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Ambiente

Scoperte 27 nuove specie sconosciute sulla terra

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Dentro le foreste

26 settembre 2014 - Scoperte 27 nuove specie di vertebrati. Delle 27 nuove specie 23 sono anfibi e rettili. IL risultato è stato conseguito da un team di ricercatori coordinato dal MUSE che ha candidato le montagne della Tanzania a patrimonio Unesco. Lo studio è stato  pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica “Diversity and Distributions” e rivela la ricchezza faunistica delle foreste dell’Arco Orientale della Tanzania, note come le ‘Galapagos dell’Africa’.

Il team ha censito anfibi, rettili, uccelli e mammiferi forestali aggiornando le conoscenze precedenti con una considerevole mole di nuovi dati. Lo studio in sostanza eleva il numero di specie conosciute da 170 a 211, con un incremento di 41 specie di cui 27 sono nuove per la scienza. Questi straordinari risultati dimostrano che l’area è tra le più importanti al mondo per la biodiversità. Lo studio ha anche identificato alcuni fattori ecologici che spiegano tale ricchezza biologica: insieme all’ampiezza residua di foresta pluviale - che è l’habitat primario in queste montagne - anche il gradiente di altitudine e la piovosità si sono infatti rivelati fattori critici nel determinare il numero di specie presenti.

La ricchezza faunistica delle montagne dell’Arco Orientale del Kenya e della Tanzania, è da tempo oggetto di studio del Muse. Gli autori dello studio hanno raccolto risultati di esplorazioni condotte tra il 2005 e il 2009 nelle aree meno conosciute o inesplorate delle montagne dell’Eastern Arc (Arco Orientale). Queste zone si caratterizzano per la loro età geologica molto antica e per la persistenza di condizioni di “foresta umida” che ha garantito la stabilità necessaria per una straordinaria diversificazione biologica.

La pubblicazione testimonia il significativo contributo che il MUSE offre alla conoscenza della biodiversità globale nelle regioni tropicali Africane. Oltre alla ricerca zoologica, che copre vari ambiti di studio - dalla tassonomia alla ecologia - il MUSE è infatti coinvolto da oltre 10 anni in un programma integrato di ricerca e conservazione delle foreste della Tanzania. In particolare sui Monti Udzungwa - la catena più vasta ed a maggiore importanza biologica dell’area – il MUSE gestisce una stazione di ricerca e monitoraggio ecologico, assieme a progetti di cooperazione ed educazione ambientale.

Il Governo della Tanzania sta già prendendo in considerazione la candidatura dell’area nella lista dei siti naturali sotto il patrocinio dall’UNESCO. Se questo avvenisse, il conseguente aumento di visibilità porterebbe anche a un aumento delle possibilità di ottenere un supporto alla protezione duratura di questi preziosi habitat.

‘L’età, la stabilità degli ambienti forestali e la storia evolutiva delle foreste dell’Arco Orientale hanno creato le condizioni ideali per una grande diversificazione di specie, che è stata particolarmente importante per gli anfibi e rettili e l’Arco Orientale della Tanzania è attualmente il luogo più importante a scala continentale per questi due gruppi di vertebrati”, dice Michele Menegon, ricercatore della Sezione di Biodiversità Tropicale del MUSE. ‘Infatti’, ben 23 delle 27 nuove specie appartengono a questi due gruppi, che costituiscono nel loro complesso il 64% dei vertebrati rilevati dallo studio. Ciò dimostra che in quelle montagne esiste un patrimonio di forme di vita ancora in parte da scoprire.’

Dal 1998 la sezione di Biodiversità Tropicale del museo conduce una serie di attività di ricerca e conservazione in Africa orientale. Ufficializzata nel 2008, la sua missione è quella di contribuire alla conoscenza e alla protezione di ecosistemi tropicali tramite la documentazione e il monitoraggio ambientale e mediante progetti che ne promuovono la conservazione.

A numerose ricerche, primariamente zoologiche sulla biodiversità delle foreste montane della Tanzania e di altri paesi del sistema montuoso chiamato “Eastern Afromontane” (uno dei 34 hotspots di biodiversità globale), si è affiancato dal 2004 un programma di lungo periodo che ha integrato ricerca, conservazione e cooperazione allo sviluppo ambientale. Il modello operativo sviluppato è di esempio a livello provinciale e nazionale, e ha portato a intessere relazioni internazionali di eccellenza.

Tra i risultati ottenuti vi è la realizzazione del Centro di Monitoraggio Ecologico dei Monti Udzungwa (www.udzungwacentre.org), sezione territoriale del MUSE ed elemento cardine delle attività in Africa orientale. In oltre 7 anni di attività, il centro ha ospitato e facilitato l’operato di oltre 200 ricercatori; ha realizzato corsi di formazione per tecnici locali; ha avviato un programma di cooperazione ambientale che svolge l’importante ruolo di armonizzare la protezione del parco con lo sviluppo socio-economico delle comunità locali, il cui sostentamento è intimamente connesso ad un utilizzo sostenibile delle risorse naturali. Tale programma vede oggi il coinvolgimento di 14 villaggi e 18 scuole nel programma di cooperazione ambientale svolto insieme all’Associazione Mazingira (www.mazingira.net).

La Sezione ha prodotto oltre 80 pubblicazioni scientifiche e come testimonia questa ultima importante pubblicazione opera in una rete importante di collaborazioni in Tanzania e a livello internazionale.

Il senso ultimo delle attività del MUSE in Africa è il contributo alla la sfida – condotta senza confini – per la protezione del pianeta. Le ricerche condotte trovano nel MUSE un riconoscimento unico nella serra tropicale, 600 mq di foresta pluviale montana africana, dove il visitatore si sente parte di un mondo che va ben oltre i confini nazionali e diventa consapevole che la bellezza e l’unicità della biodiversità tropicale - così come la sua fragilità - è un fenomeno che riguarda tutti. La serra tropicale è nel MUSE la conclusione di un percorso di visita che ripercorre, dalle vette ghiacciate alla profondità dei laghi e dalle origini della vita ai giorni nostri, la complessità del pianeta del quale siamo ospiti.

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