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Arte e cultura

Jan Knap, l'artista teologo

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Corona Perer

C'è del divino in ogni uomo. L'artista ceco Jan Knap lo cerca e lo rappresenta. Il suo è un cammino dentro l'universo antropologico, arte che è sospesa tra divino e umano, in costante tensione verso l'immanente. Recentemente ha esposto a Torino da Giampiero Biasutti, arte moderna e contemporanea. A Trento lo avevo visto nel 2008 da Studio Raffaelli dove tornerà il 3 ottobre prossimo con una mostra che sarà aperta fino all'8 dicembre. Un evento da non perdere: la poesia di Jan KNap è unica. Non a caso il suo agire artistico è mosso da uno scopo: creare con poco una abbondanza spirituale.

Jan Knap nasce a Chrudim (ex-Cecoslovachia) nel 1949.  La sua esistenza è finora contrassegnata da stadi anche geografici. Prima a Düsseldorf, poi a New York, e quindi a Roma per rivelare a sé stesso la vena mistica e contemplativa. Infine Colonia, Modena, per tornare di nuovo in Repubblica Ceca, dove attualmente vive e lavora. Le opere arrivano dritte al cuore perché parlano di una religiosità intima, mai aulica.

Le sue Madonne sono innanzitutto donne, collocate in ambientazioni contemporanee, ragazze qualunque. Protagoniste non del sacro sublime ma di quello privato, colto in attimi di vita assolata e campestre. Madonne laiche e intimamente domestiche, per questo percepite come vere. 

Un ruolo importante viene svolto dai bambini, più spesso dei cherubini scherzosi.  Piegati o scatenati su un Gesù bambino che sta ad indicare l'innocenza del mondo dell'infanzia. Le aureole sembrano voler depistare la percezione, che tuttavia resta magicamente concreta, mai metastorica: con Knap siamo posti di fronte ad una eterna e perfetta quotidianità da contemplare col cuore in mano.

La sua arte sembra dire la certezza della sacralità della vita.  È arte che commuove perché sembra metterci in guardia  a quanto l'uomo sta perdendo per strada, in un mondo basato sulla produttività sul tempo, esclusivamente scandito da ciò che corre e si rincorre, ciò che uccide lo spazio per l'amore, gli affetti e i piccoli miracoli quotidiani. È arte fortemente legata al vissuto personale dell'artista.

Di Jan Knap occorre infatti  tener conto degli studi teologici e filosofici compiuti a Roma. Nasce scultore con la predilezione al rigore formale  e alla volumetria nello spazio, ma è la dimensione dello Knap-pittore che approda al cuore dell'uomo.

Dopo aver attraversato senza contaminarsi l'arte concettuale tra gli anni Sessanta e Settanta  nel 1979 fonda il gruppo Normal con Milan Kunc e Peter Angermann), Knap promulgò in tempi non sospetto l'idea di una pittura che medita sui canoni della bellezza.

Illustratore satirico New York e poi studente di filosofia  teologia a Roma, Knap capisce che è l'iconografia la sua strada. Pura e semplice, la sua arte coinvolge intimamente e interpella, muovendo quesiti sul senso più vero e profondo dell'esistenza umana.

È pittura "normale" che si trasforma in opportunità. Perché Jan Knap ci dà una possibilità preziosa.
E' quella di poter  ricordare ciò che davvero conta nella vita.

 

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