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Persone e idee

Armando Dal Col e il libro che respira

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Le interviste di SENTIRE

Sono ormai 50 anni che realizza Bonsai. Al Congresso Nazionale dell'Unione Bonsaisti Italiani che si tiene ogni anno ad Arco (Tn) lui non manca mai. A Tarzo (Treviso) c'è il Giardino della Serenità: nel suo giardino di bonsai ce ne sono circa 600. In 50 anni lui ne ha realizzati almeno 2000.
Armando Dal Col 73 anni, è considerato un'autorità del settore. E' un maestro internazionale pluripremiato in Giappone che è la vera patria di questa arte. Lo abbiamo incontrato alle prese con un bonsai particolarissimo, perché sfugge ad ogni definizione: un libro d'erba, il libro della conoscenza, anzi: le radici della conoscenza. Lo mostriamo in esclusiva in queste immagini.

Armando, come definirebbe il bonsai?
Arte interiore. il Bonsai non ha riscontri con nessuna forma d'arte, in quanto è "Arte vivente", ed è per questo che non può mai essere considerato finito mentre un quadro o una scultura rimane immutabile nel tempo.
Comprendere il Bonsai nella sua più intima espressione, significa calarsi nella natura attraverso le semplici cose, ammirare l'acqua limpida dei torrenti e sentire il suono che produce la corrente, talvolta impetuosa che s'infrange contro le rocce coperte di muschio.

Per lei quale tipo di ricerca rappresenta?
Mi piacerebbe lasciare una traccia della mia esistenza, poichè la vita di un uomo è talmente effimera che
scompare al primo soffio di vento. I seguaci del buddismo credono nella reincarnazione. Per passare ai posteri ho solo la certezza del mio nome che resterà per quello che ho fatto, se qualcuno vorrà ricordarmi. Il resto non lo so, ma mi piacerebbe reincarnarmi fra qualche secolo per vedere di nuovo come sono mutati i miei Bonsai.

Da quanti anni fa Bonsai?
Dal 1963, ma all'epoca non conoscevo il Bonsai. L'idea mi nacque vedendo un albero in lontananza, e allungando il braccio vedevo l'albero proiettarsi sul palmo della mia mano. Pensai che sarebbe stato bello poter avere un albero in mano e cominciai a trattare le mie piante con potature che solo dopo potei verificare facevano parte della tecnica giapponese del bonsai.

E come lo ha scoperto?
Leggendo un articolo che annunciava l'Euroflora nel 66 dove sarebbero arrivati dei maestri giapponesi che avevano creato alberi in miniatura, ma era già da 3 anni che io da autodidatta maneggiavo le stesse cose. Quello che credevo un metodo da me inventato era un'arte orientale. E' il sentirmi parte della natura, sentirmi un tutt'uno con i miei Bonsai, vivere dentro loro.

Come è venuta l'idea di questo libro?
Volevo esprimere l'essenzialità estrema delle "radici della Conoscenza". Alla prima esposizione c'è stato stupore, forse perplessità. Poi alla mostra di Bonsai nazionale nella città di Imola è stato un successo. Il mio pezzo veniva definito ‘cultura'. Io in realtà non mi ero posto obiettivi nobili, tuttavia avevo voluto un libro vecchio intriso del "Verbo", perché esso avrebbe alimentato le "radici della conoscenza".

Cos'è per Lei la conoscenza?
La conoscenza non ha il suo fondamento nella capacità del soggetto di distinguere l'ideale dal reale, ma di passare da ciò che è inespresso a ciò che è espresso. Questo libro nasce da una ricerca interiore: non è solo una metafora del sapere, ma è la metafora stessa della vita umana, consistente nella nascita, nello sviluppo fisico e intellettuale e nella morte. L'erba mette radici sulle pagine, sviluppandosi verso la luce. Cerca di afferrare l'essenza del "Verbo" in una crescita senza sosta che tuttavia non sconfigge la caducità dell'essere vivente. La vita esce dalle pagine del libro ed è intrisa della sapienza di quel libro.

Quale è il messaggio dell'opera?
Che l'uomo è nulla senza radici, e che le radici stanno in una conoscenza che viene da lontano e che è anche sacrale. E' persino mistero.

Ci è voluto molto tempo?
In questa disciplina non si può avere fretta. E' stata una grande emozione immaginare pagine e parole come la terra. E vedere poi la nascita dell'erba fra le pagine: era la vita dentro un libro aperto di cultura. E' la metafora del sapere, fatta di frammenti, di crescita lenta e costante, in un continuo e inesorabile scandire del tempo, All'epoca mi sarebbe piaciuto usare una vecchia bibbia, poiché è il Libro della Conoscenza per eccellenza. Ne ho usata una recente ma l'ho aperta su una delle pagine più significative del Nuovo Testamento: l'Apocalisse che non è il libro sulla Fine del mondo ma il libro "sul" fine del mondo: l'uomo orientato verso Dio, teso alla costruzione della Gerusalemme celeste. L'erba, metaforicamente, è il Verbo che si rinnova e dà linfa all'Uomo.

Quanto può valere sul mercato un bonsai professionale?
In Giappone si va dai 25 euro fino a un 1 milione. Ad un'asta a Tokyo fu venduto un bonsai a 4 milioni 700 mila dollari in cambio di una villetta con guardino. Era del maestro Kobaiashi.

Quale è la virtù esenziale per quest'arte?
La pazienza e poi è fondamentale il controllo delle dominanze apicali cioè che le fronde siano leggere e la conicità sia accentuata sia nel tronco che nei rami.

Come deve essere il bel bonsai?
Deve avere un forte apparato radicale di superficie con le radici disposte a raggiera.

Ogni albero può diventare bonsai?


Quale è la specie più difficile da trattare?
Direi la betulla, il noce, le leguminose come l'acacia

Ha ottenuto molti titoli e premi, di cosa va maggiormente orgoglioso?
Dei riconoscimenti avuti dalla Nippon Bonsai Association, la massima autorità mondiale. La stima dei colleghi e amatori è certamente importante, ma assistere con trepidazione al risveglio primaverile, per captare la vita che pulsa sui rami ancora spogli dei miei Bonsai è un'emozione unica.

Il Bonsai ha portato anche... l'amore e Haina oggi validissima collaboratrice.Non è così?
Haina è una donna straordinaria che ha molto contribuito alla mia evoluzione. L'ho conosciuta nelle Filippine nella sua isola dove sono stato il primo europeo a metterci piede. E' stata la cosa più bella che potesse capitare nella mia vita. Era la mia discepola ora è la mia migliore aiutante ed è molto brava, infatti, conta già numerosi premi nazionali e internazionali.

Quando avete deciso il nome del vostro giardino?
L'ho deciso in Giappone. Chiesi al mio maestro la traduzione in giapponese, volevo chiamarlo Giardino Museo Bonsai della Serenità. Gli piacque moltissimo, e in giapponese si chiama SEI WA MUSEUM BONSAI EN. Abbiamo qualche migliaio di visitatori ogni anno.

Quale è il pensiero che  ispira ogni giorno la cura delle sue creature verdi?
Mi piacerebbe essere al loro posto, poiché nessun essere vivente riceve queste attenzioni. Può sembrare strano, ma c'è un feeling che ci attrae entrambi.
(Corona Perer)

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