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Attente... al lupo

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il Mondo di Anna 2)

Michela. Chiara. Jamila. Fabiana. Ilaria. Lucia. Marta. Ilaria. Silvia. Cristina. Francesca. Martina.
Sono solo una piccolissima parte dei nomi di donne e ragazze vittime del femminicidio. Donne che hanno subito violenza di genere.
La loro discriminazione non passa solo attraverso la mancanza di istruzione e di scolarizzazione, come per Malala, ma più apro gli occhi, più mi rendo conto di un mondo in cui tante donne subiscono atti orrendi, solo per il fatto di essere tali.
La violenza contro le donne sta diventando un fenomeno sempre più frequente e quasi ogni settimana, a volte purtroppo più spesso, sentiamo parlare di nuove vittime e questi eventi devono farci pensare.
Ulteriori riflessioni le ho fatte per i recenti avvenimenti di cronaca nera che hanno visto coinvolta quella ragazza che solo pochi giorni fa mi aveva servito un cappuccino in un bar del centro. È successo anche nella mia città.
È tremenda l'idea che nella maggioranza dei casi atti così violenti vengano dalla mano di colui che ha detto di amarti. E così continua l'angosciante assonanza verbale di amore e morte, antitesi di un binomio indissolubile, che nei secoli ha dato vita a storie tragiche di cui è piena la letteratura.
Ma ciò non deve assolutamente giustificare la prevaricazione di un sesso sull'altro.
La cronaca, che ci racconta a volte con dettagli volutamente scabrosi, non ci aiuta a contrastare questo dramma che ha raggiunto dimensioni tali da far coniare un nuovo vocabolo, femminicidio, e approvare nuove leggi in tempi piuttosto brevi.
Non bastano le parole, ci vogliono fatti che scuotano le coscienze, che facciano sentire queste donne meno sole e che le incoraggino a denunciare chi fa loro del male, sia fisico che psicologico, e a rivolgersi ad un centro antiviolenza.
Preparando lo spettacolo "Woman no cry" con il gruppo teatrale di cui faccio parte insieme ad altri studenti del liceo, abbiamo portato in scena drammi di vita purtroppo vissuta da donne di diverse nazionalità e religioni, drammi in cui ci siamo immedesimati cercando di scuotere il pubblico senza quegli eccessi che ci propinano in mass media, onorando la memoria di chi ha subito tali umiliazioni e sevizie con monologhi scritti interamente da ognuno di noi.
Questo spettacolo (ne è regista Michele Comite) è già stato presentato in alcune città italiane e verrà riproposto ancora, spero.
Anche nelle favole che ascoltavamo da bambini c'era il lupo cattivo, ma quelle favole avevano sempre un lieto fine. E nella realtà?

Anna Ucosich - 28 ottobre 2013



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