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Ucraina: che fine hanno fatto le sanzioni?

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Nuove prove
Le imprese italiane presenti stabilmente in Russia sono più di 400: 70 gli stabilimenti produttivi, 8 banche, locali made-in-Italy  come Little Italy, una fattoria che commercia formaggi e produce una burrata da far invidia ai migliori produttori pugliesi. Al tempo stesso ci sono gli investimenti russi in Italia: dal turismo all'industria. In mezzo ci sono (o dovrebbero starci) le famose sanzioni per l'annessione della Crimea e la guerra in Ucraina. ma pare tutto avvolto nel passato remoto. Intanto però nulla si sa di quel che accade realmente. E zar Putin ovviamente ha tutto l'interesse che ciò resti ben lontano dal tornare all'attenzione dei media tutta concentrata su un Trump che sbraita e sul terrorismo islamico. Persino la Siria nella quale la Russia è profondamente coinvolta, sfiora di striscio zar Vladimir.

Amnesty International sta chiedendo alle agenzie e agli esperti delle Nazioni Unite - tra cui il Sottocomitato per la prevenzione della tortura, i Gruppi di lavoro sulle detenzioni arbitrarie e sulle sparizioni forzate e il Relatore speciale sulla tortura - di svolgere una missione in Ucraina per visitare tutti i centri di prigionia, compresi quelli non ufficiali, in cui si trovano persone detenute nel contesto del conflitto in corso. Ha diffuso infatti schiaccianti prove sui crimini di guerra in corso in Ucraina, in particolare torture e uccisioni sommarie di prigionieri ad opera di entrambe le parti coinvolte nel conflitto.

Ex detenuti hanno riferito di essere stati picchiati fino a spezzargli le ossa, torturati con la corrente elettrica, presi a calci, accoltellati, appesi al soffitto, privati del sonno per giorni e di cure mediche urgenti, minacciati di morte e sottoposti a finte esecuzioni.
“All’ombra del conflitto ancora in corso nell’Ucraina orientale, le nostre ricerche sul campo hanno raccolto denunce di tortura tanto frequenti quanto scioccanti. Oltre 30 ex prigionieri, catturati da entrambe le parti, hanno fornito resoconti credibili e orribili di ciò che hanno vissuto” – ha dichiarato John Dalhuisen, direttore del programma Europa e Asia centrale di Amnesty International.

“Prigionieri di entrambe le parti hanno subìto pestaggi e finte esecuzioni. Abbiamo anche documentato uccisioni sommarie ad opera dei gruppi separatisti. Ricordiamo che torturare o uccidere deliberatamente persone fatte prigioniere durante un conflitto è un crimine di guerra” – ha aggiunto Dalhuisen.


< Putin e il presidente ucraino
quando le cose andavano "bene"




Dei 33 ex prigionieri intervistati da Amnesty International 32 hanno descritto brutali pestaggi e altri gravi abusi commessi dai gruppi separatisti e dalle forze pro-Kiev. Alcune delle violenze peggiori vengono commesse in centri non ufficiali di detenzione, soprattutto nei primi giorni. I gruppi che agiscono al di fuori della catena di comando effettiva o ufficiale tendono ad avere comportamenti brutali e fuorilegge.

L’organizzazione per i diritti umani ha incontrato persone arrestate e picchiate solo per aver scattato fotografie delle proteste di EuroMaydan o per aver avuto nella rubrica del loro cellulare i numeri di telefono di separatisti.
“In alcuni casi questi civili vengono presi per organizzare scambi di prigionieri, in altri soltanto per punire le loro idee. Questa prassi illegale e inquietante deve cessare immediatamente” – ha concluso Dalhuisen.
                                                    
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