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La libertā dei media in Europa c'č, o non c'č?

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''Rompere il silenzio''

Dopo il Parlamento europeo, si è svolto a Roma presso la sala Koch del Senato il secondo appuntamento pubblico dello European Center for Press and Media Freedom progetto co-finanziato dalla Commissione europea che vede Osservatorio Balcani e Caucaso tra i principali partner e promotori.

L' European Center for Press and Media Freedom, è nuovo centro che si dedicherà alla difesa della libertà dei media e di stampa in Europa. Quest'ultimo ha sede a Lipsia – città dove il 9 ottobre del 1989 scesero in piazza 70mila cittadini per manifestare chiedendo il rispetto delle libertà civili e in particolare la libertà di stampa – e vede tra i suoi soci fondatori Osservatorio Balcani e Caucaso. Al fianco di OBC e della Media Foundation Sparkasse Leipzig, che ha avviato l'iniziativa, una ventina di partner provenienti da 15 paesi diversi. Tra loro testate giornalistiche, centri di ricerca, associazioni di giornalisti e sindacali, Ong e altre istituzioni impegnate nel campo della libertà dei media.

La giornata di studi “Proteggere i giornalisti, conoscere le verità scomode”, svoltasi presso il Senato e promossa da Ossigeno per l'Informazione, ha inteso confrontare proposte, pareri e opinioni su che cosa sia più opportuno fare per rafforzare la protezione dei giornalisti di inchiesta e per frenare le querele strumentali e gli altri abusi che, non solo in Italia, ostacolano sempre più diffusamente il diritto ai cittadini di essere informati.

Un breve messaggio del Presidente del Parlamento europeo Martin Schulz cita George Orwell secondo cui “Informazione è scrivere ciò che qualcun altro non vuole che sia scritto. Tutto il resto è pubblicità”.

Richiamando i numerosi punti ancora critici nella legge sulla diffamazione in discussione al Parlamento italiano, Ulrike Schmidt, presente per l'ufficio OSCE che si occupa della libertà dei media, ha invitato l'Italia a fare di più per porre rimedio al grave problema dell'uso strumentale e intimidatorio delle querele per diffamazione ai danni dei giornalisti.

Radomir Licina, giornalista serbo, ha sottolineato quanto anche nel sud-est Europa i problemi di libertà di stampa derivino, come nel resto d'Europa, in particolare da un'implementazione insoddisfacente delle leggi esistenti portando poi l'attenzione sul rischio strisciante dell'auto-censura che - sotto la pressione di una commercializzazione imperante e di altre forme di pressione meno dirette ma non meno pericolose dell'uso della violenza fisica - rischia di corrodere la libertà dei giornalisti dall'interno, trasformando gli operatori dell'informazione in professionisti di pubbliche relazioni.

Willliam Horsley, dell'Associazione dei giornalisti europei, ha presentato alcune esperienze nate in seno al Consiglio d'Europa. Tra queste la piattaforma online sulla protezione dei giornalisti promossa dal CoE in collaborazione con le principali Ong internazionali attivamente impegnate nella tutela della libertà di stampa: registra i casi di violazione e minaccia ai giornalisti nei vari paesi e li segnala immediatamente alle autorità nazionali competenti, alle quali secondo il diritto internazionale spetta l'obbligo di intervenire.

La principale conclusione? Rompere il silenzio e prendere pubblicamente atto dei problemi per farsene carico in modo condiviso: a livello europeo e anche rafforzando le alleanze tra mondo dell'informazione e società nel suo complesso. Su questo fronte, ha concluso Alberto Spampinato, direttore di Ossigeno per l'Informazione e promotore della conferenza di ieri, la nascita del nuovo Centro europeo con sede a Lipsia, non può che rappresentare una buona notizia e un primo passo concreto.

www.giornalesentire.it - 2016
 

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