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Arte e cultura

Riccardo Licata, ricordo d'artista

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di Bruno Lucchi

Riccardo Licata è morto a Venezia dove viveva da molti anni.  Nel 1949 fu tra i fondatori del gruppo di tendenza astratta insieme e Ennio Finzi, Tancredi Parmeggiani, Bruno Blenner e Giorgio Zennaro. Nel 2009 una stagione di grandi omaggi: al Museo Nazionale di Palazzo Venezia - Sala Regia e Sala delle Battaglie - a Roma, per i suoi 80 anni. Anche la città di Venezia lo celebrò nel prestigioso Palazzo Ducale con una grande mostra di mosaici e vetri. L'artista e amico Bruno Lucchi, lo ricorda in questa pagina.
febbraio 2014


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di Bruno Lucchi

Eravamo nel giugno 1993 ed era la prima volta che esponevo in Costa Azzurra: non immaginavo di quanti incontri e ricordi questa mostra sarebbe stata testimone.
Graziella ed io eravamo partiti da Levico di sera, con  l’Espace carica di quadri degli altri colleghi artisti, oltre ai miei lavori (paesaggi astratti, menhir e sferoidi). Alle cinque del mattino eravamo a Golfe-Juan.  
Avevamo dovuto aspettare che i bar aprissero per degustare un “buon” cappuccino (cattivissimo in realtà).
Con calma eravamo saliti a Vallauris fino alla Fondation Sicard-Iperti, dove avevamo appuntamento con André Iperti che, dopo l’inaugurazione, avremmo sempre chiamato Dédé, e con Gilbert Baud, l’architetto che curava le mostre della fondazione.
Dopo i saluti di circostanza, avevamo scaricato assieme le opere dividendole per artisti. Eravamo in sei artisti ad esporre (Batacchi, Fabius, Gard, Licata, Valle ed io). Senza nessuna indicazione da parte di Gilbert, avevo appoggiato sotto la parete centrale, di fronte alle vetrine, i quadri di Riccardo Licata: era lui il maestro  che dava prestigio alla mostra e che non mi aveva fatto prender sonno nel viaggio per la grossa responsabilità che avevo nei confronti delle sue opere. Era la mia prima mostra con Licata e il giorno seguente lo avrei finalmente conosciuto.
Una volta sistemate le opere, eravamo saliti a pranzo nella casa di Dèdè: una villa meravigliosa in stile provenzale, in cima alla collina con vista sul mare. Dopo aver mangiato e parlato sotto la tettoia, vicino al grande caminetto  eravamo ridiscesi alla Fondazione. Gilbert non era convinto della disposizione. Poche altre volte l’avrei visto veramente soddisfatto degli allestimenti espositivi. Gilbert aveva tolto i quadri di Riccardo dalla parete centrale per appendere le mie formelle e posizionare, davanti alle formelle, il menhir e lo sferoide. Avevo provato a spiegargli, con l’aiuto di Graziella, che Licata era l’artista più importante e quindi bisognava posizionare centralmente le sue opere. L’indomani Licata sarebbe arrivato per l’inaugurazione...
Gilbert fu irremovibile. Andò a finire che sulla pagina della cultura del quotidiano Nice Matin, era apparsa l’immagine fotografica a colori della mia installazione al centro della sala espositiva. Il giorno dopo, Licata era arrivato, puntuale per l’inaugurazione. L’allestimento e la mostra nel suo insieme gli erano piaciute molto. Non obiettò. E la mostra riscosse un notevole successo di pubblico.
Con Licata si era instaurato un ottimo feeling. Successivamente avrei conosciuto parecchi Maestri, ma con nessuno si era mai instaurato un rapporto come quello con lui.
Ricordo che per pranzo cucinammo il dentice, senza squamarlo nè aprirlo. Il fuoco era già acceso: si doveva solo attendere la formazione delle braci. Riccardo  ci osservava chiacchierando ed un certo punto estrasse dal suo inseparabile borsello un astuccio con pennelli e acquarelli e dei piccoli fogli di carta fatta a mano; chiese un po’ d’acqua a Dédé, che gli porse delle brocche. Aveva iniziato a dipingere mentre noi, incuriositi, lo stavamo osservando.
Il Maestro miscelava acqua e colore con gesti esperti e decisi.Sulla carta, quasi come per magia, apparvero i suoi inconfondibili segni: stavolta rappresentavano una graticola e delle fiamme, quelle che stava osservando nel camino. Ero riuscito a immortalare questo momento con la mia inseparabile Nikon. Riccardo aveva omaggiato la padrona di casa con l’acquarello e mentre lei, commossa, lo ringraziava, aveva ripreso a dipingere. Il secondo omaggio con un simile motivo dedicato al fuoco era per Graziella.
Un omaggio che aveva sancito la nascita della nostra conoscenza, diventata negli anni una bella amicizia.
E' stato un grande maestro e tra i primi a credere in me. Per questo lo ricordo con immensa nostalgia.

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