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Malala la piccola donna che ha scosso il mondo

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Il Mondo di Anna 1)

(Photo by Veronique de Viguerie/Getty Images) - "Non mi importa di dovermi sedere sul pavimento a scuola. Voglio solo istruzione. E non ho paura di nessuno". Questa è Malala Yousafzai.

Malala è una ragazza pakistana: studentessa che lotta per i diritti civili e per favorire l'istruzione delle donne nel suo paese, istruzione vietata dai talebani, è, o meglio era, la più giovane candidata al Premio Nobel per la pace.
All'età di tredici anni descrive, denunciandolo, nel suo blog, curato dalla BBC, il rigido regime talebano in Pakistan e viene poi nominata, lo stesso anno, all'International Children's Peace Prize, premio assegnato per la lotta ai diritti dei giovani.

Nell'ottobre del 2012 viene gravemente ferita alla testa da uomini armati che assalgono l'autobus su cui viaggia per tornare a casa da scuola, accusandola di essere il “simbolo degli infedeli”; dopo essere stata ricoverata in un ospedale del luogo, è stata trasferita a Londra, dove ha terminato la sua lunga convalescenza e migliorato il recupero fisico e morale.


A febbraio 2013 è stata ufficializzata la sua candidatura al Premio Nobel per la pace. Premio che, nonostante il suo coraggio disarmante, la sua forte determinazione e la sua voglia di studiare, non le è stato assegnato. In molti si aspettavano il contrario. Anche io, che ho quasi la sua età. Ne ero certa. Dopo tutto quello che ha fatto e che ha rischiato, come poteva non vincere?

L'ambito premio è invece andato all'OPAC, organizzazione per la proibizione delle armi chimiche. Ma non sarà di sicuro il non aver vinto questo premio a fermarla. Non ci sono riusciti nemmeno i talebani con le loro armi, con le loro minacce, con i loro spietati attentati. Ha però vinto, solo pochi giorni fa, il Premio Sakharov per la libertà di pensiero. Se lo è meritato. Ha sfidato un regime che non tollera i cambiamenti, soprattutto se proposti da una donna.

Una persona che studia è una persona istruita e una persona istruita è un pericolo per chi basa il proprio potere sul terrore. Malala lo sa, non ha paura e continuerà a lottare per la sua causa.
Una causa che ritengo nobile e che ha bisogno di essere presa più in considerazione. Io dò per scontato il banco di scuola, dei bravi insegnanti, i libri, biblioteche e librerie a mia disposizione che soddisfano la mia curiosità. Ma non per tutti è così, anzi, a volte lo studio è vietato, e Malala denuncia questo fatto apertamente, sebbene continui a rischiare la sua vita in ogni momento.
Anna Ucosich - 17 ottobre 2013



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