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Persone e idee

La vera storia del signor Alfred Nobel

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Il premio? Sovrastimato

Il premio Nobel per la pace 2013 è andato all’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche. La candidata più credibile era Malala che invece ha vinto il premio Sacharov per la libertà di pensiero. E per il 2014 c'è in lizza Putin...nonostante quel che è avvenuto in Crimea e quel che sta accadendo in Ucraina. Dopo il premio Nobel all'Europa (assolutamente incomprensibile) e quello discutibile a Obama, forse conviene proprio che i migliori al Nobel sfuggano il riconoscimento e che siano altri semmai a premiarli.

Rino Camilleri di recente ha scritto della vera storia del "prof. Nobel" una delle bufale che circola impunita ovunque. Ma la storia è ben diversa.

Comunemente si sa che che Alfred Nobel, brevettò una sua invenzione nel 1867: era riuscito a solidificare e stabilizzare la nitroglicerina... inventata vent’anni prima dal piemontese Ascanio Sobrero (e già questo dice qualcosa).
Guadagnò un sacco di soldi. Spaventato dall’uso che i governi avrebbero potuto fare della sua dinamite, si dice che abbia usato i cospicui denari guadagnati, istituendo il famoso premio a favore delle attività «pacifiche» dell’uomo.

«Poi conobbe la prosperosa Bertha von Suttner, donnona austriaca e pacifista fanatica.Nobel era tanto geniale quanto piccolo, brutto, malaticcio e frequentava con assiduità i bordelli, non potendo procurarsi in altro modo compagnia femminile. Divenuto ricco e famoso, prese Bertha come segretaria. E lei divenne padrona assoluta della sua vita» scrive Rino Camilleri.

Lei gli fece costruire una villa a Sanremo perché lui aveva la tisi. Poi lo convinse a finanziare lautamente il premio 'pacifista' la cui Fondazione omonima ancora oggi incassa 30 milioni di euro annui di soli interessi.

«E a chi andò il Nobel per la pace nel 1905? A Bertha. Ergo: quella del chimico svedese che crea un premio per lavarsi la coscienza è una bufala» scrive Camilleri.

Dunque se Malala è restata fuori, prendendo il ben più prestigioso Premio Sacharov ben venga. Ma intanto si affollano le prese di posizione sul Premio 2013.

Il segretario generale di Amnesty International Salil Shetty ha commentato: "...E’ un premio importante, una scelta che riafferma i principi internazionali contro l’uso delle armi chimiche e di altre armi vietate che producono sofferenze indicibili. E’ un richiamo tempestivo a tutti i governi e ai gruppi che prendono parte ai conflitti armati: la guerra ha delle regole che vanno rispettate. La proibizione delle armi chimiche e’ un esempio di queste importanti regole, il cui obiettivo e’ risparmiare i civili".


Resta da augurarsi che ciò per cui si è stati premiati, venga davvero fatto. Magra consolazione, ma autentica speranza.

Corona Perer
7 ottobre 2014

 

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