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Scatti d'autore

Justin Mott ''Il mio Vietnam''

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Fotografia d'Autore

Ha lavorato come barista nel distretto finanziario di San Francisco ed ha frequentato lezioni di giornalismo, Un giorno è incappato in un corso di fotografia.

“In quel periodo leggevo Kerouac e scappavo dalla vita di città facendo piccoli viaggi solitari. Ho iniziato a portare con me la macchina fotografica e da allora non ho più smesso”.

Oggi Justin Mott è un fotografo famoso. Nato negli Stati Uniti, ha fatto anche una scelta non comune: vivere in Vietnam dove lavora. Mott è uomo di poche parole.

“Sono solo uno che documenta la vita” dichiara nella nostra intervista via mail durante uno dei suoi salti tra un capo e l’altro del pianeta. “Per uno statunitense scegliere di vivere in Vietnam non è affatto facile” dice Justin Mott.

Questa è la terra-incubo per almeno due generazioni di americani. “In Vietnam cerco di fare del mio meglio per capire questa cultura così complessa e legata anche alla nostra storia, che ci piaccia o meno come americani. Cerco storie e le disegno con la fotografia, ma solo ciò che ha importanza sociale”.

Il Vietnam che esce dalla sua “35 millimetri” è pieno di campi operosi, di fatiche antiche, di uomini e donne che come le formiche costruiscono la loro sussistenza in un angolo del pianeta che resta sconosciuto ai più.

“Posso solo sperare che le mie immagini provochino qualche sentimento o emozione e se riescono a farlo, okey, significa che hanno avuto successo”.

Justin Mott scrive come parlerebbe qualsiasi americano che fa spallucce anche quando il lavoro che tenta di fare non è propriamente comune o casuale. “Amo lavorare liberamente per raccontare una storia con un stile autonomo. Non amo fare immagini di gente che muove le mani solo per stare sul palcoscenico della vita: sarebbe finzione”.

Preoccupato della qualità e non della quantità, Justin Mott si dice portato a lavorare per piccoli progetti. “Preferisco poche foto, ma vere che facciano sentire vere emozioni, piuttosto che centinaia con sguardi di gente in una foto che però non fa sentire nulla. I'm only a documentary photographer: sono solo un fotografo documentarista” dice.

Bellissime le sue donne vietnamite. La location scelta da Mott coinvolgeva dei binari. “Perché ricordano il traffico di donne, ma ci ricordano anche che le persone sono sempre in transizione, sempre in viaggio” dice il fotografo.

Ed è proprio per questo che il terreno sul quale preferisce misurarsi è quello acqueo delle sterminate risaie e del formicolio operoso di un popolo lungo il fiume. Senza disdegnare veloci incursioni tra Tibet e Mongolia, Vietnam e Cambogia, pascoli di pecore e acque smeraldine, dove immaginare la tratta di vite umane e la mancanza di diritti umani risulta difficile tra tanta bellezza.

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