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La F˛cara, a Novoli tra sacro e profano

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di Mariella Morosi*

L'immenso falò ha illuminato ancora una volta la lunga notte di Novoli, un piccolo comune a poca distanza da Lecce. La Fòcara, dedicata a Sant'Antonio Abate, è stata accesa, all’apparizione della prima stella, nella piazza principale del borgo salentino tra preghiere, invocazioni e applausi.

E’ una festa antica, di probabile origine bizantina, con una ritualità tra il sacro e il profano, in onore del patrono della città. Ufficialmente questo monaco - venuto dall’Oriente - divenne protettore di Novoli nel 1664 sotto il vescovado di Luigi Pappacoda.

L’immenso falò, alto 25 metri e largo 20, brucia per tre giorni, dilatando la festa in eventi spesso improvvisati dai fedeli fino a quando non resta che la cenere.

Durante tutto il tempo si svolgono manifestazioni e cerimonie, inquadrate da alcuni anni in un vero e proprio festival con la partecipazione di artisti internazionali.

Originariamente si pregava, si chiedevano grazie e si danzava al bagliore delle fiamme, chiedendo al Santo un’annata ricca di frutti. Si affidava la speranza al fuoco, il più vitale, terribile, affascinante dei quattro elementi della natura, ma anche il simbolo della rinascita che segue alla distruzione.

I secoli non hanno scalfito la devozione al “Santo del Fuoco”, protettore degli animali, fedeli compagni degli uomini nel duro lavoro nei campi.

Asini e cavalli, conigli e cani, infiocchettati e adorni di nastri e di fiori, ricevono ancora oggi una solenne benedizione sul sagrato della Chiesa Madre.

Per innalzare l'immensa catasta di legna per il falò ci sono voluti mesi e mesi di lavoro. Tutti i novolesi hanno contribuito a vario titolo, raccogliendo i tralci di vite, residui della potatura delle vigne del parco del Negroamaro, riunendoli in fascine e collocandole una sull’altra, secondo un ordine rigoroso tramandato di padre in figlio.

Era un privilegio per le donne e gli anziani anche soltanto preparare i lacci per legarle una a una. Ce ne vogliono ben 80 mila per innalzare la monumentale catasta votata a quel fuoco “buono”, quello della prosperità e della pace, che ha il primato di essere il più grande dei Paesi del  Mediterraneo.

L’accensione è preceduta da uno dei momenti piu’ emozionanti: quello “Bardatura”, che vede una catena umana arrampicarsi con acrobazie da funamboli sulla catasta e issarvi l’immagine del Santo che brucerà poi anch’essa, tra preghiere e invocazioni.

Le pratiche arcaiche della cultura contadina, hanno assunto, al passo con i tempi, connotazioni nuove soprattutto grazie anche alla Fondazione La Focara, presieduta dal sindaco di Novoli, Oscar Marzo Vetrugno, che da anni ripropone la festa, tramandandone i valori e i significati più profondi.

E’ sempre un appuntamento religioso, con Messe, cerimonie e una solenne processione con la statua di Sant’Antonio ma si è arricchito, al passo con i tempi, di iniziative culturali che spaziano dall’arte contemporanea alla musica, dal teatro al cinema, fino all’enogastronomia con i sapori della Valle della Cupa.

Si sa, tutte le feste finiscono a tavola e la cucina locale si inserisce prepotentemente nella ritualità e al cibo e al vino anche in questa occasione viene restituito il loro valore conviviale.

Come ogni anno ad un artista di rilievo internazionale viene affidata la comunicazione della festa. Nel 2014 giapponese Hidetoshi Nagasawa, nel 2015 il greco Joannis Kounnellis a firmare il manifesto della Focara: un simbolico profilo di fiamme su fondo nero.

La Focara, manifestazione unica che ha saputo rinnovarsi divenendo un’attrazione nazionale pur mantenendo la sua spiritualità, è inserita tra i beni immateriali della Regione Puglia.

 

* Mariella Morosi, giornalista, già inviato Rai

 

 

 

 

 

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