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Sull'antica Via della Seta

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di Mariella Morosi

E' l'Henan, piccola provincia a sud di Pechino, la culla della millenaria civiltà cinese. Era questo il punto d'arrivo della lunga Via della Seta e da qui partivano i preziosi tessuti,le spezie e le merci esotiche che incantavano i potenti dall'altra parte del mondo. Soprattutto qui sono le radici della cultura e della storia imperiale. Fino al declino della dinastia Song, mille anni fa, le sue città, Luoyang, Kaifeng, Anyang e Zhengzhou sono state sedi imperiali. Dovunque reperti, templi e pagode ne testimoniano la ricchezza e la cultura.

La nuova Cina, questa potenza che sta conquistando il mondo, nel suo balzo in avanti non ha trascurato l'importanza del passato ed ha intrapreso un vasto progetto di promozione della sua civiltà millenaria. Qui, nell'Henan, come in altre zone, fervono i lavori degli archeologi per riportare alla luce preziosi reperti, si restaurano i templi e pagode circondate da alberi secolari, si ripropongono in teatri all'aperto vicende storiche, con centinaia di attori ed effetti speciali di suoni e luci.

E' lontano e dimenticato il tempo delle rivoluzioni politiche e ideologiche che volevano cancellare il passato "controrivoluzionario", anche con azioni distruttive. Oggi la Cina svela al mondo i suoi tesori, molti inseriti nel Patrimonio Unesco.

E proprio la provincia dell'Henan ne ha più di tutti, dopo Pechino. Parallelamente alle istituzioni anche la gente comune ha recuperato l'orgoglio della sua storia. Intere famiglie e scolaresche affollano i siti e i parchi di questa provincia attraversata dal Fiume Giallo, fonte di ricchezza per l'agricoltura ma anche di dolore per le numerose inondazioni del passato.

Oggi imponenti dighe ne regolano il percorso ed alcuni tratti sono percorribili anche con navi da crociera.  Un suo affluente, il Luo, ha dato il nome alla città di Luoyang, che fu sede di 13 dinastie. Qui, si può ammirare una delle opere d'arte più straordinarie: le Grotte della porta del Drago, frutto di secoli devozione al Buddismo. In migliaio di grotte, naturali e scavate dall'uomo,  sono state scolpite circa 100 mila statue di Budda fino al 626,  quando questa religione "straniera", venuta dall'India, fu messa fuori legge. In seguito, grazie all'imperatrice Wu Zetian, unica donna salita al trono col determinante appoggio dei monaci, ripresero i lavori, anche se per un breve periodo. 

La più antica grotta è la Gu Yang, fatta scavare dall'imperatore Xiao Wen nel 494, fitta di nicchie e statue,con firme e dediche in antichi caratteri. Tante altre, sul fianco della montagna, meritano di essere visitate: la Qian Xi, col Budda con i discepoli Ananda e Kasyapa, la Wan Fu, con danzatori e musici, la Lianhuadon, dal grande fiore di loto scolpito sul soffitto, la Yao Fang, sulle cui parete sono incise 120 ricette farmacologiche con le indicazioni e posologia, contro malaria, cardiopatie o mal di stomaco. 

Quella  del Tempio Feng Xian, del regno di Shang Yan è la più imponente, di dimensioni faraoniche:il Budda della Luce Suprema è alto 17 metri e solo la testa ne misura 4. Sempre a Luoyang offre un'emozionante esperienza il Tempio del Cavallo Bianco, risalente alla dinastia Ming, dedicato al Buddismo . Fu l'imperatore Mingdi che dopo un sogno premonitore nel 68 d.C fece edificare il tempio per i due monaci indiani, Matanga e Zhu Falan, che arrivarono con 42 testi sacri su un cavallo bianco, traducendoli dal sanscrito al cinese.

Drammatica al museo di Luoyang una testimonianza delle tradizioni imperiali, tra le più crudeli: quella di seppellire vivo tutto l'entourage del defunto, animali compresi. Quasi come una piccola Xian un riquadro di 45 metri mostra tutta la scuderia sacrificata: gli scheletri dei cavalli uccisi sono ancora legati alle stanghe delle carrozze. Ma d'altro canto non si può non restare affascinati dalla civiltà cinese più antica, ammirando i reperti e i bronzi dei musei e collegandole alle impressioni dei viaggiatori - Marco Polo tra i primi-  che per secoli hanno percorso la Via della Seta. l'Henan è anche la culla delle arti marziali. 

Ai piedi del Monte sacro Songshan (1.440 metri, 72 picchi), uno dei cinque sacri al Taoismo, sorge la città di Dengfeng,  cresciuta intorno al Monastero Shaolin, fondato nel 495,  nel 19mo anno del regno dell'imperatore Xiao Wen. In epoca Sui e Tang  fu poi ampliato ospitando fino a  2.000 monaci. Oggi è un vasto complesso con scuole che insegnano le tecniche dello Shaolin, la millenaria cultura Patrimonio dell'Umanità Unesco,  sintesi tra esercizio fisico, il kung fu, e la meditazione spirituale. Ma come l'ideologia buddista che è contro la violenza può abbinarsi alle arti marziali? La ragione è nella storia.

All'origine della scelta ci sono lo spirito, la salute e l'autodifesa, perché nella Cina arcaica e feudale imperversavano le bande dei signori della guerra e i monaci dovevano difendersi e insegnare ai contadini come farlo: con bastoni, zappe  e attrezzi agricoli, essendo vietato il possesso di armi. Così, rifacendosi al Budda delle origini, filosofo ed  empirista,  si sperimentarono nuove forme di integrazione corpo-spirito. Lo Shaolin da tempo vanta seguaci in tutto il mondo, come benefico per il corpo e per lo spirito e come barriera allo stress.

Sempre a Denfeng da visitare è anche l'antico Tempio Taoista Zhongyue. L'altra storica città dell'Henan è Kaifeng, con la sua spettacolare Pagoda di Ferro edificata nell'anno Mille,  rivestita da piastrelle vetrificate. A pianta ottagonale, è alta 56 metri snodandosi in 13 piani. Anche la Città Murata merita una visita accurata. Nel Padiglione del Drago,risalente alla dinastia Song, l'imperatore, nella Sala della Longevità,  presiedeva agli esami degli amministratori e dei magistrati a cui affidava l'amministrazione e la giustizia.

Un restauro rispettoso ha riguardato altri edifici storici, come il Monastero buddista  Xiang-guo e quello taoista Yanqing con la Torre dell'Imperatore di Giada, la Pagoda Pota a pianta esagonale e la Terrazza della Musica Antica, frequentata da grandi poeti della dinastia Tang, come Li Bai o Gao Shi.  La capitale dell'Henan è dal 1949 Zhengzhou, dallo svettante skyline che ne indica il tumultuoso sviluppo. Ma è bello anche inoltrarsi nei vicoli storici per vedere da vicino da vita degli abitanti e le pittoresche botteghe che vendono di tutto.

Moderna e vivace per i commerci, la città vanta per i tanti turisti che arrivano da tutto il mondo grandi e confortevoli strutture alberghiere, di catene cinesi e internazionali. L'hotel Le Méridien Zhengzhou è stato premiato dal New York Design Award nel 2014 come l'hotel dal design più bello al mondo: illuminazioni a forma di fiori di loto brillano sulle alte pareti, ci sono un'elegante lounge con un cinema che ricorda il decò , una spa grandiosa e una pista da jogging che si snoda al suo interno, per evitare di respirare lo smog.

Nei vari piani c'è da scegliere tra ristoranti internazionali e cinesi, con una cucina tutta da gustare. Tipiche le sale riservate dove sedersi intorno a un grande tavolo rotondo col piano girevole. Affascinante il rituale del classico banchetto cinese,  in cui anche il numero delle portate ha un significato, scandito da numerosi brindisi con bicchierini di un alcolicissimo distillato di cereali, simile alla nostra grappa.

Sconsigliabile  il turismo fai da te, in questo grande Paese dove ancora pochi parlano inglese.

Efficienti e puntuali i trasporti pubblici, ma per un primo approccio è consigliabile affidarsi alle numerose agenzie turistiche in grado di proporre itinerari con guide esperte.

 

www.turismocinese.it
www.bjta.gov.cn
www.shaolinquanfa.eu


 

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