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Droni, Sigonella è la base di controllo

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Leadership italiane

L’uso indiscriminato dei droni rende il futuro più violento e illegittimo. Da radar a spie, l'utilizzo coinvolge anche l’Italia: la base di controllo del programma Nato è a Sigonella. Quindi anche se non fa la guerra....l'Italia "è" alla guerra.
“Con l’uso dei droni vengono messi a rischio 50anni di diritto internazionale”, ha dichiarato l’avvocato sudafricano Christof Heyns, relatore speciale Onu. Basterà pensare anche alle ricadute sulla privacy per esprimere una riflessione al riguardo. E' notorio che i droni siano già usati per monitorare i quartieri dalla malavita o alcuni osservati speciali. In Italia qualche operazione di cattura è stata proprio facilitata dall'uso di piccoli droni dotati di telecamera.

Il governo italiano ha candidato la base aerea di Amendola, Foggia, quale sede per la formazione dei militari di tutta Europa nella gestione degli aerei senza pilota. Il programma è stato lanciato dalla ministra della Difesa Roberta Pinotti nel corso del convegno internazionale sul dominio aerospaziale e i nuovi sistemi da guerra a pilotaggio remoto, tenutosi a Firenze nell’ambito delle attività connesse al semestre di Presidenza italiana del consiglio dell’Unione Europea.

“L’Italia è pronta a rendere disponibili le esperienze maturate e le infrastrutture tecniche ed addestrative realizzate per costruire insieme una soluzione europea nel settore dei droni; tra i nostri obiettivi c’è quello di costituire in Italia la prima Scuola di Volo europea per aeromobili a pilotaggio remoto, presso la base aerea di Amendola”, ha dichiarato la Pinotti.

Nel campo dei droni, l’Italia si è conquistata una leadership in ambito continentale. Nella stazione aeronavale di Sigonella, in Sicilia, operano da diversi anni i grandi velivoli senza pilota “Global Hawk” della marina Usa, mentre entro il 2016 sarà pienamente operativo l’AGS, il nuovo sistema di sorveglianza terrestre della Nato basato sull’ultima generazione di droni di produzione statunitense. Inoltre, le forze armate italiane sono state le prime in Europa ad acquisire i velivoli “Predator” per schierarli nei maggiori teatri di guerra internazionale (Afghanistan, Iraq, Libia, Corno d’Africa). “

Ma giusto nei giorni scorsi l'Italia ha collezionato una  figuraccia in terra d’Africa per i droni di produzione italiana. Il 20 ottobre scorso un velivolo senza pilota “Falco” delle forze di peacekeeping delle Nazioni Unite è precipitato in una regione orientale della Repubblica democratica del Congo.

“Il drone, per ragioni sino ad ora ignote, è precipitato al suolo in un’area disabitata e senza provocare alcun danno, a tre chilometri a nord della città di Goma, dopo essere decollato dall’aeroporto locale”, ha riferito Charles-Antoine Bambara, portavoce di MONUSCO, la missione militare Onu in Congo. Realizzato da ES Selex - gruppo Finmeccanica - negli stabilimenti di Ronchi dei Legionari (Gorizia), il “Falco” era uno dei cinque velivoli senza piloti ordinati nel luglio 2013 dalle Nazioni Unite per rafforzare le capacità operative dei reparti schierati al confine orientale della Repubblica Democratica del Congo con il Ruanda e l’Uganda. La consegna dei droni (il cui valore è superiore ai 50 milioni di euro) era stata avviata a metà dicembre e si era conclusa lo scorso aprile. I cinque “Falco” sono giunti in Congo a bordo dei velivoli cargo C130J “Hercules” della 46^ Brigata aera dell’Aeronautica militare italiana di Pisa, dopo scali tecnici a Luxor, Egitto e Nairobi, Kenya.

Azionati dal personale tecnico di Selex presente nello scalo aereo di Goma, i droni hanno un raggio di azione di 250 km e un’autonomia superiore alle 12 ore di volo; possono trasportare carichi differenti tra cui, in particolare, sensori radar ad alta risoluzione che consentono di individuare obiettivi in tempo reale e a notevole distanza. Il “Falco” è stato progettato per operare in qualsiasi condizione meteorologica e per un’amplia serie di missioni. Tra le sue capacità figurano il decollo e l’atterraggio corti completamente automatici, il volo e la navigazione diurna e notturna ed una stazione di controllo a terra realizzata secondo i requisiti previsti dalla Nato, che permettono di pianificare e ridefinire i compiti operativi e la condivisione dei dati.

Nel rapporto in cui sono analizzate le “positive” performance dei “Falco” italiani in Congo, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite riferisce che i droni-spia sono utilizzati particolarmente nella regione orientale del North Kivu per “monitorare” i movimenti dei gruppi armati antigovernativi e gli spostamenti delle popolazioni civili. L’acquisto dei droni italiani da parte delle Nazioni Unite era stata oggetto di polemica a New York nell’agosto 2013. In particolare, Inner City Press aveva denunciato l’inappropriata affidabilità e sicurezza dei “Falco”. “Questi droni sono stati al centro di gravi incidenti, dal Pakistan al Galles”, riportò l’agenzia stampa.

con la collaborazione di: Antonio Mazzeo

30 ottobre 2015

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