associazione dei consumatori Codacons: in particolare, ricordo (come dimenticarlo?) che una delle parti lese nostre assistite era un ragazzo sardo di quasi 16 anni. Lui, come molti altri, non ce l’ha fatta a vederlo finito, quel processo ai responsabili della  trasfusione infetta: il suo fegato aveva subito danni devastanti, susseguenti all’epatite. Ciò che nello scarno annuncio del Corriere non emerge (ma nei mesi a venire se ne parlerà sicuramente) è il metodo, peculiare e sistematico con cui non si arrivò a rendere giustizia.

Alla sbarra sedevano Poggiolini, Marcucci ed altri potenti personaggi. La truffa ipotizzata era mol...


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