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Arte e cultura

Il vino nell'Antico Egitto

Il vino nell'Antico Egitto Calice_a_forma_di_fiore_di_loto_Nuovo_Regno_1_.jpgSTELE_DI_SENBI.jpgUSA_QUESTA-002.jpgtomba_TT290_di_Irynefer__4.jpgParete_ovest_Tomba_di_Nakht__TT52_Necropoli_tebana_di_Sheikh_Abd_el-Qurna_2.jpg
Il passato nel bicchiere

“Quando si pensa all’Antico Egitto, la nostra mente corre a piramidi, tombe, templi, statue, mummie, vasi, gioielli. Non si pensa certo al vino ed alla vite” afferma Sabina Malgora archeologa ed egittologa che a Trento è la curatrice della sezione egizia del Castello Del Buonconsiglio per la cui collezione sta lavorando anche al catalogo.

Malgora evidenzia come la pianta della vite affondi le sue radici nella storia e sebbene non esista un papiro sulla vinificazione che tramandi la tecnica egizia, è possibile recuperare informazioni osservando la documentazione più affascinante: quella pittorica. Ebbene ci sono pitture e bassorilievi che del vino ne parlano eccome. Lo scrive in “Il vino nell’Antico Egitto. Il passato nel bicchiere” catalogo di una mostra da lei ideata e curata.

Ci sono cappelle funerarie decorate con soggetti “vicini” al vino in 29 tombe  datate all’Antico Regno, tra cui si trovano anche quelle famose di Niankhkhnum e Khnumhotep (V dinastia) e Mereruka (VI dinastia) a Saqqara; 10 tombe, di cui due in aree provinciali in Medio Egitto, datate al Medio Regno; 42 tombe nelle necropoli di Tebe datate al Nuovo Regno; 3 tombe datate all’Epoca Tarda; ed 1 al Periodo Periodo Greco Romano, quella di Petosiris eminente personaggio di Ermopolis, della XXX dinastia.

“La vendemmia, la pigiatura e la spremitura, l’imbottigliamento, l’immagazzinamento, il servizio e l’offerta ed il consumo sono immagini così vive da sembrare reali” commenta Sabina Malgora che tra le più belle indica la tomba di Nakht (TT52), Sheikh Abd el-Qurna e quella di Sennefer (TT96) XVIII dinastia.

“Gli scavi hanno restituito numerose tipologie di reperti, tra cui le giare per il vino, in siti che conservano tracce delle antiche coltivazioni e della produzione, grappoli disidratati, semi, raspi, foglie e legni. Non mancano fonti letterarie, testi funerari, sigilli ed etichette. Ad esse si aggiungono le fonti classiche, databili all’Epoca Greco-Romana. Allo stesso periodo risalgono numerosi papiri” spiega la curatrice.

Tra le fonti greche, sorprendentemente due scrittori negano l’esistenza della viticoltura in Egitto o la attestano solo in Epoca Tarda: Erodoto, nelle Storie, II libro, nega che si coltivi la vite in Egitto; Plutarco,  racconta che gli egizi non bevono vino e non lo usano nelle libagioni prima della XXVI dinastia. Ebbene: si sbagliavano. I templi tebani possedevano 433 vigne durante il regno di Ramses III, ma non è possibile capire dove fossero, se in Alto o Basso Egitto.

“Il più antico reperto è anche il più discusso: risale alla I^ dinastia, precisamente al regno di Den, (2900 a.C.) e si tratta di un sigillo che presenta, oltre al nome del re, un geroglifico interpretato come un torchio e un vaso in argilla la cui forma non è esclusivamente associabile al vino. Per questo motivo è possibile che non si tratti di un riferimento al vino ma all’olio, il sistema di pressatura usato per l’olio poteva però anche essere usato per il vino” aggiunge la studiosa.

Già nei Testi delle Piramidi (V dinastia 2375-2354 a,C.), si parla di irep mehu, vino del nord, riferendosi proprio al Delta. E c'è di più: la curatrice infatti spiega che gli Egizi etichettavano!
 
“Come le moderne etichette per il vino, le iscrizioni sulle giare del Nuovo Regno riportano informazioni sul vino che contengono. Anno, Qualità e dolcezza, tipo di prodotto, l’origine geografica della zona di produzione, la tenuta, il nome ed il titolo del vignaiolo. Non è invece indicato il colore del vino. “Irep” non chiarisce se all’interno dell’anfora ci sia vino bianco o rosso. Sull'etichetta di un’anfora contenente vino rosso facente parte del corredo funerario del re Tutankhamon si legge: “Anno 9, Vino della tenuta di Aten del Fiume Occidentale, Capo dei Vignaioli Khaa”. Qualche volta è indicata anche la qualità del vino: buono (nefer), più che buono (nefer, nefer) e molto buono (nefer, nefer, nefer) e in qualche caso anche sull’immagazzinamento e sul riutilizzo delle anfore" aggiunge Malgora.




< nella foto la tomba TT290: il dio Anubi in forma di sciacallo protegge l’ingresso e sulle pareti didascalie della  “confessione negativa” fatta dal defunto alla presenza di 42 divinità, che formano il tribunale divino presieduto da Osiride, per poter essere ammesso nell’aldilà



Il vino non è la sola bevanda alcolica prodotta nella Valle del Nilo. Deve dividere il ruolo da protagonista con la birra, di cui l’Egitto è il più antico produttore al mondo. Vi sono poi altre bevande alcoliche, quali il vino di datteri, il vino di melagrana, il vino di palma, ottenuto dalla fermentazione del liquido estratto con incisione dal tronco dell’albero. Quest’ultimo era anche utilizzato durante la mummificazione.

Fotografie scattate in Egitto ritraggono le rappresentazioni parietali della tomba di Nakht, TT52 della necropoli tebana di Sheikh Abd el-Qurna e raffigurano in modo dettagliato momenti di vita legati alla lavorazione della terra; in particolare la raccolta dell’uva e la spremitura, la conservazione del vino nelle anfore e la preparazione di un banchetto con grappoli offerti al defunto.

Il vino, elemento simbolico in ambito religioso, era annoverato fra i doni dei corredi funebri, come viene illustrato nella Stele di Senbi (Medio Regno, XII dinastia) presente in mostra. Tra gli oggetti legati al vino come simbolo di rinascita è esposta la statuetta in bronzo del dio Osiride che rinasce dopo la morte e l’imponente scultura di tre metri in quarzo-diorite raffigurante la dea Sekhmet con la testa di leonessa, il cui nome significa “la potente”.
(C.Perer)

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