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Arte e cultura

La cultura del Trentino verso la riforma

La cultura del Trentino verso la riformaFranco_Marzatico_foto_corona_perer_12.jpgusa_questa-001.jpgFranco_Marzatico_foto_corona_perer_15.jpgusa_questa-002.jpgFranco_Marzatico_foto_corona_perer_10.jpgusa_questa.jpgFranco_Marzatico_foto_corona_perer_5-001.jpgcastello_buonconsiglio_giornale_sentire-001.jpgcopy_2.jpg
il fine: ''Snellire il sistema''

In Trentino si va verso un nuovo sistema culturale che porterà ad una rivoluzione: la Soprintendenza sarà trasformata in agenzia con un polo costruito da quattro grandi musei, che ha le fondamenta in Muse, Mart, Buonconsiglio e Museo Storico. Come dire: una macchina da guerra. La direzione del Buonconsiglio ha già fatto sapere che preferirebbe continuare la sua navigazione in autonomia e comunque tutti i musei si stanno interrogando sui possibili scenari futuri.  In questi giorni è all'esame della V Commissione del Consiglio Provinciale il ddl 162 che apporta rilevanti modifiche alla legge sulle attività culturali 15/2007. Tra le novità introdotte compaiono nuove forme di aggregazione tra i musei del Trentino - tre o forse quattro poli tematici - che dovrebbero favorire una programmazione coordinata e integrata e il recupero di risorse economiche.
Franco Marzatico, che è a capo della Soprintendenza dei Beni Culturali della Provincia di Trento, ha fatto sapere di vedere di buon occhio la riorganizzazione dei musei disegnata dall'assessore provinciale Tiziano Mellarini che dovrebbe sortire come effetto primo il superamento della concorrenza e di compartimenti stagni, la possibilità di immaginare servizi comuni, e certamente lo snellimento del cospicuo lavoro burocratico a cui è chiamato un ufficio come quello della Sorintendenza. Marzatico conosce bene il sistema: dal 1995 al 2014 è stato direttore del Castello del Buonconsiglio. Tra ricerche prestigiose, studi, campagne di scavo, direzioni, consulenze, saggi, conferenze, premi e  riconoscimenti,  il  profilo di Franco Marzatico  è quello di un grande professionista della storia.
In questa pagina l'intervista rilasciata a SENTIRE, pochi giorni dopo dalla notizia del passaggio di mano alla guida del Buonconsiglio (maggio 2014).
17 febbraio 2017

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IL BUONCONSIGLIO CAMBIA DIRETTORE
intervista a Franco Marzatico - di Corona Perer
(maggio 2014)

Nato a Trento (classe 1959), laurea a pieni voti in lettere ad indirizzo Classico all'Università di Bologna con tesi in "paletnologia" nel 1983, si è perfezionato in archeologia ed ha frequentato corsi di management culturale alla Bocconi di Milano. La sua carriera nell’ambito culturale è iniziata all’età di soli 14 anni, quando Franco Marzatico si è messo a disposizione per lavorare come volontario agli scavi delle Palafitte di Fiavé. Questa passione gli ha poi portato a proseguire gli studi nel campo dell’archeologia. Per 19 anni è stato in sella al Castello con mostre da record. Il suo curriculum è di 50 pagine, impossibile perciò da sintetizzare.Coltiva una passione da sempre: le immersioni archeologiche per questo ha anche un brevetto internazionale di sommozzatore, che gli ha consentito di partecipare come libero professionista, a campagne di scavo nei laghi di Ginevra e Neuchatel, organizzate dal Département d'anthropologie et d'ècologie dell'Università de Genève. Nato a Trento (classe 1959), laurea a pieni voti in lettere ad indirizzo Classico all'Università di Bologna con tesi in "paletnologia" nel 1983, si è perfezionato in archeologia ed ha frequentato corsi di management culturale alla Bocconi di Milano. La sua carriera nell’ambito culturale è iniziata all’età di soli 14 anni, quando Franco Marzatico si è messo a disposizione per lavorare come volontario agli scavi delle Palafitte di Fiavé. Questa passione gli ha poi portato a proseguire gli studi nel campo dell’archeologia. Per 19 anni è stato in sella al Castello con mostre da record. Il suo curriculum è di 50 pagine, impossibile perciò da sintetizzare.
Non si contano i suoi saggi, le sue collaborazioni, e i comitati curatoriali ai quali ha partecipato e del resto, quando gli abbiamo chiesto di mettere in pila i cataloghi delle mostre da lui promosse al castello ( < nella foto), abbiamo potuto documentarne solo una parte di esse. E mentre si scattava arrivavano dallo staff altri volumi da impilare.
La notizia del suo trasferimento è giunta inaspettata, non lo nega nemmeno lui, ma alla nuova pagina professionale che lo aspetta guarda con serenità. Lo attende un incarico speciale dal 1° giugno, quando arriverà la sua sostituta dottoressa Laura Dal Prà, oggi in Soprintendenza. Marzatico si occuperà della valorizzazione della rete dei Castelli che lui stesso ha contribuito a far nascere per una gestione dei beni culturali trentini omogenea ed articolata. "In tempi di spending review la gestione delle risorse è cruciale" dice nella conversazione, nella quale non una parola rivela qualche recriminazione. Ma questo è anche un aspetto caratteriale: Marzatico è una persona naturalmente "elegante" e mentre i suoi fedeli collaboratori lo aiutavano a impacchettare il poderoso patrimonio di pubblicazioni del suo studio, ci ha spiegato la poderosa macchina del Buonconsiglio. E alla domanda "cosa augura alla dottoressa Laura Dal Prà che viene a sostituirla?" ha risposto: "il Castello arriva nelle mani di una professionista.Le auguro che si trovi bene come è stato per me in questi anni".

Dottor Marzatico come è arrivata questa notizia?
E' arrivata come "proposta" del Dipartimento Cultura che nel contesto dei grandi cambiamenti in atto per riorganizzare il servizio, ha identificato la necessità di un avvicendamento. Certo per me inaspettata, ma l'ho accettata valutando anche le prospettive. I margini di spesa si sono fatti più stretti e l'attività di programmazione si è difatto ridotta. Fino a pochi anni fa si poteva fare una programmazione triennale con mostre costruite in casa che richiedevano per ogni evento almeno 2 anni di lavoro. Essere costretti a fare una programmazione annuale rischiava di andare a detrimento della qualità degli eventi. Ho valutato che fosse prioritario per me non tradire un obiettivo: quello cioè di non far scendere la qualità.

Intende dire che non avere più il budget degli anni scorsi non le avrebbe consentito di essere alla regia di eventi di successo come quelli svolti?
Più che altro che non avrei potuto continuare un lavoro creativo come quello da me desiderato, quindi accetto volentieri l'avvicendamento sicuro che il castello sarà ben gestito.

Quale è stato il risultato più importante degli ultimi anni?
Al di là dei numeri, le relazioni internazionali che sono state di fatto anche l'esito della contrazione delle risorse, per cui abbiamo cercato collaborazioni e costruito co-produzioni importanti.

Ma quanto costavate negli anni d'oro?
Almeno 6 milioni e 200 mila euro, ma abbiamo ingenti costi fissi di manutenzione (almeno 1 milione all'anno), altri 2 milioni e 200 vanno al personale, 400.000 euro di sola guardianìa armata, il resto serve alla programmazione che ci ha consentito di introitare sempre almeno 1 milione di euro dai ticket di ingresso. Certo, non ci si può lamentare di qesti tempi,  nemmeno con i 4 milioni e 900mila euro previsionali del 2014, tuttavia va considerato che abbiamo avuto un castello in più da gestire negli ultimi 2 anni e che il sistema dei Monumenti e delle Collezioni articolato in 4 castelli richiede risorse adeguate.

Difficoltà attuali?
Ad esempio ci troviamo nella difficoltà tecnica di predisporre affissioni e promozioni della prossima mostra di luglio dedicata a Dosso Dossi. Questo crea non pochi problemi, perchè le mostre sono esse stesse un'attività di promozione del monumento, non accessori voluttuari e vanno progettate per essere redditizie.

Una regia unica per una più armonica suddivisione delle risorse tra i musei del territorio. Lei che ne pensa?
Concordo, a patto che ne venga un mix bilanciato che non va a coprimere o penalizzare una struttura piuttosto che l'altra. In un momento come questo trovare nuove misure e soluzioni è possibile e necessario, un esercizio certamente utile, purchè dentro un sistema equilibrato di risorse che consenta ad ogni museo di esprimersi nella sua diversità.

All'epoca però ci furono resistenze epidermiche alla eventualità...
Bisogna dire che si proponeva un cda unico. Bisogna pensare che il Castello non ha un cda e che in questi ultimi anni - se si considera un costo medio di 40.000 euro anni - abbiamo consentito di risparmiarne almeno 400.000 euro di denaro pubblico. Poteva invece essere una buona cosa impostare la condivisione dei servizi sotto una regia unica, ad esempio quelli della comunicazione. Da questo punto di vista la bozza elaborata dall'assessore dell'epoca Panizza e dal dirigente Tomasi poteva essere una buona idea.

Torniamo al Castello: da macchina per eventi di caratura nazionale rischia di diventare un monumento e basta?
Il Castello è un monumento. Ha una rendita naturale di posizione da sempre: lo si visita indipendentemente dalle mostre che ospita. Questa posizione può essere esaltata e rinforzata dalle mostre. Fare ricerca, studiare la collezioni, svolgere un lavoro in costante conessione tra la storia locale e la grande storia, metterlo in rete e costruire relazioni internazionali. Imporlo all'attenzione dei mass-media è stato certamente importante.

20 anni di lavoro e una sfilza di mostre tutte contrassegnate da successo. E' difficile questo distacco?
Naturalmente non è così facile. C'è sempre stato un fortissimo legame nei confronti del personale che mi ha seguito, aiutato, sostenuto. Ci siamo anche divertiti, ma immedesimarsi in un ruolo e in una unica veste sarebbe improprio, oltre che mancanza di umiltà. Lo ritengo un difficile ma necessario ricambio fisiologico in una situazione forzata anche dalla congiuntura economica. E se sei un dipendente pubblico non puoi incapricciarti e puntare i piedi.

Nessuna amarezza quindi?
Direi di no. Riconosco che sono stato privilegiato, devo dare atto all'ente pubblico che mi ha permesso di fare un lavoro creativo e costruttivo. Nel momento in cui si chiede un cambiamento è anche giusto mettersi a disposizione.

Le mancheranno queste meravigliose stanze?
Non mi affeziono mai ai luoghi, per me questo era un luogo di lavoro, certamente magnifico, dove ho lavorato con la responsabilità di gestire denaro pubblico e con personale meraviglioso.
(corona perer - maggio 2014)

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