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Armi, gli affari italiani

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La Pinotti in Arabia

(ottobre 2016) - Lo scorso febbraio, il Parlamento Europeo ha votato con ampia maggioranza una risoluzione nella quale ha chiesto all’Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza/Vicepresidente della Commissione, Federica Mogherini, di «avviare un’iniziativa finalizzata all’imposizione da parte dell’UE di un embargo sulle armi nei confronti dell’Arabia Saudita».

La Ministra della Difesa, sen. Roberta Pinotti, si è recata nei giorni scorsi in Arabia Saudita per alcuni incontri di alto livello. I media sauditi riportano che la ministra è stata ricevuta il 4 ottobre, dal Re saudita Salman e successivamente dal Vice principe ereditario e Ministro della Difesa, Muhammad Bin Salman.
I media sauditi riportano che nei colloqui con re Salman la ministra Pinotti abbia discusso “le modalità per rafforzare le relazioni bilaterali” e abbia “passato in rassegna i recenti sviluppi sulla scena regionale ed internazionale”. Con il Vice principe ereditario, invece, sono state discusse “le modalità per migliorare le relazioni bilaterali, soprattutto nel settore della difesa”.

Al centro di questi colloqui – riporta il sito Tactical Report – vi sarebbero stati “contratti navali” che, trattandosi di ministri della Difesa, è da ritenere siano di tipo militare. Si comprende così chiaramente la ragione della presenza nella delegazione italiana del Segretario Generale della Difesa e Direttore Nazionale degli Armamenti, il Generale di Squadra Aerea Carlo Magrassi.

E' noto che le attività militari e dei bombardamenti sauditi riguardano lo Yemen, guerra di cui non si parla più. Da marzo dell’anno scorso, infatti, l’Arabia Saudita si è posta a capo di una coalizione militare che, senza alcuna legittimazione da parte delle Nazioni Unite, è intervenuta nel conflitto in Yemen con pesanti bombardamenti anche sulle zone civili, tra cui alcune strutture sanitarie di Medici senza Frontiere, notoriamente segnalate come tali a tutti i contendenti”.

La scorsa settimana a seguito delle pressioni dell’Arabia Saudita, il Consiglio dell’Onu per i diritti umani non ha accolto la proposta di una commissione internazionale indipendente d’inchiesta sulle violazioni del diritto umanitario in Yemen. L’indagine di una commissione indipendente era stata richiesta dall’Alto commissario per i diritti umani, il principe Zeid bin Ra’ad Al Hussein; richiesta che era inizialmente stata sostenuta dai paesi dell’Unione europea, tra cui l’Italia, ma poi ritirata dall’UE senza alcuna motivazione. Il Consiglio dell’Onu per i diritti umani ha dovuto pertanto accettare la proposta, sostenuta da un gruppo di paesi arabi, di una inchiesta da parte delle autorità yemenite. Secondo le Nazioni Unite più del 60% delle vittime tra i civili yemeniti, che ammontano ad oltre 3.800 morti, sarebbero stati causati dai  bombardamenti indiscriminati della coalizione saudita.



< foto: il volto insospettabile della guerra
novembre 2012: la missione Monti si concluse
con una consistente commessa di armi dal Qatar




“Non passa giorno senza che dallo Yemen non arrivino notizie di attacchi contro civili od obiettivi civili da parte della coalizione guidata dall'Arabia Saudita. Eppure Riad continua a ostacolare ogni tentativo di indagare in modo imparziale e obiettivo sui crimini di guerra" ha dichiarato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.

“E’ necessario che il Parlamento chieda urgenti spiegazioni riguardo a questa visita della ministra Pinotti in Arabia Saudita” – afferma Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio OPAL di Brescia. “Il Parlamento deve esigere dal Governo, ed in particolare dal ministero della Difesa, risposte chiare e puntuali sulle tutte le attività di promozione di contratti per mezzi militari in particolare con i Paesi accusati di crimini di guerra e che violano pesantemente i diritti umani. L’attivismo della ministra Pinotti nella promozione di questi contratti va vagliato attentamente in considerazione dei conflitti nell’area mediorientale che, come vediamo ogni giorno, finiscono per riversare sulle nostre coste migliaia di migranti e di profughi”.

Va ricordato che la Legge n. 185 del 9 luglio 1990 sancisce che l’esportazione «di materiale di armamento nonché la cessione delle relative licenze di produzione devono essere conformi alla politica estera e di difesa dell'Italia» e che «tali operazioni vengono regolamentate dallo Stato secondo i principi della Costituzione repubblicana che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». La Legge vieta specificamente l'esportazione di materiali di armamento «verso i Paesi in stato di conflitto armato, in contrasto con i principi dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell'Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio dei ministri, da adottare previo parere delle Camere», nonché «verso Paesi la cui politica contrasti con i principi dell'articolo 11 della Costituzione»

In uno straordinario intervento di qualche tempo fa da Lucia Annunziata, anche Gino Strada ha rilanciato quanto con corerenza dice da tempo: sono le armi il vero cancro e ha concluso: "Possibile che non si riesca a mettere al bando la guerra, che la razza umana non riesca a scegliere che non è la violenza la risposta alla violenza?" Folli utopie per folli sognatori? No: è una riflessione imponente e gravosa, che ha diritto di cittadinanza come tutte le altre. Come diceva Raul Follerau "non esistono sogni troppo grandi".



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