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Persone e idee

Beatrice Avanzi "I love Frida"

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di Corona Perer

Beatrice Avanzi è la curatrice italiana che ha assistito passo dopo passo la genesi della mostra parigina dedicata a Frida Kahlo, insieme a Marie Paule Vial direttrice del Musée dell'Orangerie e Leila Jarbouai conservatore al Musee d'Orsay.

Attaverso un’ottantina di dipinti, provenienti in maggior parte dalla collezione del Museo Dolores Olmedo, l’esposizione "Frida Kahlo – Diego Rivera. L’art en fusion" la mostra parigina è stata certamente uno dei successi del 2013. Il merito è stato di  riportare l’attenzione  su una delle vicende artistiche più affascinanti del XX secolo, sullo sfondo din un paese, che, negli anni sanguinosi ma ricchi di ideali della rivoluzione, lotta non solo per i diritti del popolo, ma anche per  la propria identità culturale.

Esperta di arte italiana del XIX e XX secolo, cresciuta professionalmente al Mart sotto la direzione di Gabriella Belli, Beatrice Avanzi è specializzata in Storia dell’arte Contemporanea presso l’Università Cattolica di Milano. Già funzionario storico artistico con il ruolo di curatore presso il Mart, ha curato numerosi progetti espositivi, in Italia e all‘estero, con particolare riferimento alla pittura italiana di fine 800 e primi del 900. Da aprile 2012 è conservatore presso i Musées d’Orsay e de l’Orangerie, dove ha recentemente curato le mostre sui Macchiaioli, sugli Impressionisti italiani e ora si appresta al grande lavoro su Frida Kahlo e Diego Rivera.

La critica ha accolto con favore questa mostra come unica e inedita. Perchè?
La mostra dedicata a Frida Kahlo e Diego Rivera, la prima che si tiene a Parigi dal 1998, è in realtà un dialogo tra le opere di una coppia di artisti “mitici”, oggi conosciuti più per la dimensione leggendaria della loro storia d’amore che per il loro effettivo valore artistico. E’ difficile che le opere di Frida e Diego vengano esposte insieme proprio per la loro diversità: i dipinti di Frida, spesso di piccole dimensioni, possono essere considerati come un diario intimo, la narrazione di un’esistenza tormentata e sofferta. Quelle di Diego, che fu il più importante esponente del muralismo messicano, sono un grande messaggio al popolo negli anni post-rivoluzionari.

Due stili diversi e autonomi o dialoganti tra loro?
In mostra vogliamo raccontare  come queste opere così diverse siano in realtà complementari e traggano la loro forza comune dalla passione che ha definito tutta l’esistenza dei due artisti. La passione per la vita, per il proprio paese, che ricorre nelle opere di entrambi attraverso continui rimandi storici, mitici o simbolici, e naturalmente la passione che hanno vissuto l’uno per l’altra.

Cosa emerge dalla lettura del travagliato rapporto di Frida con il marito?
Emerge la storia di un amore assoluto, appassionato e tormentato, ma anche di una profonda condivisione di ideali artistici e politici. Separati da venti anni di età, sposatisi due volte, divorziati per un solo anno, Frida e Diego furono di fatto incapaci di vivere lontani. Quando Frida  muore, nel  1954, Diego le sopravvive di soli tre anni.  Il suo ultimo desiderio, poi disatteso, sarà quello di avere le sue ceneri mescolate a quelle di Frida alla Casa Azzurra, dove avevano sempre vissuto insieme.

Questo vissuto come emerge nell'opera di Frida?
Molti dipinti di Frida parlano del suo dolore  per i tradimenti di Diego (tra cui quello con la sorella Cristina), ma le infedeltà erano reciproche: è noto il legame di Frida con il fotografo Nickolas Murray, che ci ha lasciato alcuni dei suoi ritratti più belli, o con Leon Trotsky, quando fu ospite alla Casa Azzurra durante il suo esilio in Messico. Nonostante questo, dalle lettere di Frida traspare un amore commovente: Frida arriva quasi ad annullare le sue sofferenze fisiche, derivate dal suo terribile incidente di autobus, per sostenere Diego, incoraggiarlo, prendersi cura di lui.

Come definirebbe questo rapporto?
Quantomeno complesso e affascinante che il nipote di Diego Rivera, Juan Rafael Coronel Rivera, analizza con grande originalità nel suo saggio in catalogo, mettendo in luce il legame forte ed esclusivo di due persone che potremmo definire “anormali”: Frida, provata nel fisico dalle conseguenze della poliomielite e dall’incidente che subì da giovane, era crudelmente soprannominata la “storpia”, Diego era un uomo ricco di fascino, ma dall’aspetto sicuramente non gradevole, un “gigante” che incarnava il mito della rinascita artistica messicana.

La mostra compie un focus anche su di lui artista: in che modo agiva il mondo estetico di "lui" ?
La mostra inaugurata a Parigi nei giorni scorsi intende riportare l’attenzione sull’opera di Diego, che paradossalmente è oggi meno conosciuta rispetto a quella di Frida, sia perché la leggenda che circonda la figura della moglie ha in parte offuscato la sua fama, sia perché l’opera di Rivera trova la sua dimensione più autentica nei grandi murales, evidentemente inamovibili, che narrano l’epopea del popolo messicano e incarnano gli ideali della rivoluzione messicana. Solo chi ha avuto la fortuna di vedere le sue opere nei palazzi pubblici messicani può rendersi conto della grandezza di Diego, della forza del suo messaggio e della sua straordinaria maestria nella tecnica dell’affresco.

Ci sono opere mai viste in Europa?
Avremo l’unico grande cartone da spolvero che può oggi lasciare il Messico, La Fucilazione di Massimiliano, che è servito come studio preparatorio per gli affreschi di Palacio Nacional a Città del Messico. Ma intendiamo anche ricostruire un aspetto meno conosciuto dell’opera di Diego, ma per noi molto interessante perché si pone in stretto dialogo con le opere dell’Orangerie: si tratta degli anni di formazione che Diego trascorre in Spagna e Francia, dove incontra gli artisti di Montparnasse e dà vita a un personalissimo cubismo che non dimentica temi e colori della terra messicana.

Cosa possiamo ammirare a Parigi?
Le opere esposte provengono per la maggior parte dal museo Dolores Olmedo di Città del Messico, con il quale abbiamo avviato un rapporto di reciprocità, che ci consentirà di portare in Messico i capolavori del Musée de l’Orangerie. Dolores Olmedo era una donna d’affari legata da una stretta  amicizia a Diego, del quale raccolse 127 dipinti e disegni. A queste si aggiungono 27 opere di Frida riunite da Dolores su consiglio dello stesso Diego: esse costituiscono oggi il nucleo più importante di opere di Frida e Diego presenti in un museo di Città del Messico.

Cosa maggiormente colpisce della vita di questa grande artista?
E’ difficile dirlo, Frida è davvero diventata un’icona dei nostri tempi, la sua vicenda personale ha assunto un valore universale e oggi Frida incanta le folle…. Questa “Fridamania” è un fenomeno al quale viene dedicato un saggio in catalogo. Studiando l’opera e la vita di Frida, sicuramente quello che mi è rimasto nel cuore, e credo non mi abbandonerà, è la forza di questa straordinaria donna, una forza che deriva dal suo amore e dalla sua passione per la vita, nonostante tutte  le sofferenze e il dolore.

Lei proviene dal Mart di Rovereto: è stato difficile ambientarsi in Francia? Cosa le piace del metodo francese di produrre arte?
Ho lavorato per dieci anni al Mart prima di approdare a Parigi. Naturalmente il Mart, con Gabriella Belli, è stato un’importantissima “scuola”, lì ho imparato un mestiere che mi ha consentito di crescere e affrontare realtà internazionali. Proprio al Mart avevamo già collaborato con il Musée d’Orsay e con Guy Cogeval, che ora è il mio presidente: quindi il passaggio non è stato difficile.

Cosa ha trovato arrivando in Francia?
Una grandissima professionalità, l’Orsay è davvero una grande “macchina”, ma per fortuna con una dimensione ancora umana rispetto a musei come il Louvre che sono vere “città-museo”. Certo le dimensioni stesse, così diverse, fanno sì che l’organizzazione del lavoro sia differente:  in Francia c’è una fortissima specializzazione, ciascun conservatore ha i suoi “artisti” e i suoi ambiti, con divisioni molto rigorose.

Questo cosa significa per un curatore?
In questo modo riusciamo ad approfondire davvero i nostri progetti e le nostre competenze, e questo si riflette, appunto, nel “metodo”  di produrre arte: un museo come l’Orsay produce in media, da solo, sei mostre all’anno, otto se si includono quelle dell’Orangerie, e riesce sempre a coniugare un altissimo livello scientifico con la capacità di proporre soggetti che richiamano un grande pubblico. Oltre a questo, c’è un lavoro costante sulle collezioni, sulla loro valorizzazione, l'arricchimento tramite nuove acquisizioni, la loro divulgazione attraverso le mostre organizzate all’estero.

Cosa invece importerebbe volentieri in Francia dell'Italia?
A parte il sole e il caldo...devo dire che si sta bene. In Francia la professione del conservatore è riconosciuta e regolamentata dallo Stato, c’è una grande professionalità, fortemente tutelata, ma è un sistema che, per chi ha lavorato dieci anni in un museo italiano, può sembrare un po’ rigido: ecco forse porterei la capacità di saper “attraversare” ambiti differenti, di sapersi adattare a situazioni diverse, di mantenere uno sguardo aperto sulle cose.

Le manca il sistema dell'arte italiano?
No, non mi manca. La realtà che ho conosciuto e vissuto per dieci anni è quella del Mart, quindi un’eccellenza assoluta, ma sono consapevole che nel panorama dei musei italiani questo ha rappresentato  un’eccezione. Purtroppo, lo sappiamo, la situazione della cultura in Italia non è buona, il “sistema” quindi non mi manca, ma anche visto da fuori, rimane la voglia di rimboccarsi le maniche e darsi da fare per il nostro straordinario patrimonio artistico.

Quali saranno i prossimi impegni dopo Frida Kahlo?
L’impegno più immediato è quello di portare a Madrid, alla Fondazione Mapfre, la mostra sui Macchiaioli, che a Parigi ha avuto un grande successo, stabilendo il record di visite per il museo dell’Orangerie con oltre 290.000 visitatori. Una bel risultato per la pittura del nostro Ottocento! Nel 2015 porteremo poi all’Orsay uno scultore italiano straordinario e ancora troppo poco conosciuto fuori dall’Italia, Adolfo Wildt. E, dopo il successo della mostra dedicata a Manet, continueremo sicuramente la collaborazione con i Musei Civici di Venezia.
Parigi-Rovereto - ottobre 2013


28.8.2013 - riproduzione  vietata
> Le immagini di questa pagina: Col. Museo Dolores Olmedo, Xochimilco, México;  Photographs by Erik Meza / Javier Otaola ; image © Archivo Museo Dolores Olmedo; ©2013 Banco de México Diego Rivera Frida Kahlo Museums Trust, Mexico, D.F. / ADAGP, Paris; Beatrice Avanzi: © Musée d'Orsay / Sophie Boegly

 

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