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Il mio mondo, la scuola

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di Anna Ucosich

E' lo scenario di nuove esperienze e conoscenze, di amicizie, vecchie e nuove, di agitazione e di ansia, anche di primi amori. Parlo della scuola.
Frequento il liceo classico, anzi, a dire la verità sono ancora in quinta ginnasio, e a volte può essere dura, ma mi piace mettermi in gioco e conoscere sempre di più.
Fortunatamente i nostri docenti sono molto preparati e disponibili: ci insegnano non solo gli argomenti dei programmi scolastici, ma ci aiutano anche a calarci in situazioni reali e questo ci facilita sotto diversi punti di vista. Ci fanno sentire prima di tutto delle persone.

La guerra tra le istituzioni e gli studenti è sempre in agguato: ad ogni cambio di ministro e relativa legislazione, ecco partire una nuova raffica di proteste e scioperi da parte di movimenti studenteschi e del corpo insegnanti. Non siamo mai contenti.

Mi sembra che il livello della nostra scuola sia comunque elevato. Forse siamo avantaggiati dalla nostra realtà di regione autonoma. Parlando con amici che hanno frequentato scuole all'estero, hanno riscontrato un livello didattico inferiore rispetto al nostro ma i nostri cervelli stanno fuggendo dall'Italia perchè non sostenuti da un sistema adeguato. Sarà anche che sono mediamente più preparati dei coetanei esteri?

Scuola significa anche compagni. E compagni vuol dire simpatie e anche antipatie: una vera scuola di vita, che include ragazzi stranieri. Anche loro possono arricchirci con la loro diversità.

Mi viene in mente un'altra riflessione: qualche giorno fa sentivo alla radio un servizio sulla situazione di una scuola bolognese, dove il dirigente scolastico, visto l'elevato numero di ragazzi iscritti appena giunti in Italia, che non conoscevano nulla della lingua italiana, ha deciso di creare una  prima media dedicata a questi studenti. Si è subito gridato allo scandalo perchè la classe è stata immediatamente denominata "classe ghetto".

È giusto che questi ragazzi facciano un percorso a loro dedicato per poi essere inseriti in una classe adeguata alla loro età, appena raggiunta una certa padronanza della nostra lingua? O è più giusto che vengano direttamente inseriti in un contesto a loro totalmente sconosciuto, magari con un esame di terza media da sostenere per poi iscriversi a istituti superiori? Probabilmente una risposta corretta non c'è e l'interrogativo è destinato a rimanere aperto.
19.11.2013

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