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Iran, leggi sulla natalitą contro le donne

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''Tu partorirai''

Nonostante le autorità iraniane, compreso lo stesso presidente Hasan Rouhani, affermino che uomini e donne sono trattati su base di eguaglianza, la realtà è ben diversa. La violenza sessuale e la discriminazione contro le donne sono diffuse e l’uguaglianza dei diritti delle donne viene negata quando si tratta di matrimonio, divorzio, affidamento dei figli, eredità, viaggio e persino per quanto riguarda la scelta di vestirsi.

Le autorità controllano come si vestono, dove lavorano e cosa studiano. Ma quel che è peggio è che stanno mettendo le mani anche sulla gestione dei loro corpi. Due proposte di legge in Iran rendono le donne puro incubatore di vita. La denuncia è di Amnesty International che denuncia "invadenti intromissioni" nei diritti e nelle libertà fondamentali delle donne. Se verranno approvate le donne iraniane potranno subire importanti limitazioni nell’uso dei contraccettivi e saranno ulteriormente escluse dal mercato del lavoro se non avranno un figlio.
"E' in corso un vero e proprio attacco ai diritti sessuali e riproduttivi delle donne in Iran” si legge nel rapporto "Tu dovrai partorire" che intende incoraggiare un maggior numero di gravidanze, nel mal concepito tentativo di aumentare la popolazione del paese, attualmente in declino.

“Queste proposte di legge fortificano pratiche discriminatorie e riportano i diritti delle donne indietro di decenni. Le autorità iraniane stanno promuovendo una pericolosa cultura in cui le donne vengono private dei loro diritti più importanti e vengono viste come macchine da riproduzione piuttosto che come esseri umani dotati del diritto fondamentale di fare scelte sul loro corpo e sulla loro vita” - ha dichiarato Hassiba Hadj Sahraoui, vicedirettrice del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

La Legge sull’incremento dei tassi di fertilità e sulla prevenzione del declino della popolazione (proposta n. 446) mette al bando la sterilizzazione volontaria (ritenuta il secondo metodo più diffuso di moderna contraccezione in Iran) e blocca l’accesso alle informazioni sulla contraccezione, negando alle donne l’opportunità di prendere decisioni informate sulla gravidanza.La legge causerà senza dubbio un maggior numero di gravidanze indesiderate e costringerà molte donne a cercare di abortire in modo insicuro e illegale. La mancanza d’accesso ai profilattici, in precedenza distribuiti negli ambulatori delle città e nei centri rurali per la salute finanziati dal programma di pianificazione familiare, provocherà un aumento delle infezioni a trasmissione sessuale, compreso l’Hiv.

“È di vitale importanza che le autorità continuino a finanziare i programmi per la pianificazione familiare, garantendo in questo modo che le donne possano avere accesso a prodotti, servizi e informazioni di qualità sulla contraccezione” - ha aggiunto Sahraoui.
In caso contrario, le donne dovranno portare a termine le gravidanze contro la loro volontà o rischiare la vita e la salute ricorrendo ad aborti insicuri e clandestini, tra i principali fattori della mortalità materna nel mondo. La Legge quadro sulla popolazione e l’esaltazione della famiglia che il parlamento iraniano si appresta a discutere ad aprile, rischia di radicare ancora di più la discriminazione, soprattutto nei confronti delle donne che non vogliono o non possono sposarsi e avere figli. La legge impone a tutti gli enti, pubblici e privati, di dare priorità nelle assunzioni in determinati ambiti lavorativi a, nell’ordine: uomini con figli, uomini sposati senza figli e donne sposate con figli. Rende inoltre più complicato il divorzio e scoraggia gli interventi delle forze di polizia e dei giudici nelle liti familiari, aprendo dunque la strada a maggiori rischi di subire violenza domestica.

“Le autorità iraniane devono riconoscere che introdurre una legge del genere potrebbe avere conseguenze devastanti per le donne che sono intrappolate in relazioni violente” - ha spiegato Sahraoui.Attualmente, il codice civile iraniano prevede che una donna che intende divorziare debba provare che sta subendo “difficoltà insopportabili” mentre l’uomo può divorziare senza dover fornire una giustificazione. Gli uomini hanno inoltre il diritto esclusivo di avere almeno due mogli permanenti e a contrarre un numero senza limiti di matrimoni temporanei (sigheh). La proposta di legge incentiva i giudici a non concedere il divorzio offrendo loro dei bonus a seconda di quanti casi riescono a riconciliare.

Secondo il codice civile, una donna non ha diritto all’assegno di mantenimento se è venuta meno ai “doveri matrimoniali”, ad esempio se ha rifiutato di avere rapporti sessuali col marito o lasciato l’abitazione senza il suo permesso.
Nei procedimenti legali, la testimonianza di una donna vale la metà di quella di un uomo e i risarcimenti per l’omicidio o il ferimento di una donna sono la metà di quelli previsti nel caso in cui la vittima sia un uomo. L’età minima per la responsabilità penale è di poco meno di nove anni per le donne, di poco meno di 15 anni per gli uomini. Lo stupro coniugale e la violenza domestica non sono considerati reati penali.

Le relazioni tra lesbiche sono punite con 100 frustate e, in caso di quarta recidiva, con la pena di morte. I matrimoni precoci e forzati sono comuni: secondo il rapporto 2013-2014 dell’Organizzazione nazionale del registro civile, le ragazze sposate tra i 10 e i 14 anni erano 41.226 e 201 quelle sposate quando avevano meno di 10 anni. In alcune università, a seguito dell’introduzione di quote per sovvertire il numero e la proporzione delle studentesse rispetto agli studenti, alle donne è vietato frequentare determinati corsi, dall’Ingegneria alla Letteratura inglese, Ulteriori restrizioni sono in vigore per quanto riguarda la presenza a eventi sportivi negli stadi.

E questa certamente non è nè uguaglianza tra i sessi, nè libertà.
Roma, 11 marzo 2015

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