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Viaggi

Pag, la magia esiste ancora

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di Corona Perer

"La lunga spiaggia ghiaiosa Zrće sull'isola di Pag è sinonimo di divertimento estivo sfrenato, tanto è vero che è soprannominata “l'Ibiza croata".

Il ministero del Turismo scrive così nelle sue comunicazioni alla stampa e sembra andarne fiero. Del resto...business is business, ma per chi ha conosciuto Pag venti anni fa portandone via l'idea che il Mediterraneo custodiva un'isola incontaminata, storce il naso e dice: non è più l'isola di una volta.

Eppure Pago resta ugualmente magica. L'isola adagiata nel golfo del Quarnero sembra un mostro acquattato. Si offre brulla agli occhi di chi arriva via mare, per svelare poco a poco i suoi gioielli: spiagge dall'acqua verde smeraldo dove l'odore della macchia silvestre si mischia a quello del mare e dove si cammina tra la salvia selvatica, la rucola spontanea e le pigne che a momenti si confondono con le conchiglie.

L'arrivo a Novalja, che fino a due decenni fa conservava vive e pulsanti le tracce dell'antica dominazione veneta, può lasciare nel cuore immensa tristezza. Chi l'ha conosciuta venti anni fa, prima della guerra dei balcani, ricorda la sua dolcezza incantata e fuori dal tempo.

Sono sparite le siepi di rosmarino dietro le quali le vecchiette, sull'uscio di casa, ricamavano merletti. Al loro posto cemento e tavolini per l'happy hour.

Non ci sono più nemmeno i vecchi che sulla panchina osservavano i turisti, confortati da una cicca e da un bicchiere di malvasia. Ovunque "apartmani", tutti affittano. Trovare una sistemazione non è un problema.

Un consiglio: abbandonate l'idea di dormire al centralissimo Hotel Loza a meno che non siate muniti di tappi per le orecchie o che il vostro sonno non ne risenta dei baccanali in strada. Altrimenti rischiate una notte in bianco.

Eppure solo due decenni fa sotto questo hotel (l'unico del centro) vi era un'unica attrazione: una orchestrina tzigana, e sul lungomare non c'era gente che aveva bisogno di ubriacarsi con la birra o con lo shopping fra stupide chincaglierie cinesi.

Ora il lungomare è disseminato di bancarelle: occhiali taroccati, cappellini tutti uguali, mercanzia dozzinale. Li troveresti a Venezia, come a Fiume, a Rimini, come a Sharm. Mentre la ricchezza della zona sono l'olio, le olive, il formaggio, la malvasia, il miele.

Le case ora hanno l'intonaco sopra le belle pietre che rendevano l'architettura del luogo così tipicamente slava. Eppure....Novalja è Novalja. Il mare calmo brilla al sole tutto il giorno. Le nuvole minacciose spariscono in un momento. L'isola strega per le sue dolcissime insenature.

Anche il capoluogo Pag è cambiato: vie le pietre coperte dalla calce e nel lungomare del piccolo golfo, tavolini, ristoranti. Tuttavia a Pag le vecchiette con uncinetto e i loro ricami di pizzo resistono ancora.

Dicono i più anziani che il sindaco che ha governato Novalja per 20 anni ininterrottamente, abbia voluto farne un'isola per il divertimento no-stop sul modello Ibiza. Ci è riuscito. La spiaggia di Zrce è la più "a la page" ma a sera il chiasso che ha invaso Novalja è diventato insopportabile. "Non si dorme, non si vive per due mesi all'anno" raccontano gli abitanti. E' la moda del bere-ballare-sballare che attrae tanti giovani.

I veri intenditori di Pag se ne vanno a Lun, la lingua di terra che a nord arriva quasi a toccare l'isola di Arbe (Rab) e che con i suoi ulivi strega, ammalia, commuove, stupisce. Qui il silenzio c'è ancora. La gente vive accontentandosi della propria vita.

Un viaggio a Pag non è completo senza aver visto Lun. E questa è tutt'altra storia.
8 settembre 2013


> Ode agli ulivi di Lun


 

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