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Scatti d'autore

Henry Fair, il fotografo delle ''belle catastrofi''

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natura contro-natura

Può una catastrofe essere bella? In questo ossimoro si racchiude la straordinaria ricerca fotografica dell'americano J. Henry Fair che ha girato il mondo per osservare i terrificanti effetti di uno sversamento in mare di petrolio, oppure i risultati di un naufragio per accorgersi che queste catastrofi erano anche...curiosamente belle.

Enormi macchie di petrolio in mare, gigantesche miniere a cielo aperto, paesaggi ricoperti da scorie della lavorazione di metalli, l'esito su Gaia di fertilizzanti e pesticidi, e poi i deserti di ceneri prodotte da centrali termoelettriche compresi i fiumi di escrementi che fuoriescono da allevamenti intensivi.

L'acqua in particolare lascia sgomenti: dall'alto sembra la tavolozza (sinistra) di un pittore. Le immagini del fotografo americano  affascinano per la loro bellezza e spaventano per il loro contenuto.

Conosciuto per la serie fotografica Industrial Scars (Cicatrici industriali), in cui raffigura i più grandi disastri ambientali al mondo in immagini quasi astratte che sono contemporaneamente meravigliose e terrificanti, J. Herny Fair è nato nel South Carolina (USA), ma vive e lavora a New York.

I suoi lavori sono stati pubblicati in diversi quotidiani e riviste, come National Geographic, Scientific American, The New York Times, Vanity Fair, e presentati varie trasmissioni televisive. J Henry Fair ha inoltre esposto in musei e gallerie d'arte in America ed Europa. Nel 2011 ha pubblicato il libro "The Day After Tomorrow: Images of Our Earth in Crisis" (Il giorno dopo oggi: immagini della nostra Terra in crisi).

"Belle catastrofi" è il ciclo di trenta fotografie aeree in grande formato, scattate in America ed in Europa, mostrano l'impatto sull'ambiente delle attività industriali ed estrattive. La prospettiva aerea e l'abilità del fotografo svelano anche un'insospettata bellezza celata nelle catastrofi ambientali. Le immagini di J. Henry Fair sembrano coloratissimi dipinti astratti; in realtà sono la documentazione artistica della brutale distruzione della natura.

Sembrano composizioni astratte, dal cromatismo vivo e splendido, o a volte addirittura dettagli di un meraviglioso paesaggio naturale. Attraverso il contrasto tra la bellezza di forme e colori e il terribile contenuto delle sue fotografie, J. Henry Fair intende sensibilizzare sulla necessità di salvaguardare la natura e di uno sviluppo più sostenibile.

Le 30 immagini aeree in grande formato, sono styate realizzate tra USA, Canada, Golfo del Messico, Spagna e Germania. Enormi macchie di petrolio in mare, gigantesche miniere a cielo aperto, paesaggi ricoperti da scorie della lavorazione di metalli, fertilizzanti e pesticidi, deserti di ceneri prodotte da centrali termoelettriche e fiumi di escrementi che fuoriescono da allevamenti intensivi: disastri ambientali dei quali l'abilità di J Henry Fair, grazie anche alla prospettiva aerea, svela anche un'insospettata bellezza, in una vera e propria documentazione artistica della brutale distruzione della natura.

Tra i soggetti immortalati troviamo, ad esempio, due fotografie di un impianto di lavorazione delle sabbie bituminose a Fort McMurray, in Canada. Un rigagnolo di zolfo fuso, è l'immagine di questo sottoprodotto di scarto.  Quello che sembra un molo nel mare al tramonto è invece l'interno di una cisterna arrugginita contenente sabbie bituminose da cui si estrae infatti petrolio. Il metodo utilizzato è la fratturazione idraulica ("hydro fracking"), che permette di accedere a grandi giacimenti, ma con enormi danni ambientali. Proprio a ciòJ Henry Fair intende alludere con queste due immagini.

Un'altra opera fotografica immortala invece delle macchie arancioni e bianche su sfondo verde. Potrebbe essere la ripresa dall'alto di un litorale esotico. Niente di più lontano: è un deposito di sostanze chimiche per cosmetici, imballaggi e colori vicinissimo al fiume Mississippi, a Hahnville, Louisiana, negli Stati Uniti. Un'altra, paradossale istantanea di come l'uomo possa inquinare l'ambiente. Viene in mente l'appello dell'enciclica del papa "Laudato sì" che racchiude una constatazione: c'è un pericolo sulla Terra e quel pericolo si chiama...Uomo

C.Perer

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