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Persone e idee

John Lloyd, lezioni di giornalismo

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Festival Economia 2016

C'è un giornalismo di pancia, emozionale, che lascia più spazio a ciò che si percepisce che ai dati oggettivi, che non sta alle regole buone delle due fonti. Giuliano Amato, oggi Giudice Costituzionale e una vita nelle istituzioni, è come sempre garbato ma fa capire che nel giornalismo economico, e più in generale italiano, c'è molto che non va.

Ancor più garbato di lui è però John Lloyd che individua nel giornalismo finanziario “serio” i germi della buona informazione. L'editorialista del Financial Times e di Repubblica, in un dialogo al Teatro Sociale con Giuliano Amato e Roberto Napoletano, direttore de Il Sole 24 Ore spiega che i media economici infatti devono essere precisi, ma gran parte del giornalismo non lo è. “Ci sono troppi racconti di fantasia” dice e la narrazione non è esattamente ciò che serve per fare un buon servizio dove occorre anzitutto dare la notizia. Racconta che nel suo paese l'80% dei giornali è sul format tabloid, tutto pettegolezzo e casa reale inglese.

“Servono il mercato, magari sentono anche di dover dire la verità eticamente, ma a condizionarli è il mercato dei loro lettori che quello vogliono perchè la vera condizionante è il mercato e il giornale deve essere popolare” dice Loyd che mette il dito nella piaga: assecondare il mercato!

“I media finanziari hanno un pubblico specializzato di managers economici, imprenditori, sindacati, politici. Certo ci sono errori ovunque ma il giornalista economico ha il vantaggio che deve stare più attento, ha una disciplina finanziaria più rigida, e questo è una sfida e un vantaggio”. Non lo dice, ma basterebbe seguire la regola della precisione e quella citata anche da Amato: due fonti diverse fanno una notizia.

Cosa dovrebbe essere allora la stampa economica? “La fotografia dell'intero sistema capitalistico. Prima del crollo 2008 tutte le fonti dicevano che non c'erano problemi e non cera una bolla finanziaria, alcuni giornalisti (pochi) della stampa US e GB hanno lanciato avvertimenti, ma l'assenza di fonti diverse non ha facilitato l'informazione. Non l'ha fatta girare. Per capire oggi cosa accade nel mondo occorre un giornalismo con la disciplina dei colleghi che si occupano di finanza, questo potrà aiutarci a capire le questioni del nostro tempo: dal traffico di essere umani alla mancanza di lavoro e sicurezza”. Una bellissima e garbata lezione dove il non-detto è stato più eplicito di quanto affermato.

"Il giornalismo -  ha spiegato Lloyd - è vero risponde sempre al mercato, ma oltre al mercato (cioè ai lettori) deve risponde all'editore e alla verità. In una realtà globalizzata servono media con una visione ampia".

Giuliano Amato ha espresso fiducia nel giornalismo italiano. "Però - ha detto - è spesso orientato non tanto a scegliere di capire e far capire ma piuttosto a scegliere l'emozione da suscitare". Più che informativo, il giornalismo che si pratica è quindi emotivo. "La professione giornalistica - ha ricordato – è nata come tramite tra le notizie e il mondo che non ha altri mezzi per essere informato su ciò che accade". Nel tempo è diventata una professione di qualità perché ce n'è stato sempre più bisogno. "Chi fa la professione del giornalista – ha aggiunto Amato - non deve assecondare l'emozione prevalente ma deve informare attraverso analisi". Per il giornalismo economico è fondamentale saper ricostruire i fatti, dare il contesto e saper valutare le soluzioni offerte dalla politica.

Per Roberto Napoletano è importante il giornalismo investigativo che parte dal racconto quotidiano, dal metodo di lavoro con cui si cerca di raccontare ogni giorno il Paese, individuando le notizie importanti. "Nel fare informazione è fondamentale non tradire la verità, che si fonda su un metodo, sull'analisi basata sui numeri" e cita un esempio: "Quando si scrivevano i primi articoli sulla crisi della Banca Popolare di Vicenza eravamo noi a farlo".

C.Perer - 4 giugno 2016

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