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Djerba, resta regina di tolleranza

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Tunisia

Ebrei e musulmani vivono da sempre insieme. Djerba, l'isola collegata alla terraferma da un ponte costruito dai Romani, è un piccolo mondo a sè, nella grande e multiforme Tunisia.
Houmt Souk è il suo capoluogo. Qui si contratta su tutto: dal pesce alla verdura, dalle stoffe alle frattaglie di pollo. Il nome stesso di questa città significa mercato. E' il capoluogo dell'isola di Djerba e il codice della contrattazione che scorre nelle vene di ognuno dei suoi oltre 40.000 abitanti. Per loro il mercato è relazione, vita e scambio.

Colorata, vivace, affollato: il souk è uno degli angoli più pittoreschi dell’isola ed il fulcro della città. Nelle sue botteghe di stoffe i colori traboccano tra sete, cotoni e canapa tessuti a mano.
Da acquistare e portare a casa con 10 dinari al pezzo (l'equivalente di 4 euro e mezzo) gli splendidi Foutà, dei teli di cotone da utilizzare in molti modi: pareo, copri divano, tovaglia estiva.
Le botteghe di gioielli e argenti, gestite di solito dalla comunità ebraica presente sull'isola da secoli, offrono antichità e monili finemente lavorati.

Tra pellami e ceramiche si entra in un caleidoscopio di volti, mani, cose, borse ricolme di ogni mercanzia portate a spalla o in una motoretta stracarica.
Negoziare il prezzo è fondamentale ed è considerato irrispettoso non farlo, sia perchè il primo prezzo chiesto è sempre esorbitante e non equo, sia perchè questa è la natura incisa nel dna degli abitanti del luogo: mercanteggiare è la regola. Non farlo sarebbe non aver capito lo spirito dell'isola.

E così tra le stradine fare un buon affare non è affatto difficile. La confusione e il souk affollato generano anche un lieve stordimento. Le donne vestite nell'abito tipico (un cotone bianco a strisce arancione che copre anche il capo sul quale è posata un cappellino in paglia) fuggono l'obiettivo, ma è irresistibile non cercare di immortalarne qualcuna.
Basta farlo con la dovuta discrezione e il doveroso rispetto che è dovuto ad una comunità così fortemente orgogliosa della propria identità.

E così ferita. Sì perchè gli attentati del 2015 l'hanno svuotata e la ripresa è ancora lontana. Il ministro del Turismo tunisino Salma Elloumi Rekik, quello della cultura Latifa Lakhdar e degli Affari Religiosi, Othman Batthik, si sono recati all'antica sinagoga di Ghriba, nell'isola di Djerba, per assistere al tradizionale pellegrinaggio degli ebrei che si svolge ogni anno nel 33° giorno dalla Pasqua ebraica. Da notare che lo stesso governo israeliano aveva sconsigliato ai propri pellegrini di recarsi sul posto come riferiva Ansa Med il 23 maggio (> clicca qui).

Ebbene durante la cerimonia ufficiale di apertura il ministro del Turismo, Salma Elloumi Rekik, ha voluto lanciare un messaggio di pace, sottolineando come la tolleranza è un valore distintivo della società tunisina. E in un incontro con la stampa italiana presente sull'isola aveva ricordato che il sistema di sicurezza può garantire i turisti, che quindi sono invitati a tornare (e che l'isola si attende). E si spera almeno che tutto torni alla normalità nel 2017.
(Houmt Souk - C.Perer - 25 maggio 2016)






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