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Arte e cultura

Kuhe Nur, Evoluzione del Peccato

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Mosaici di specchi da Empty

Lo spazio Empty ospita dal 20 giugno l'installazione "Evoluzione del Peccato": un albero metaforico ricoperto di specchi e  con frutti malati. "E' il moloch finanziario" spiega l'artista Kuhe Nur che ne è l'autore. "E' il simbolo del potere e della seduzione del denaro. Molto più del peccato biblico a cui richiama la struttura e i suoi simboli: l'albero, la mela e il serpente".

Kuhe Nur (al secolo Hamid Masoudi) è orgogliosamente persiano e altrettanto orgogliosamente “cittadino trentino”. E' nato nel 3° giorno del decimo mese dell'anno 1338 che per il calendario persiano coincide con il 3 gennaio 1960. Ha lasciato la Teheran post-rivoluzionaria nel 1983 ha anche fatto la guerra durante il conflitto Iran-Iraq. Vive a Rovereto nel quartiere Fucine.

Cresciuto con lo Scià di Persia Reza Pahlavi ancora al potere, è arrivato in Italia per motivi di studio per frequentare la facoltà di ingegneria ad Ancona. Alle spalle ha anche studi di architettura (a Pescara), poi il destino lo ha spinto a Rovereto dove - in quegli anni - si lavorava alla costruzione della futura Tecnofin di via Zeni. Ma in quel cantiere lo aspettava anche Cupido e così ...è restato e messo su famiglia. Oggi Kuhe è un tranquillo cittadino italiano che ha giurato sulla Costituzione nel 2012, perfettamente integrato, con moglie e figli cresciuti in Trentino, di carattere discreto e positivo. Diventando italiano, da iraniano che era, ha cambiato di poco la sua bandiera che ha gli stessi colori, ma in posizione inversa.

In terra trentina ha anche potuto far maturare la spinta artistica che scorreva nelle vene, alla quale dava sfogo come hobby. Oggi lui è un artigiano-artista che realizza suggestivi mosaici di specchio con una tecnica che fa tesoro dell'antica tradizione persiana, ma che ha saputo interpretare in modo originale. Nel suo paese molte moschee sono impreziosite dai mosaici specchiati. “In quella di Shiraz l'intera cupola è uno spettacolo indescrivibile: sembra di entrare dentro il cuore di un prezioso diamante” spiega Kuhe Nur che come nome d'arte ha scelto proprio quello del più grande diamante al mondo, oggi in possesso della Regina Elisabetta d'Inghilterra.

La montagna di luce (in lingua farsi “kuhe nur”) era il bene più prezioso di un maraja indiano che, vinto in battaglia da un re persiano, aveva dovuto cedergli tutti i possedimenti. Tentando di sottrargli il diamante, lo nascose nel turbante, ma il re persiano volle proprio il suo copricapo avvalendosi di un'antica tradizione di guerra che prevedeva per i trattati di pace lo scambio del turbante. “Quel diamante secondo la leggenda avrebbe un magico potere: chi lo possiede estende il proprio dominio sul mondo. La Gran Bretagna in epoca coloniale ci è andata vicino. Io ho scelto quel nome perchè visitando la moschea di Shiraz mi sentii proprio dentro il diamante e dentro la montagna di luce, perciò decisi che avrei lavorato per far conoscere quest'arte antica” spiega l'artigiano-artista.

Da artigiano realizza specchi preziosi e riveste mobili che diventano gioielli. Da artista ha invece concepito un'opera che racchiude una metafora molto interessante: “Evoluzione del Peccato” è un imponente albero alto quasi 3 metri che produce frutti malati. Le sue mele sono sporcate dal dio-denaro: euro e dollaro che dominano i destini di milioni di abitanti nel pianeta e inquinano l'ambiente, i popoli e la stessa natura umana. L'albero è esposto in questi giorni per la prima volta in assoluto nello spazio EMPTY di via Bezzi 34 a Rovereto.

Al suo interno racchiude una struttura di acciaio con pesi e tiranti pensati per controllare il peso e garantire la stabilità. E' frutto di mesi di lavoro con materiali diversi: acciaio, cartapesta e tante tessere di specchio tagliate a mano e poi resinate, che rimandano alla tradizione del suo paese. Per impreziosire le loro moschee, infatti, gli antichi persiani erano costretti a intraprendere lunghi viaggi verso Venezia, unico centro di eccellenza nell'antichità nella produzione del vetro sottile, soffiato e colorato.

I costosi quantitativi da loro acquistati dai mercanti veneziani, arrivavano però regolarmente avariati, a causa del lungo viaggio in carovana, trasportati sulla groppa ciondolante dei cammelli. Come riutilizzarli dopo aver speso una fortuna? Fu così che i persiani inventarono i mosaici realizzati con frammenti di specchio, opere di straordinaria bellezza.  La tecnica in lingua farsi si chiama "Ainehkori".

Come i suoi avi Kuhe Nur usa lo specchio, ma a differenza loro deve tagliarlo per farne tessere da mosaico con cui riveste quadri, mobili, porte e realizza preziose cornici. Due delle sue opere sono da tempo entrate nella collezione del Consolato Iraniano di Milano (in via Monte Rosa). Una rappresenta la bandiera dell'Iran e l'altra la mappa dell'odierno Iran.

Kuhe Nur non è alla sua prima mostra. Ha già esposto sia a Rovereto che a Verona i quadri dedicati ai grandi del mondo che hanno combattuto la loro piccola-grande battaglia e sono entrati nella storia: da Madre Teresa e Gandhi al presidente dell'Uruguay José Pepe Mujica.

L'albero che propone ora è invece un assoluto inedito e resterà allestito nello spazio EMPTY fino al 30 luglio. Kuhe Nur spera che qualche istituzione trentina vorrà acquisirlo. Ma intanto pensa già alla prossima opera: il trono del Pavone. Bozzetti e studi sono già in corso.
25 giugno 2015


> Kuhe Nur: i suoi ritratti alla Campana dei Caduti

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