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Persone e idee

Hermann Gmenier, lasciare un segno

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Vite di senso

Sperimentò su di sé, quindi, il dolore che abbatte ogni certezza di bambino, ma vide questa “fine” trasformarsi in un inizio: in casa, nella fattoria, nel villaggio la sua inesauribile energia era in grado di accogliere e accompagnare il suo essere bambino ferito e di sostenerlo nella sua crescita. Hermann Gmeiner, fondatore dei Villaggi Sos, nacque a Weiler Tannen (Austria) il 23 giugno 1919. Apparteneva ad una numerosa famiglia contadina. Aveva cinque anni quando la mamma morì.

Il trauma di questa esperienza ed il suo graduale superamento divennero la base su cui successivamente si proiettarono ogni suo pensiero, sentimento ed azione lasciando un’impronta personale nel mondo

Era sua convinzione che ogni creazione, per avere veramente senso, doveva essere una sorta di “patria” spirituale: per i bambini privati dei loro affetti ma anche per i milioni di uomini che sperano in un mondo migliore.

Dopo la seconda guerra mondiale iniziò ad Innsbruck gli studi di medicina. Il tragico problema dei bambini rimasti orfani lo portò a individuare una nuova modalità di accoglienza: nel 1949 nasceva il primo Villaggio Sos ad Imst.

Lo aveva costruito letteralmente con le mani sue e degli amici (si conservano ancora le carriole, i badili ed il rudimentale macchinario con cui venivano impastati e poi cotti i necessari mattoni).

Arrivò anche il sostegno economico di tante semplici persone impegnate a rinunciare a “una tazzina di caffè alla settimana” devolvendone il corrispettivo all’allora sconosciuta associazione SOS Kinderdorf.

Di lì a poco, si aggiunse l’aggettivo “International”: l’associazione si era diffusa rapidamente in Europa e poi in tutto il mondo, trovando generosi sostegni economici in forma continuativa e l'aiuto di ambienti sociali, culturali e religiosi assai diversi tra loro.
 
L’idea della “Mamma” (ovvero di una donna che sceglieva di venire a vivere con dei bimbi che le sarebbero stati affidati), dei fratelli (ovvero di un gruppo di bimbi consanguinei o no che vivevano assieme come fratelli), della casa (ovvero di un ambiente semplice ed accogliente, preparato per l’intimità fra di loro) e del Villaggio (ovvero di un ambiente unificante le varie “famiglie” a sottolineare in partenza la solidarietà reciproca ed il desiderio di socializzazione ampia fra i bambini) aveva una forza singolare nella sua semplicità ed immediatezza. Era universale e al tempo stesso replicabile.

Dal ’49 ad oggi SOS Kinderdorf International si è diffusa in 132 Paesi del mondo, ed ai giorni nostri sostiene più di due milioni di persone (fra cui ottantamila bambini e ragazzi). I Villaggi sono stati riconosciuti come centri educativi positivi, affini al modello familiare.

Hermann Gmeiner aveva di che essere soddisfatto delle sua vita quando il 26 aprile 1986 morì. Riposa nel Villaggio di Imst, accanto ai bambini ai quali ha dedicato tutta la sua vita.

La  sua testimonianza respira a Trento in una casa, che sa di genuinità e di intimità: il Villaggio del Fanciullo ha celebrato i 50 anni.

Dal 1963 è parte della storia cittadina ed al tempo stesso è portatore di una propria storia di cui è riconoscente nei confronti di chi, passo per passo l’ha costruita: i volontari, gli amici sostenitori , i tanti benefattori, le istituzioni che ci hanno creduto e tra queste la Cassa di Risparmio dell'epoca (impegno che oggi prosegue con Fondazione Cassa di Risparmio Trento e Rovereto).

Nel 1963 vennero accolti i primi bambini nella casa di “Mamma” Cesarina, prima donna in Italia a credere in questa iniziativa. Una pioniera. Di lì a poco le cinque case disponibili non erano più sufficienti e così, tre anni dopo, venne aggiunta una sesta casa e l’abitazione del direttore che, secondo il progetto di Gmeiner, deve a sua volta vivere e condividere la vita del Villaggio venendo a starci con la propria famiglia.

Tre anni dopo il dott. Gmeiner regalava alla Cooperativa trentina un immobile, e dal 1975 ci fu un susseguirsi di donazioni e favore dei fanciulli in difficoltà.

Nell’arco di questi cinquant’anni molte cose sono cambiate sia nel contesto sociale sia all’interno dello stesso Villaggio. Questi cambiamenti, accompagnati anche dall’evoluzione delle scienze sociali, psicologiche e pedagogiche, hanno trovato di volta in volta concreta ricezione in leggi e politiche sociali diverse.

Un passaggio estremamente significativo si è avuto nel 1983 quando il Parlamento italiano approvò la legge che introduceva l’istituto dell’affidamento.

Il pensiero dominante nel Villaggio è quello che il bambino ha diritto ad una famiglia in senso stretto: dove è possibile la sua, altrimenti una famiglia affidataria o adottiva. “Questo cambiamento ha richiesto, all’interno del Villaggio, un profondo lavoro di implementazione di strumenti e metodi professionali” spiega Giovanni Odorizzi Direttore del Villaggio Sos di Trento.

“Per il Cinquantesimo lo scorso anno abbiamo fatto un grande albero genealogico sul fondo della grande tenda dove si è svolta la parte “ufficiale”. Ai piedi dell’albero c'era un tappeto d’erba, simbolo del terreno verde e fecondo delle nostre vite, dal quale può nascere ogni giorno qualcosa di nuovo e di importante. E i bambini l'hanno colorato e riempito dei loro fiori.

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